Circo: divertirsi senza essere crudeli

Dal Cirque du soleil all’Ecocirque di Bouglione, le compagnie certificate 100% human si stanno moltiplicando. Fra queste, una su tutte ha scelto di bandire la crudeltà, senza rinunciare alla spettacolarità delle performance animali. È il Circus Theatre Roncalli

Circo Roncalli

Sua maestà il leone, tigri feroci, giganteschi elefanti. E poi cavalli, scimmie, addirittura coccodrilli. La pratica di usare animali selvaggi (e non) come attrazioni nei circhi è nota sin dall’antica Roma. Duemila anni di sofferenze e umiliazioni per stupire e sorprendere un pubblico avido di emozioni. “Una realtà che non ha più ragione di esistere”, ha scritto il domatore pentito André-Joseph Bouglione nel libro Contre l’exploitation animale (Ed. Tchou), in cui ha denunciato le condizioni di vita aberranti a cui sono costrette le attrazioni degli spettacoli. Dal Cirque du soleil all’Ecocirque di Bouglione, le compagnie certificate 100% human si stanno moltiplicando. Fra queste, una su tutte ha scelto di bandire la crudeltà, senza rinunciare alla spettacolarità delle performance animali. È il Circus Theatre Roncalli, il primo al mondo ad aver sostituito elefanti, cavalli e leoni con ologrammi iper realistici e giganteschi. Un concentrato di tradizione circense e tecnologia digitale che ha preso vita grazie a una squadra di quindici designer e ingegneri di software 3D.
A ogni show, belve virtuali alte sei metri scendono in pista insieme a clown e acrobati, offrendo un’esperienza coinvolgente e priva di sofferenza. I contenuti sviluppati dai creatori sono visualizzati nell’arena grazie a undici proiettori olografici Laserbeamer, situati nel tendone intorno alla pista, e a un Cloudcomputing che si avvale di circa 3.000 processori. «Circoscrivere l’arena con la tecnologia olografica è stata la sfida più grande ­–­­ racconta Markus Strobl, responsabile digitale del gruppo Roncalli – Un lavoro pionieristico, considerando che nel circo il palcoscenico è rotondo e i numeri visibili da ogni angolazione».
L’idea è nata nel 2016, dopo decenni di show focalizzati su performance equestri. «Ci esibivamo a Mosca, Amsterdam, Siviglia. Col tempo c’era sempre meno spazio verde per gli animali», ricorda Bernhard Paul, fondatore del Circo Roncalli. L’incontro con la tecnologia olografica ha segnato la svolta: il progetto ha preso forma con un investimento iniziale di 500.000 euro. «Un risparmio, se si considera che per gestire otto pony, si spendono 100.000 euro l’anno», sottolinea. Due anni dopo, la prima di “300° Holographie” e del tour “Storyteller” ha debuttato a Colonia. Un successo. Solo nel 2018 sono stati oltre 500.000 gli spettatori in Germania e Austria. «Dopo l’annuncio di non utilizzare animali nei nostri spettacoli, abbiamo ricevuto oltre 20.000 email e lettere di sostegno. Mentre i video degli eventi sono diventati virali». Da quest’anno, il circo userà anche un vero robot come partner acrobatico di un essere umano. E si è impegnato a bandire la plastica e a proporre menù vegetariani e vegan. Per il momento non sono previste tappe in Italia, ma non è escluso in futuro. «Il nostro sogno è di esibirci a Roma», conclude Bernhard Paul. l