Città senza smog

Fattorini, librai, idraulici, ristoratori. Da Milano a Napoli, crescono i mestieri “a pedali”. Storie di chi ha cambiato mezzo e dato qualità alle sue giornate. E indica la strada per progettare a misura d’uomo i nostri centri abitati  ICONA recensioni Virtù quotidiana ICONA recensioni Modello CopenhagenICONA recensioni La strada per il benessere ICONA recensioni Cambiamo passo ICONA recensioni Sul binario giustoICONA recensioni Diritto a respirare ICONA recensioni Milano, debutta l’area ztl più grande d’Europa

Librisottocasa

 

Se un tempo, dall’arrotino al falegname, dal lattaio al cordaio, dal cantastorie al lattaio lavoravano in bici portandosi appresso tutti gli attrezzi del mestiere, viene da farsi qualche domanda: in cento anni siamo progrediti o regrediti? La risposta non è scontata se guardiamo il traffico nelle ore di punta, spesso con un solo conducente per ogni abitacolo o se pensiamo allo smog che soffoca le nostre città. Ma oggi la crisi economica e ambientale sta riportando in voga questa modalità di spostamento. Bici e cargo bike non hanno restrizioni nelle Ztl e nelle zone pedonali, non hanno bisogno di una patente di guida, non generano inquinamento acustico né emissioni e possono facilmente essere attrezzate per la ciclologistica, lo street food o altri mestieri.

Letture in circolo
«Cinque anni fa ho chiuso la mia libreria per via della crisi economica, della crisi della lettura e per la concorrenza delle vendite online», racconta Luca Santini di Librisottocasa, la prima libreria a pedali di Milano e d’Italia. «Ho trovato la formula del commercio itinerante, che mi permetteva di tagliare i costi fissi, principalmente quelli dell’affitto, ma non volevo usare mezzi a motore». Prima con bici e carrellino, poi con una cargo bike a tre ruote, Luca ha così iniziato a fare il libraio a pedali. «I clienti mi chiamano e io recapito a casa il libro, con la possibilità di scambiare pareri e consigli – dice – Sono inoltre invitato a presentazioni, festival, concerti, incontri culturali, anche nelle scuole. Oltre ad avere meno costi, non ho orari obbligatori e posso dedicare molto più tempo alla mia famiglia. Inoltre ho scoperto la mia zona, le persone che la abitano».
Sempre a Milano, nel luglio 2017, cinquanta cargo bike hanno vinto un bando del Comune per avviare lo street food a pedali nella zona centrale, dove è interdetto il transito di mezzi a motore: sono stati incentivati così dalla più classica gelateria a pedali allo stravagante ciclo-Pub (Pico Brew) che vende birra artigianale, fino alla cargo bike che vende pasta fresca e salse (Portofino) e tante altre. Tra le cargo elettriche finanziate, dalla primavera 2019 ci sarà anche quella di “Tira il piatto contro il muro”, con piatti della cucina mediorientale realizzati da rifugiati politici siriani (un progetto della Comunità di Sant’Egidio e delle chiese evangeliche, valdesi, metodiste in Italia). Un’altra idea nata nel capoluogo lombardo è l’Officina Ciclante, un servizio di riparazione biciclette a domicilio: quante volte ci si chiede “se la bici è rotta, come faccio a portarla dal meccanico?”. In questo caso è il meccanico che viene a casa, così da risparmiare ai clienti di dover trovare mezzi alternativi (e spesso inquinanti) per raggiungere l’officina.

