C’era una volta l’accoglienza

Siamo sempre più razzisti e xenofobi, e gran parte della responsabilità va a una classe politica irresponsabile. La dura denuncia di Amnesty Italia, che presenta i risultati del monitoraggio delle dichiarazioni di 1.400 candidati alle prossime elezioni

Stranieri in patria

Un Paese “intriso di odio e di ostilità, che discrimina, razzista e xenofobo, che rifiuta le opinioni diverse, le culture diverse. Non so se è questa l’Italia che vogliamo, purtroppo è l’Italia che sta uscendo da questa campagna elettorale, da questi ultimi mesi di dibattito politico”. È duro il ritratto fatto da Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty Italia, in occasione del lancio del Rapporto annuale dell’organizzazione. “Se la politica non sarà capace di riportare il dibattito sulla retta via, su quella del confronto democratico e civile, sul rispetto delle altre persone, è un’Italia che rischia di andare a rotoli”, ha rincarato, ricordando come solo nel 2014 l’Italia era ancora “orogliosa di salvare i migranti in alto mare e ancora considerava l’ospitalità, l’assistenza un valore importante in cui si riconosceva la maggior parte della popolazione”.

Oggi invece è un Paese “intriso di razzismo, che rifiuta l’altro e che ha paura dell’altro, ma si tratta di una paura ingiustificata”, perchè il nostro è “un Paese dove i livelli di sicurezza non hanno fatto altro che crescere e dove oggi il tasso di crimini violenti è sotto la media europea”. Un clima che “sta uccidendo ogni possibilità di un confronto di idee, di culture, di confronto democratico, di dibattito politico”, ha sottolineato Rufini.

A fronte di tale situazione, già da due anni Amnesty si è dotata di strumenti per combattere l’odio. Si tratta innanzitutto di una “Task force: hate speech”, specializzata nel monitoraggio, nell’attivazione e nel contrasto alla diffusione dell’odio online. Parte del personale di questa task force è stata impiegato di recente nel progetto “Conta fino a 10, barometro dell’odio”, che monitora le dichiarazioni di 1.400 candidati alle prossime elezioni.

Il direttore di Amnesty Italia ha spiegato che dallo scorso giugno a oggi il personale ha lavorato sul web per “contrastare i discorsi di odio, le notizie false, i pregiudizi contro categorie vulnerabili, cercando di riaprire spazi di dialogo sui social media, che oggi appaiono il coagulo di tutta questa ostilità, odio e marciume che stanno avvelenando la nostra società”. Quindi è stata creata una task force di 80 persone attive sul territorio, che da settembre a oggi ha condotto 500 interventi di dialogo complesso con persone difficili”. Da questi interventi “si può dire che migranti e rifugiati rappresentano l’80% delle vittime di questa ostilità, seguiti dai rom (15%) e dalle persone Lgbt (5%)”.

Per quanto riguarda l’osservatorio sulle dichiarazioni di 1.400 candidati alle elezioni – quelle rilasciate su Facebook e Twitter da tutti i candidati ai collegi uninominali dei primi quattro partiti e coalizioni, dai tutti i 17 leader, più i candidati alla presidenza delle Regioni Lazio e Lombardia – è emerso che “117 candidati (8%) hanno utilizzato sistematicamente espressioni di odio che in alcuni casi si configurebbero anche come reati, ma c’è inerzia da parte di autorità politiche, autorità giudiziarie e polizia nel perseguire chi commette tali reati e nell’identificare la fattispecie di reato. Il 42% delle dichiarazioni segnalate ad oggi provengono da leader, il 37% da candidati parlamentari e il 21% da candidati presidenti – ha proseguito Rufini – un leader su tre fa ricorso a discorsi offensivi, razzisti e di odio. Il 50% delle dichiarazioni sono da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia e il 18% a Forza Italia. Il 79% delle dichiarazioni ha come bersaglio la migrazione, il 12% veicola discriminazione religiosa, il 5% ha come bersaglio i rom e il 4% veicola discriminazione di genere”.