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Ma c’è stato un terremoto in Iran?

Mentre il Paese, concentrato sul proprio ombelico calcistico, cerca di esorcizzare una disfatta annunciata, sta scivolando sulla nostra pelle, come acqua tiepida, il dramma in corso in queste ore in Kurdistan al confine tra Iran e Iraq, e soprattutto in Iran. Più di 500 vittime e 10.000 feriti per un terremoto disastroso.

Il primo pensiero è di cordoglio e di spaesamento per chi, come me, ha avuto l’occasione di fare un bellissimo viaggio estivo in Iran, passando anche vicino ai territori oggi colpiti dal terremoto.

Un Paese affascinante, ricco di storia e di cultura, che respiri ad ogni passo. Un Paese organizzato, che ospita sul proprio territorio bellezze naturali e antropiche di grande valore e a cui sta dando il rispetto che meritano. Un popolo ospitale e affabile, curioso, sempre disponibile a scambiare due parole con te turista occidentale, di grande dignità e consapevolezza della propria cultura e identità … Un Paese dai mille volti, che sfuggono alla lettura che ne diamo in occidente, succubi come siamo di stereotipi e pregiudizi, con qualche ragguardevole eccezione nell’Unione Europea che sta investendo nella cooperazione.

Un Paese che voleva continuare a crescere economicamente anche quando era stato chiuso in se stesso per le rivalità politiche e strategiche e che ha sacrificato le più elementari norme di sostenibilità ed estetica per raggiungere gli obiettivi di una “casa per tutte le famiglie”.  Ora l’Iran sta faticosamente cercando di riparare ai danni di uno sviluppo insostenibile e sta modificando le legislazioni per diminuire e mitigare gli impatti ambientali. Ci vorrà tempo, ma soprattutto ci vorrà un clima di maggiore cooperazione e dialogo sia interno al Paese, tra le varie componenti della società’ iraniana, sia esterno, nei rapporti economici e politici con le altre nazioni. La buona notizia è che sta aumentando la collaborazione tra l’Iran e l’Unione Europea, che potrà contribuire a uno sviluppo più sostenibile e partecipato in tutta la Regione e ad una maggiore conoscenza reciproca con L’Europa.

In queste ore di ansia e di sofferenza, non possono non tornarmi alla mente alcune immagini del mio viaggio che ci parlano di scene che, ahimè, conosciamo bene sul nostro territorio e che anche qui da noi spiegano gli effetti disastrosi di queste “catastrofi naturali”.

Andando da Teheran verso la splendida montagna del Damavand, più di 5.600 metri d’altezza, lungo la superstrada che si arrampica in uno scenario semidesertico, d’improvviso ci si para davanti una new town in febbrile costruzione, con tutte le regole delle new town nostrane: cattedrali nel deserto, grattacieli nel vuoto, edifici brutti e tutti uguali, utili solo per ospitare condannati al pendolarismo permanente, senza colori, senza verde, senza spazi collettivi. Città satellite per una capitale di 14 milioni di persone immerse nel traffico soffocante, nonostante le tante superstrade che l’attraversano ed una moderna metropolitana che da sola supera di gran lunga i chilometri di metropolitane italiane e che regge bene il confronto con le più quotate Parigi e Londra, che accoglie ogni giorno altri due milioni di pendolari.  E poi, girando per le province, il classico fenomeno dello sprawl urbano, malattia che le nostre civiltà urbanizzate conoscono bene e di cui noi in Italia paghiamo ogni anno il prezzo, anche in vite umane, al dissesto idrogeologico, ai cambiamenti climatici. “Tutto il mondo è paese”, verrebbe da dire, anche qui l’edilizia ha svolto e svolge il ruolo di volano per reagire alla crisi economica, aggravata dalle sanzioni internazionali, ma, anche qui, con le conseguenze che sappiamo bene: pessima qualità edilizia, indifferente ai rischi sismici, consumo di suolo, traffico automobilistico alle stelle, vita da pendolari …

Impressioni di viaggio, che mi colpiscono l’anima, perché mi ricordano troppo da vicino i vizi di uno sviluppo scellerato di cui il nostro paese è vittima: succube della civiltà dell’auto, e del dominio delle fossili, e della speculazione edilizia.

L’Iran ci assomiglia, più di quanto pensiamo, nel bene e nel male. Mi piacerebbe che la gara di solidarietà si scatenasse anche verso le popolazioni colpite da questo terremoto ma ormai siamo un popolo impaurito e egoisticamente chiuso nella propria trincea e non vedo intorno a noi nessun segnale in questa direzione! Non c’è più spazio per la solidarietà, per la vicinanza umana, per l’amicizia tra popoli.

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