Cilento in Ciucciopolitana

In cammino, alla scoperta delle antiche vie e dei vecchi “carrari” del Parco. Con gli asini come compagni di viaggio. Per mettere in connessione i visitatori con l’area protetta

Ciucciopolitana

Né binari né treni ma ciucci. In Cilento sono gli asini a collegare i diversi territori del Parco. Da un’idea di Angelo Avagliano, «contadino contemporaneo» come si definisce lui stesso, nasce la “ciucciopolitana”. Una rete di trasporto lenta, dove si procede a passo d’asino per rimettere in connessione i nodi della biodiversità umana e colturale che contraddistingue questi luoghi. Un centinaio di chilometri fra mulattiere e percorsi che si snodano fra le montagne e la costa. Una rete di compari, una struttura sociale solida fatta di relazioni profonde fra le persone che vivono ancora la ruralità nei paesi dell’area protetta. Parliamo di un progetto nato ormai vent’anni fa grazie all’associazione Losap (acronimo di Ludo-labo osservatorio socio ambientale Pruno), in partenariato con l’Ente parco nazionale del Cilento, per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico della valle di Pruno a Laurino (Sa).
«È un’infrastruttura fondamentale – spiega Angelo Avagliano – i ciucci non sono dei mezzi di trasporto ma compagni di viaggio, mediatori di comunicazione con il territorio e con le realtà rurali disseminate in tutto il Parco». Gli asini facilitano gli incontri e la nascita di relazioni con la gente del posto. Attraverso il viaggio lento permettono di conoscere e percepire lo spirito e la bellezza di questi luoghi. «I ciucci sono in grado di instaurare relazioni empatiche con l’uomo molto profonde, ma si tratta di interazioni che possono nascere solo da un animale libero, che esprime ancora la sua identità, la sua etologia, i suoi comportamenti originali». Grazie ad Angelo, la valle di Pruno è stata ribattezzata “valle degli asini”. Sono una decina i ciucci che vivono in libertà nella vallata. «Volevamo garantire loro un’esistenza contemporanea – continua Avagliano – svincolata dallo stereotipo dell’animale sempre sottomesso e costretto a lavorare».
Grazie alla “ciucciopolitana”, da Pruno ci si può incamminare verso gli Alburni, arrivare nel vallo di Diano oppure sulla costa verso Paestum, Agropoli e Palinuro. Un’esperienza autentica che permette di capire, in questo particolare momento storico, come si vive in Cilento e come possano cambiare le realtà a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altra. «Chiunque voglia può essere accompagnato in esperienze vere – riprende Avagliano – lentamente, attraverso le antiche vie del Parco e vecchi carrari abbandonati. Un’occasione per ripulirli e manutenerli». Si può arrivare in un paese e imparare a fare il pane, in un altro il vino, in un altro ancora a riconoscere i semi. «Tutti coloro che arrivano qui non sono mai turisti che usufruiscono di uno servizio. C’è sempre uno scambio: culturale, di esperienze, di umanità, di emozioni. E un filo conduttore: ciucci, acqua e grano».
Quella della “ciucciopolitana” è in fondo una forma di differenziazione del reddito, il contadino non può campare più di sola agricoltura ma deve essere multitasking e svolgere più di una funzione. «Tutto ciò potrebbe diventare anche una solida infrastruttura economica, monetaria – conclude Angelo Avagliano – mantenendo sempre l’esperienza accessibile a tutti. Così possiamo rendere la fruizione del territorio sempre più sostenibile, a misura d’uomo, valorizzativa e non consumistica».l

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