Biomonitoraggi in Abruzzo, radiocollare a Barbara per tutelare l’orso bruno marsicano

L’intervento consentirà di monitorarne gli spostamenti. Legambiente chiede a ministero dell’Ambiente e Regione Abruzzo maggiori risorse e mezzi per le aree protette abruzzesi / Dal 4 all’8 novembre il 3° corso per la cattura degli animali selvatici 

Orso bruno marsicano catturato

La cattura dell’orsa Barbara avvenuta nei giorni scorsi nella riserva regionale Monte Genzana-Alto Gizio per dotarla di un radiocollare GPS che consentirà di monitorare i suoi spostamenti, grazie a una stretta collaborazione tra i tecnici di tre aree protette (Pnalm, Parco Maiella e Riserva Monte Genzana), è la riprova della necessità di un lavoro di conservazione dell’orso marsicano che superi i confini amministrativi di competenza di ogni singolo ente.

Quanto accaduto segnala anche i progressi fatti negli ultimi anni nella cooperazione tra enti, grazie all’istituzione della rete di monitoraggio e al Protocollo per la gestione degli orsi confidenti fuori dai Parchi nazionali redatto all’interno del Patom, il Piano d’azione per la tutela dell’orso bruno marsicano.

Ancora qualche anno fa non sarebbe stato nemmeno immaginabile realizzare un’attività come quella messa in campo dai tecnici delle tre aree protette, che meritano un ringraziamento sentito da parte delle comunità dei territori interessati e delle associazioni da sempre sensibili a queste tematiche come Legambiente, ma che devono essere messi nella condizione di ben operare dalle istituzioni attraverso la dotazione di mezzi e risorse finanziarie adeguate. Anche se, senza la passione e l’abnegazione con cui operano, difficilmente attività complesse come la cattura di un’orsa si potrebbero portare avanti.

La frequentazione della riserva da parte dell’orsa Barbara, così come i risultati di un intenso monitoraggio compiuto nella Riserva negli ultimi anni, confermano ancora una volta che l’area del Monte Genzana, insieme al Parco nazionale della Maiella, costituisce allo stato attuale il territorio più interessato dall’espansione dell’areale dell’orso bruno marsicano. Non a caso Legambiente, lo scorso anno, ha promosso il rinnovo del Protocollo di collaborazione denominato Carta del Genzana, sottoscritto insieme alle tre aree protette. Obiettivo del documento è promuovere un’azione di sistema e una collaborazione che deve riguardare questa vasta area interessata da aree protette e da corridoi di connesione, fondamentali per la tutella dell’orso ma che, allo stato attuale, sono gestiti in maniera non conforme alle esigenze di conservazione.

Al netto dell’utile lavoro di collaborazione svolto, non si può non rilevare che la conservazione dell’orso marsicano ha bisogno di un rafforzamento delle politiche di sistema e di un più deciso sostegno al lavoro sul campo da parte delle istituzioni. Troppo è ancora lasciato al caso, o alla passione e allo spirito d’iniziativa di chi lavora sul campo che, peraltro, è fondamentale. C’è bisogno che il ministero dell’Ambiente e la Regione Abruzzo facciano fino in fondo la propria parte attraverso la definizione di una chiara scelta di priorità politica, accompagnata dallo stanziamento di risorse pubbliche adeguate, per valorizzare il prezioso lavoro realizzato fin’ora dalle aree protette che sono il soggetto più attivo sul campo in grado di favorire l’unico percorso e processo che può mettere in sicurezza la popolazione di orso marsicano. Per tale motivo è necessario che il ministero dell’Ambiente individui tra le strategie nazionali un fondo ad hoc per la tutela dell’orso bruno marsicano e lo renda accessibile non solo ai Parchi nazionali, ma anche alle altre aree protette, a partire dalla Riserva regionale del Monte Genzana-Alto Gizio che finora ha operato con risorse e strumenti inadeguati.