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Cilento, la lotta per la sopravvivenza delle Caretta Caretta

Caretta Caretta Torre Chianca Lecce
 
Da otto estati, lungo le spiagge del Cilento, si ripete il miracolo della vita: la nascita di centinaia di tartarughe marine.
Scavano nella sabbia, lente ma costanti, per emergere e raggiungere il mare. Comincia cosi, mezzo metro sotto terra, la lotta per la sopravvivenza delle Caretta caretta. Una salita da scalare già appena nate. Pare che solo una su mille ce la farà a diventare adulta. Una vita dura sin dall’inizio, tra fatica, pericoli e predatori. La lotta prosegue da 100 milioni di anni e da 8 é in continua evoluzione anche in Campania, tornata ad essere luogo prescelto per le nidificazioni. Una lotta non sempre vittoriosa, purtroppo. Due giorni fa, l’ultima schiusa prevista nel 2019 nella regione non è andata a buon fine: un temporale, purtroppo, ha allagato il nido e rovinato la festa finale. Nessun piccolo vitale tra le 66 uova ritrovate sotto la sabbia.
Ma i numeri delle nascite in Campania restano importanti : 427 su 8 nidi accertati nella regione. Ma potrebbero essere molte di più. “Non sappiamo con certezza quante ne siano nate a Meta di Sorrento e molto probabilmente c’erano altri nidi.- spiega Francesca Ponzo, biologa e volontaria che collabora dal 2013 con il Centro ricerche Tartarughe marine di Portici, diretto da Sandra Hochscheid – Ci sono grandi spiagge libere che è quasi impossibile monitorare. Cerchiamo di sensibilizzare il più possibile, in modo da avere tante sentinelle pronte a contattarci in caso di avvistamento di tartaruga sulla spiaggia”. 
Nel 2012 fu individuata la prima nidificazione recente su una spiaggia campana, a Ogliastro, sempre nel Cilento. Da allora sono in lento ma costante aumento. E ogni anno puntuali tornano, soprattutto nella terra di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, divenuta una sorta di incubatrice per la specie nel mediterraneo. Ma il miracolo ha toccato anche luoghi sino a poco tempo fa impensabili, come una spiaggia affollatissima della penisola sorrentina- a Meta di Sorrento- novita assoluta di questa estate ricca di nascite, e addirittura a Torre del Greco, al centro del Golfo di Napoli, la scorsa estate.  
A tirare le fila e a monitorare i nidi é il Centro ricerche Tartarughe marine di Portici. Una struttura all’avanguardia che fa capo alla storica stazione Zoologica Anthon Dohrn, fondata nel 1872 a Napoli. Insieme ad enti come Parchi- quali quello nazionale del Cilento o marino di Punta Campanella- volontari, associazione, quali Enpa e Legambiente – che proprio pochi mesi fa ha inaugurato a Pioppi un centro di primo soccorso per tartarughe – ha creato una rete di presidi e contatti che segnalano e monitorano nidi, soccorrono e intervengono per salvare tartarughe in difficoltà. Sono preziosi alleati della specie in questa battaglia per la vita. Ogni anno decine di Caretta caretta vengono strappate alla morte grazie alla cresciuta sensibilità nei confronti delle tartarughe marine.
La strada per salvarle dalla possibile estinzione è ben tracciata, ma ancora lunga e non ammette pause. Le numerose Caretta caretta ritrovate morte (circa 80 quest’anno) indicano quali siano i maggiori pericoli. La plastica che viene scambiata per meduse e ingerita. Le reti da pesca nelle quali finiscono accidentalmente, e gli ami che si conficcano nella loro bocca. E poi gli impatti con imbarcazioni che possono ucciderle o tramortirle, rendendole incapaci di orientarsi e di immergersi sott’acqua. È il caso della tartaruga investita e uccisa a fine giugno nella acque al largo di Capri, vere autostrade del mare durante il periodo estivo, con mezzi che sfrecciano a grande velocità. 
Per questo é fondamentale l’informazione, l’accresciuta attenzione e la rete che protegge questo antico e meraviglioso abitante del mare che affascina tante persone, a cominciare dai bambini. Come dimostra il grande afflusso che c’è stato intorno ai nidi, e il numeroso seguito di gruppi social, quali Tartarughe Marine in Campania, che attraverso facebook informa e coinvolge volontari per la cura dei siti di nidificazione. Le attesissime schiuse si sono così trasformate in feste silenziose e rispettose, con tanta gente che ha assistito al miracolo della vita che si rigenera. Senza essere di alcun intralcio, senza flash (la luce disturba e disorienta le piccole tartarughe) e senza far rumore.
La prima è avvenuta ad Ascea il 14 agosto. Da allora altre 7 schiuse di uova. Una a Eboli, ancora 4 ad Ascea, una a Meta di Sorrento e infine l’ultima, sfortunata, a San Mauro Cilento il 29 settembre scorso. La maggior parte sono state individuate per tempo e monitorate. Biologi e volontari hanno creato corridoi protetti fino al mare, recintati e controllati costantemente, giorno e notte. Fino al momento della nascita, quando, per evitare che l’inquinamento luminoso possa deviare dal percorso verso il mare, le neonate Caretta caretta vengono attratte da una luce rossa che, attraverso il corridoio di sabbia, le conduce in acqua, tra due ali di folla silenziosa.
É come una sorta di rito collettivo, una festa naturale che si ripete ogni anno, grazie anche ai gestori di stabilimenti balneari, sempre più attenti e pronti ad intercettare anche un turismo sostenibile e di qualità, attrezzando spiagge a misura di nidi. L’ estate prossima il miracolo della vita si ripeterà ancora una volta nel Cilento. Nelle terre e nel mare del sindaco pescatore, si preparano gia con trepidazione alla nuova lotta per la sopravvivenza.

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