Cilento da esplorare

Il limite nord della Magna Grecia raccoglie tante unicità naturalistiche. Insediamenti antichi e tradizioni culturali rendono questo angolo della Campania regina dell’Unesco con ben quattro riconoscimenti / Leggi Vacanze speciali, l’estate italiana del 2020 

foto di bici parcheggiate di fronte al tempio di Paestum

di MARIO BOVE

Dal mensile di luglio-agosto – Percorrere il sud della provincia di Salerno per entrare in Cilento permette di accedere, senza accorgersene, a una dimensione che riconnette con l’antico e la natura. Raccontare questo scenario significa acquisire consapevolezza di una malia che viene da lontano e abbraccia ben oltre l’area geografica raccolta entro il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È una terra in cui tutti hanno respirato la sacra soggezione che sembra permearla, dai lucani e le altre popolazioni italiche più remote, passando per i coloni greci, i romani, gli incursori saraceni, dai pellegrini cristiani che hanno edificato numerosi santuari, fino a intellettuali come Goethe o Turner che qui, dal ’700, compivano l’imprescindibile rituale di passaggio del Grand Tour. Un immaginario mitico lungo secoli da quando, secondo Virgilio, in questo mare s’immerse Palinuro, il nocchiero di Enea, per arrivare alle parole degli abitanti di Acciaroli, secondo i quali Hemingway prese ispirazione per il suo Santiago de Il Vecchio e il Mare dalla figura di un pescatore locale. Questo tessuto finemente intrecciato è una mappa fatta di suggestioni e ipotesi verso il futuro, un’identità fra luoghi e abitanti.

Area delle meraviglie
La fascinazione che attira in questo luogo risiede nella sua bellezza silvestre considerata tutt’ora intatta mentre scruta da lontano la “divina” costa di Amalfi, sorella ben più antropizzata. Non è una caratteristica solo estetica ma un unicum naturalistico che caratterizza il Parco del Cilento. Qui si riconosce la particolare natura geologica costituita dal Flysch del Cilento, rocce nate da successivi sedimenti di detriti nel bacino del fiume Alento, e dalle rocce calcaree dei monti Alburni, Cervati e Bulgheria. I sentieri che attraversano l’interno e la costa permettono di apprezzare queste diverse formazioni fra la mitezza dei profili di creste e colline dense di vegetazione e massicci più brulli e chiari. Qui i corsi d’acqua corrono a nascondersi nel sottosuolo per scolpire affascinanti reticoli di gallerie carsiche. È il tesoro naturalistico entrato a far parte della Rete globale dei geoparchi, che l’Unesco ha voluto tutelare insieme alla sua biodiversità, creando la Riserva della Biosfera di cui la Primula di Palinuro è uno dei simboli più noti. Una ricchezza che Tommaso Pellegrino, presidente del Parco del Cilento, definisce «una punta di diamante e un’opportunità che devono cogliere coloro che decidono di abitare nel Parco».

I luoghi del Grand Tour
Il riconoscimento del Patrimonio Mondiale dell’Umanità alla Certosa di Padula e alle zone archeologiche del posto è arrivato solo nel 1998. Ma le pietre negli scavi di Paestum e di Velia, ci “raccontano” la nascita fra VII e VI secolo a.C. di alcuni dei pilastri della cultura occidentale. Il Cilento è stato la culla dell’antica scuola medica di Elea, la cui tradizione è poi confluita nella celebre Scuola medica salernitana. Sullo stesso selciato della colonia ellenica, ribattezzata Velia sotto la dominazione romana (e oggi nel comune di Ascea), passeggiarono Parmenide e Zenone che nell’agorà ridiscussero le basi del pensiero greco. Poco lontano, Poseidonia sorgeva come il maggior insediamento a nord della Magna Grecia. Divenuta Paestum in epoca romana, i suoi abitanti commerciavano per mari e monti con i popoli italici all’ombra del sacro monte Gelbison. L’area ha attirato negli anni intellettuali, artisti e regnanti alla ricerca di una continuità con la grandezza del passato. Oggi, grazie alle numerose iniziative culturali che animano i complessi, questo rapporto con il mondo circostante prosegue più vivo che mai.

Mangiare bene, vivere meglio
«La forza della dieta mediterranea sta nella sua semplicità», spiega Valerio Calabrese invitando a entrare nell’Ecomuseo della Dieta Mediterranea che dirige a Pioppi. «Qui ricordiamo il viaggio iniziato alla fine degli anni ’50 da Ancel Keys, biologo che indagò i rapporti fra alimentazione cilentana, salute e longevità». Il racconto del Cilento si conclude, solo per ora, fra pietanze a base di verdure di stagione, legumi e cereali, olio d’oliva, pesce azzurro, l’alice di menaica dal nome di una particolare tecnica di pesca a rete. La sapienza gastronomica tradizionale resa celebre dallo studioso anglosassone è stata recentemente inserita nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità e vive sulle tavole di queste popolazioni. In sé riassume i viaggi e gli scambi dei popoli antichi, la varietà e la tutela ambientale. E come spesso accade, il cibo è forse la prospettiva più adatta con cui conoscere la ricchezza di un luogo. 

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