Ciao, Lino

“Anno nuovo vita nuova”? Speriamo che la mareggiata delle parole spinga finalmente a riva i “fatti” così da modificare l’impulso del nostro vivere con maggiore impegno e meno rassegnazione. Speriamo che il verde del nostro Stivale trovi finalmente una corsia particolare in chi di dovere opera e documenti l’esempio in tutti noi su come comportarci”.

Lino Matti, La Nuova Ecologia, gennaio 2018

Lino Matti

Lino Matti ci ha lasciati, lo scorso 13 dicembre. Lo ha fatto all’improvviso, quasi a non voler “disturbare” nessuno. Com’era nel suo carattere, riservato e schivo, fino all’eccesso. Lino è stato un grande innovatore del linguaggio e dei contenuti di quella Rai che lo faceva spesso soffrire. E l’ideatore di programmi che hanno tenuto a battesimo l’ambiente nelle “ammiraglie” del servizio pubblico, radiofoniche e televisive: da “Ondaverde”, fascia quotidiana su Radiouno, dalle 6 alle 8.30, quando andavano in onda solo musica e giornali radio, a “Linea blu”, su Rai uno, dedicata a quel mare di cui, da capitano, era profondamente innamorato.

Ho conosciuto Lino quando mi chiamò, allora giovane cronista di Paese Sera, per condurre “Ondaverde”. Non era per niente semplice, negli anni Ottanta, fare ascolti scegliendo i temi ambientali. Ma lui c’era riuscito. Quella fascia oraria divenne ambita e preziosa e venne “spolpata” da altri programmi, fino alla chiusura di “Ondaverde”. Lino ne aveva sofferto ma non si era rassegnato. E aveva continuato a sfornare format, da “Autoradio” a “Oblò”, fino a “Linea Blu”, pensato e condotto con Puccio Corona e l’attuale presidente del Wwf, Donatella Bianchi, che ancora oggi lo realizza.

A Lino, quando sono diventato per la prima volta direttore de La Nuova Ecologia, nel 1996, proposi di donarci una sua rubrica mensile. Aveva una grande passione per il linguaggio e si batteva per un’ecologia delle parole, spesso stravolte e logorate. Quando gli proposi come titolo della rubrica “Gabbia di Matti”, si fece una risata e mi disse: va bene. Da allora, fino a quando se l’è sentita, non ha mai saltato un numero. Poteva scrivere tutto quello che voleva. Era anche il mio modo per ricambiargli la fiducia che mi aveva dato. E risarcirlo dei torti professionali subiti.

Lino non aveva “padrini”. Era uno spirito libero, con un fortissimo senso del giornalismo come “servizio pubblico”, nel senso più ampio del termine. Per me, come gli ho sempre detto, un fratello maggiore. Ciao, Lino, da tutti noi.