Interventi rapidi
C’è chi, grazie alla bici, si è totalmente reinventato un mestiere. «Fino al 2014 ho sempre lavorato nel settore delle auto – racconta Gianluca Pagella, di Alessandria – Quando rimasi disoccupato avevo 47 anni: invece di lasciarmi andare allo sconforto, decisi di rimboccarmi le maniche e mettere a posto la bici. La dipinsi di arancione e mi lanciai nel pronto intervento in bicicletta col nome di “Gianaggiusta”. Faccio piccoli lavori, dalle tapparelle rotte ai tubi idraulici, alla lampadina che non va, ai cassetti dell’armadio rotti. In molti erano scettici sulle possibilità di un pronto intervento a pedali: senza un furgone certe attività sembra non possano esistere. Non mi sono fatto influenzare, ho preso esempio dal trend già in atto in molte città europee, dove si preferisce sempre più spesso un mezzo a pedali rispetto a uno a motore». Gianluca ha vinto un bando europeo per la riqualificazione dei quartieri, 2.000 euro che gli hanno permesso di ripagarsi la cargo bike e l’attrezzatura. Con 4-5 clienti al giorno, ora riesce a sostenersi molto bene. «Quando sono a pieno carico vado a 20 km/h – spiega – ma il mio nuovo ritmo lavorativo non prevede lo stress e anche se la velocità può sembrare ridotta, non ho problemi di code, traffico, parcheggio! Non inquino, non ho costi di gestione, inoltre la cargo è un ottimo veicolo pubblicitario, genera simpatia, tanta gente si ferma incuriosita».
E a vincere lo scetticismo di chi dice “eh, ma a Roma questo non si può fare” c’è Alessandro Torrini, che smentisce ogni pregiudizio. Idraulico a pedali da 8 anni, percorre la Capitale con la sua bici carica di attrezzi e tubi. «Non sopportavo più il traffico e la vita passata dentro il furgone. Così ho deciso di fare l’idraulico in bici. Ho iniziato – ricorda Alessandro – con una bici pieghevole, poi sono passato alla cargo. Sono molto soddisfatto, risparmio in carburante, manutenzione e anche tanto tempo. A Roma penso di essere l’unico, ma vado a molte manifestazioni ed eventi per incentivare la gente a lavorare in bici».

Espresso a pedali
«Ho montato sulla cargo-bike un fornello elettrico e la cuccuma, preparando così caffè e sfogliatella calda. Il caffè itinerante è letteralmente assaltato dai turisti, non credevo in tutto questo successo», racconta Giuseppe Schifano, giovane napoletano, detto anche “Don Cafè”, che dopo aver viaggiato in varie città europee, e averne apprezzato le ampie aree pedonali, ha deciso di portare un caffè a pedali nella sua città. Dall’espresso napoletano all’Ortociclo di Brescia: «Nel 2015 mi ero accorto di quanto fosse complicato reperire frutta e verdura bio, locale, visto che non tutti potevano andare nei mercatini diretti. Allora ho pensato che potesse essere utile un servizio di consegna a domicilio. Visto che mi muovevo sempre in bici e non avevo l’auto, la scelta è stata scontata», spiega Andrea Morandi, trentenne. E così, tramite una piattaforma online, chi abita nella zona di Brescia può ordinare i prodotti, che vengono poi recapitati a domicilio da Andrea con la sua cargo bike a pedalata assistita. Ortociclo è ormai conosciuto da tutti i bresciani, tanto che quando nel 2016 la cargo bike fu rubata, Andrea riuscì in poco tempo a comprarne un’altra grazie alla solidarietà dei concittadini. «C’è stato un bel lavoro dietro Ortociclo, ora collaboro con i ragazzi della cooperativa Via del Campo e stiamo anche iniziando a fare l’Ortociclone, un progetto di street food a pedali. Ci piacerebbe aiutare altri giovani ad avviare questa attività in altre città».

Tutti in strada
A Faenza, grazie a una collaborazione tra il Gruppo di acquisto solidale e l’associazione Genitori ragazzi down, due volte alla settimana Giovanni Ponzo, giovane disabile, fa il fattorino in bici: porta la spesa bio e a km zero dai mercatini locali fino al domicilio di alcune famiglie “gasiste”. «La bici è tra le principali conquiste e autonomie di Gio, in bici è autonomo, può rendersi utile, fa commissioni, si sa orientare – spiega Francesco Chiari, il suo educatore – I ragazzi disabili hanno lo stesso diritto degli altri di muoversi in autonomia in città: non potendo avere la patente, è indispensabile che riescano a spostarsi in sicurezza in bici, l’unico mezzo per loro possibile oltre al tram o al bus». In una città con meno auto vivono meglio proprio tutti, godendo anche di autonomia e più diritti. l