Chianti da primato

La superficie destinata al bio è del 31,9%. Ben al di sopra della media nazionale e più del doppio di quella della Toscana

Quasi un terzo dell’intero territorio agricolo dei comuni del Chianti è biologico: la superfice destinata è per la precisione del 31,9%, ben al di sopra della media nazionale e più del doppio di quella della Toscana, che con il 13,9% è oggi la quarta regione italiana per superficie bio. Un successo reso possibile dalla collaborazione fra produzione e ricerca, stimolata dalla Stazione sperimentale per la viticoltura (Spevis) fondata dall’agronomo Ruggero Mazzilli. «È partito tutto nel 2005 a Panzano in Chianti, una frazione caratterizzata da oltre 600 ettari di vigneto – racconta Amelia Perego, presidente della Spevis – La Regione emanò un decreto che obbligava gli agricoltori all’uso della chimica per paura di un insetto che aveva portato la malattia “flavescenza dorata” nei vigneti di Veneto e Piemonte, ma non ancora da noi. A Panzano molti viticoltori che già erano passati al bio decisero con il supporto di mio marito, l’agronomo Ruggero Mazzilli, di fare un monitoraggio prima di trattare le piante. Risultato: la malattia non era arrivata. E la Regione cambiò la normativa». Fu la prima azione territoriale che insegnò ai viticoltori quanto fosse importante andare tutti nella stessa direzione. Nella Stazione sperimentale si dà assistenza agli agricoltori che non vogliono usare sostanze di sintesi. C’è un vigneto in cui vengono testati prodotti e tecniche, prima dell’impiego. «Da settembre a ottobre – riprende la presidente Perego – abbiamo dieci agronomi che fanno monitoraggi per guardare che cosa succede nel vigneto: rilevano ogni cambiamento, ogni presenza di insetti. Ad oggi nessuno si è mai lamentato di aver perso prodotto con il metodo bio, ma tutti hanno avuto maggiore qualità dell’uva portata in cantina. E qualche produttore ha anche risparmiato».