C’era una volta la Lambretta…

In Italia ormai è un’icona costosissima del design italiano. Qui, invece, costano 600 euro e sono elettriche nonostante risalgano a 20 anni fa
ICONA_recensioniLa nuova, scivolosa Via della Seta

Ve la ricordate la Lambretta? Io ne ho avuto una. Era meravigliosa. Color carta da zucchero e bianco panna.

Quando la comprai, grazie agli auspici di mio zio (che conosceva un vecchietto che conosceva un altro vecchietto…) la pagai ancora al suo valore di vecchia moto. Ora la Lambretta, vecchia gloria della Innocenti di Milano, realizzata a Lambrate, è un’icona del design italiano e a meno di 3.000 euro non porti a casa nulla.
Ecco, a questo stavo ripensavo l’altro giorno mentre passeggiavo per un quartiere molto vivace del centro: ad un certo punto, infatti, sono capitato davanti alla vetrina (beh anche in mezzo alla vetrina diciamo, perché i negozi cinesi hanno la tendenza a confondere spazio privato e marciapiede in maniera molto informale) di un negozio di scooter. Decine e decine i coloratissimi modelli in vendita; i prezzi variavano dai duecento ai millecinquecento euro. La finta Lambretta si aggirava attorno ai seicento e, sinceramente, pareva un affare. Qual è la notizia? La notizia è che nessuno tra tutti quegli scooter in vendita era… a scoppio. Erano tutti elettrici.

Per strada ne vedi di ogni tipo. Nel senso che ne vedi migliaia di tipi. Di marche e modelli completamente sconosciuti, ovviamente, a noi europei. In generale, questi veicoli si contraddistinguono per tre elementi peculiari: 1) di solito portano molte più persone di quelle che uno sarebbe propenso ad immaginare possibile 2) nessuno indossa il casco 3) sono senza targa.

L’effetto è straniante nelle affollatissime strade dei quartieri di Pechino, perché se non fosse per i colpi di clacson e gli scaracchi e le grida di qualche venditore, il silenzio regnerebbe sovrano. Molte auto, infatti, sono anch’esse elettriche. All’ombra di altissimi grattacieli, mi sono chiesto più volte se non stessi assistendo in diretta ad un futuro alla Blade Runner, al brulicare silenzioso, denso e sporco di un’iconica metropoli del futuro.

L’elemento che mi ha colpito di più, però, è che moltissime di queste motorette, motocarri, motopattini, motorini e chi più ne ha più ne metta sono palesemente scrostati e decrepiti e risalgono come minimo a quindici o vent’anni fa.
I cinesi, quindi, alla mobilità elettrica ci credevano già vent’anni fa. E ora sono non solo il primo mercato al mondo, ma sono anche in pole position per conquistare quelli altrui con i modelli di bassa fascia.

Che cosa rimarrà, mi domando con l’amaro in bocca, delle promesse di rilancio delle nostre fabbriche di Mirafiori e Pomigliano d’Arco tutte centrate sulle magnifiche sorti e progressive dei “nuovi” motori diesel e benzina?

Niente, probabilmente. Scompariranno, come lacrime nella pioggia.