C’è Speranza 33 anni dopo Chernobyl

L’incidente nucleare continua a mietere vittime innocenti della contaminazione radioattiva. Le popolazioni che vivono nelle aree contaminate sono sempre più abbandonate al loro destino. Diminuiscono gli aiuti umanitari ed anche i progetti di cooperazione. A Vileika il centro Speranza, autosufficiente energeticamente, offre assistenza e cure mediche ai bambini Dalla Bielorussia Reportage di ANGELO GENTILI, coordinatore progetto Chernobyl Legambiente / leggi la seconda parte

foto Minsk

Reportage di Angelo Gentili 
Coordinatore progetto Chernobyl Legambiente

Minsk 

Minsk ha tutte le caratteristiche di una capitale europea con grandi strade, traffico, centri commerciali, ristoranti, alberghi, grandi palazzi nuovi di zecca, monumenti con un’architettura moderna che svettano con grande risalto rispetto a centri culturali, teatri e strutture in stile staliniano. La via dell’indipendenza è la strada principale lunga 15 km che sfocia in piazza dell’indipendenza dominata dagli edifici del KGB.

La città, dove vivono due milioni di abitanti, è tirata a lucido, pulita, ordinata, con aree verdi curatissime e sfoggia modernità e ricchezza, con il costo della vita  molto caro rispetto agli stipendi medi di 300 euro. Ci sono molte persone che si muovono con la frenesia metropolitana, che caratterizza le grandi città occidentali. Eppure la Bielorussia è il paese che ha subito il 70% del fall out radioattivo dopo il gravissimo incidente di Chernobyl del 26 aprile del 1986 che è avvenuto in Ucraina e ancora oggi ne paga le catastrofiche conseguenze. 

La nube radioattiva si è infatti spostata a causa del vento e ha colpito oltre alla Bielorussia, l’Ucraina e la Russia, arrivando fino a lambire numerosi stati europei.

È stato il più grave incidente di nucleare civile nella storia dell’umanità, con milioni di persone contaminate e conseguenze gravissime dal punto di vista sanitario, con la proliferazione di patologie tumorali, in primo luogo il tumore tiroideo che ha colpito in modo invasivo l’infanzia. 

Ancora oggi milioni di persone vivono nelle zone contaminate e si nutrono di cibo fortemente radioattivo in Russia, Bielorussia e Ucraina con il conseguente abbassamento delle difese immunitarie, provocando un abbassamento drastico dell’età media.

La contaminazione ha interessato quasi tutta la Bielorussia a macchia di leopardo, con zone altamente radioattive anche nei pressi della capitale, ma la zona più colpita è la regione di Gomel, a sud del paese, più vicina al confine con l’Ucraina. La cruda realtà di questi territori cozza terribilmente con la realtà di Minsk, con aree rurali, case di legno, villaggi ad alto indice di povertà, dove le problematiche sociali, legate anche alla diffusione dell’alcolismo, si intrecciano  fortemente con la dinamica della forte presenza di radioattività, con un effetto esplosivo per chi abita in questi territori ad altissimo rischio. 

I prodotti agricoli sono la maggiore fonte di contaminazione oggi, proprio perché il territorio è ancora gravemente contaminato soprattutto da cesio 137 e stronzio 90, presenti nei primi strati del terreno che si trasferiscono nella frutta, nella verdura, nei cereali e negli animali di allevamento, che costituiscono la base della dieta sempre più densa di radionuclidi.

Sono passati 33 anni ma purtroppo la radioattività non è svanita, ipotecando il territorio di quello che era considerato il granaio dell’ex Unione Sovietica, per centinaia di anni con tutti i gravi rischi sanitari che questo comporta. 

I primi anni dopo la catastrofe di Chernobyl i riflettori di tutto il mondo erano puntati sulla Bielorussia, il più grande laboratorio a cielo a aperto sulle conseguenze della contaminazione radioattiva, via via che il tempo passa, l’attenzione diminuisce fortemente ed oggi le popolazioni che vivono nelle aree contaminate sono sempre più abbandonate al loro destino. Diminuiscono gli aiuti umanitari ed anche i progetti di cooperazione, insieme al minore interesse anche dal punto di vista scientifico.

Il popolo Bielorusso è molto ricco dal punto di vista culturale, artistico, scientifico, con un’attenzione significativa alla sfera dell’istruzione ed universitaria di buon livello.

Tutto sembra scorrere senza problemi e la vita di ciascuno non pare essere segnata dall’incidente nucleare, si tende a parlarne il meno possibile a dimenticare e cancellare i ricordi come se nulla fosse avvenuto anche minimizzando la situazione di alto rischio ancora presente nel Paese, che purtroppo però vede ipotecato drammaticamente il proprio futuro.

Centro Speranza in Bielorussia
Centro Speranza

Legambiente continua ad aiutare concretamente le popolazioni vittime del disastro nucleare, ospitando i bambini e le bambine più sfortunate che vivono nelle aree più contaminate, attraverso soggiorni terapeutici in una struttura situata in zona non contaminata a Vileika, in Bielorussia. Il centro è all’avanguardia dal punto di vista ambientale, autosufficiente energeticamente e con coltivazioni biologiche, i bambini possono essere controllati dal punto di vista medico e attraverso una dieta senza radionuclidi, perdono una parte significativa (fino al 50 %) della radioattività presente nell’organismo: non a caso, il centro si chiama “Speranza”, per lanciare un raggio di sole, nel buio e nel ricordo tetro della catastrofe di Chernobyl.