Ci vuole un fiore

Sono passati ormai dieci anni da quando nasceva, alla Garbatella, il primo orto urbano della Capitale. Oggi solo a Roma se ne contano più di centocinquanta.
Di questa e altre trasformazioni racconta il documentario di Vincenzo Notaro

Conciorto, musica con gli ortaggi

Sono passati ormai dieci anni da quando nasceva, alla Garbatella, il primo orto urbano della Capitale. L’area era quella sottostante l’imponente palazzo della Regione, vicino alla Cristoforo Colombo. Da allora la realtà degli orti urbani è cresciuta ovunque, soprattutto dove il rapporto uomo-verde è complicato dalle patologie dei grandi centri. Solo a Roma se ne contano più di centocinquanta.
Di questa e altre trasformazioni racconta il documentario Ci vuole un fiore di Vincenzo Notaro, che comincia con un ammonimento: “La devi amare la terra!”. A pronunciare queste parole è un anziano contadino “urbano”. Chi meglio di lui, con un inizio quasi letterario che evoca gli orti immaginari di Cesare Zavattini, per introdurci in quello che è più di un film dedicato alle lotte di semplici cittadini contro una sorda amministrazione?
Si snoda così un percorso che incontra la storia della cooperativa “Coraggio”, del Borghetto San Carlo, del coordinamento romano “Accesso alla terra;” porta avanti i valori di una tutela condivisa dei beni comuni e dell’ambiente; critica i vecchi modelli economici a favore dell’autoproduzione; arriva alle storie più intime, come quelle di Giacomo e Luigi, per affermare una nuova socialità, e lancia l’idea di una funzione quasi terapeutica della terra per chi ha perso il lavoro e il proprio ruolo nella società.
La musica svolge un ruolo importante nella narrazione del documentario con i brani del Conciorto, duo che compone testi e musiche ispirate agli orti e suonate con gli ortaggi stessi.