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L’ottimismo corre su due ruote

DAL MENSILE DI GIUGNO – Pandemia e crisi climatica hanno premuto sul pulsante “boom globale delle bici”. In Italia nel 2020 ne sono state acquistate due milioni. Ed è un fiorire di spazi urbani per pedalare e iniziative di cicloturismo

A marzo dell’anno scorso John Burke, ceo della Trek, la seconda azienda di biciclette più grande al mondo, con tremila dipendenti, si fece preparare dal suo staff gli scenari di vendita per i mesi a venire. Si era all’inizio del lockdown globale, la congiuntura economica volgeva al brutto e le prospettive più rosee che gli furono sottoposte dai suoi manager stimavano una contrazione nel breve periodo fra il 20 e il 50% e un andamento piatto per il resto del 2020. Ben lontani, comunque, dalle cifre del 2019, anno record per questo settore. Gli altri scenari erano ancora più catastrofici.

Per circa un mese effettivamente le vendite crollarono. Ma il mese successivo, contro ogni previsione, cominciarono a piovere ordinativi da tutto il mondo. Tutti volevano pedalare: adulti, bambini, giovani e anziani. E dovunque. Aprile 2020 fece registrare un +75% di vendite rispetto all’anno precedente. E così via, fino a non riuscire a evadere più gli ordini. I negozi della Cyclery, una grossa azienda californiana di biciclette, vennero presi d’assalto e i commessi costretti a tirare fuori dai magazzini le bici ancora in scatola e venderle al cliente prima ancora di essere montate. I tempi di attesa per le bici nuove hanno cominciato a crescere e la gente ha preferito portare nelle ciclofficine vecchie bici da 100 dollari, che magari ne richiedevano il triplo in riparazioni. Sempre meglio che aspettare mesi per pedalare su una bici nuova.

C’è una frase di John Burke che sintetizza bene quello che è accaduto nell’ultimo anno: “È stato come se qualcuno avesse premuto quest’enorme pulsante con su scritto Global bike boom”. E il bello è che non si direbbe un episodio a termine: ci si aspetta almeno due anni ancora di crescita prima che il fenomeno si stabilizzi.

Pandemia e crisi climatica sono state le due motivazioni forti che hanno convinto lo sconosciuto che sovrintende alle pulsioni e passioni collettive a premere il grande pulsante. Nel nostro Paese, l’operazione si è tradotta in oltre due milioni di bici acquistate, +17% rispetto all’anno precedente. I pessimisti pensano che resteranno in cantina o in garage ad arrugginire, ma la realtà sembra ben diversa a giudicare da come i territori si stanno attrezzando per intercettare questa nuova voglia di pedalare. E anche a giudicare da episodi marginali, ma significativi, come il fatto che nella Capitale fioriscono polemiche sul passaggio del Grab dentro Villa Ada o sul colore della ciclabile sull’argine del Tevere, dove prima si discuteva di sottopassaggi e tangenziali.

Dovunque è una corsa a disegnare ciclabili urbane, percorsi cicloturistici, a proporre vacanze in bici. Noi stessi abbiamo chiesto in queste pagine ad alcuni famosi opinion biker di segnalarci la loro vacanza a pedali del cuore. A chi piace vincere facile può scommettere infatti che la prossima stagione farà registrare il tutto esaurito sulle ciclovie, ancora poche, del nostro Paese. Ma anche sui tanti itinerari lungo le provinciali, le strade a bassa intensità di traffico, le strade bianche o strade zitte, come le ha definite qualcuno, per distinguerle da quelle fracassone e rumorose con i mezzi a motore.

L’impressione, insomma, è che siamo nel bel mezzo di un qualcosa che ricorda da vicino un dopoguerra, un periodo disordinato e tumultuoso come tutti i dopoguerra. Quello post Seconda guerra mondiale fu segnato dal boom dell’auto privata e dallo sviluppo della rete stradale. Quello post pandemia potrebbe invece nascere all’insegna della bici.

Per approfondire
Ciclovie del cuore
Il numero di giugno di Nuova Ecologia

 

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