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Chernobyl, 35 anni fa la catastrofe nucleare

A oltre tre decenni di distanza un arco di acciaio rinchiude 200 tonnellate di combustibile nucleare radioattivo rimaste all’interno del reattore. L’appello dell’Oms: “Questo anniversario ci offre l’opportunità di riflettere, di imparare da quelle lezioni”

Il 26 aprile del 1986 fa scoppiava il disastro della centrale nucleare di Chernobyl. Per dare un senso all’anniversario di oggi l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un nuovo allarme. “Le conseguenze radiologiche e non dell’incidente – scrive l’Oms – hanno coinvolto direttamente e indirettamente la vita di milioni di persone in Europa. Questo anniversario ci offre l’opportunità di riflettere, di imparare da quelle lezioni. E ancora una volta, di apprezzare lo sforzo eroico di chi per primo rispose, correndo al reattore danneggiato e sacrificando la propria salute, in molti casi la propria vita, per salvare quella degli altri”.

A 35 anni di distanza un arco di acciaio, costruito con un investimento da 2 miliardi di euro a cui ha contribuito in buona la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, rinchiude 200 tonnellate di combustibile nucleare radioattivo che si stima siano rimaste all’interno del reattore. A distanza di oltre tre decenni gli investimenti dell’istituto di credito continentale non si arrestano. Come scrive Il Sole 24 Ore, Su richiesta del governo ucraino nuovi finanziamenti potrebbero infatti presto essere elargiti per costituire il nuovo International Chernobyl Co-Operation Account, con l’obiettivo di creare un piano integrato di sviluppo e attuazione dei progetti di lungo termine per il sito della centrale. Ma non solo.

“Le conseguenze radiologiche e non dell’incidente hanno coinvolto direttamente e indirettamente la vita di milioni di persone in Europa. Questo anniversario ci offre l’opportunità di riflettere, di imparare da quelle lezioni. E ancora una volta, di apprezzare lo sforzo eroico di chi per primo rispose, correndo al reattore danneggiato e sacrificando la propria salute, in molti casi la propria vita, per salvare quella degli altri”
– Organizzazione mondiale della sanità

In occasione del 35esimo anniversario dalla catastrofe, Kiev ha rilanciato la richiesta di includere Chernobyl nella lista dei luoghi considerati patrimonio per l’umanità, e protetti dall’Unesco. Un’azione forse simbolica, ma che servirà per non far dimenticare all’umanità quanto accaduto.

Legambiente: “Garantire futuro alle popolazioni colpite”

In questa giornata a farsi sentire torna a essere anche la voce di Legambiente. L’associazione ambientalista denuncia che nelle zone colpite dall’esplosione nucleare dell’86 il tempo sembra essersi fermato. Ancora oggi, 5 milioni di persone vivono in aree contaminate. Da più di 10 anni, Legambiente si dedica a Rugiada, un progetto di accoglienza in Bielorussia, presso il Centro Nadijeda (Speranza), per donare un futuro alle bambine e ai bambini ostaggi dell’incubo del nucleare. Dal 2007, anno di avvio del progetto, ne sono stati ospitati 1.765, che si aggiungono ai 25.000 ospitati in Italia per soggiorni terapeutici tra gli anni novanta e duemila.

“Grazie al Centro Nadijeda – ha commentato Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – i bambini possono contare su una dieta “pulita” e abbattere i livelli di radiazioni che, a distanza di più di tre decenni dall’incidente della Centrale nucleare di Chernobyl, continuano a mietere vittime. La struttura si trova a 80 km a nord dalla capitale Minsk, in un’area non contaminata e all’avanguardia sotto il profilo delle fonti energetiche rinnovabili, risultando autosufficiente sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda, grazie a pannelli solari e caldaie a biomassa. Non solo: anche l’energia elettrica viene prodotta in un campo fotovoltaico installato nel villaggio di Vilijeka, a pochi chilometri di distanza dal Centro. Il nostro è un progetto che va oltre il mese di accoglienza e che mira alla creazione rapporti continuativi non solo con la struttura ma anche con le autorità locali, le scuole e le strutture sanitarie. Ciò a maggior ragione in piena emergenza Covid-19, che purtroppo non sta risparmiando nemmeno la popolazione bielorussa, in un periodo molto difficile anche sotto il profilo sociale e politico”.

“A nome di tutta l’associazione – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – faccio appello affinché l’opinione pubblica occidentale e la comunità internazionale si mobilitino per rispondere alle necessità di cura e risanamento di chi, ancora oggi, vive in aree e territori contaminati. Sostenere progetti di risanamento terapeutico per i più piccoli, anche per più periodi durante l’arco dell’anno – ha concluso Ciafani – è di grande importanza. Più si contengono i livelli di Cesio137 nell’organismo nell’arco dell’infanzia e dell’adolescenza, minori sono i rischi di sviluppare patologie come leucemie e/o tumori legati all’assunzione di isotopi radioattivi. Una riduzione, seppur modesta, di tali sostanze offre una maggiore capacità di reagire a patologie o disagi legati a una costante esposizione. Sostenere progetti come Rugiada significa continuare a donare la speranza del domani. L’emergenza Covid-19 non è la sola su cui dobbiamo investire le nostre energie. Per questo, torniamo a chiedere di non dimenticare Chernobyl e di tenere bene a mente che quello che abbiamo visto di recente in una nota serie TV è un inferno con cui gli abitanti di quelle zone sono costretti ogni giorno a convivere”.

Torniamo a chiedere di non dimenticare Chernobyl e di tenere bene a mente che quello che abbiamo visto di recente in una nota serie TV è un inferno con cui gli abitanti di quelle zone sono costretti ogni giorno a convivere
– Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente

Da un monitoraggio effettuato da Legambiente sui bambini bielorussi coinvolti nel percorso di risanamento terapeutico è risultata la presenza di radionuclidi nell’organismo fino a 100 Bq /kg che attraverso una dieta di un mese senza cibo contaminato è scesa del 40%.

Leggi anche:
Fukushima, 10 anni dopo: la lezione sprecata
Ritorno a casa di Pio d’Emilia
Colpi di coda nucleari di Massimo Scalia e Gianni Mattioli

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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