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Dignità in lattina

Dal mensile – Casa Sankara è un’associazione fondata da un gruppo di migranti che gestisce un’impresa agricola in Puglia. Nel 2020 ha lanciato “R’accolto”, una linea di pelati coltivati nei loro terreni

di MARCO CARLONE e DANIELA SESTITO

Il barattolo di latta che Herve tiene in mano è stampato un pomodoro rosso e lucido. Assomiglia in tutto e per tutto a quelli disegnati su centinaia di altre lattine di pelati, ma c’è un particolare che differenzia questo barattolo da tutti gli altri che riempiono gli scaffali dei supermercati. Sull’etichetta quel pomodoro è sorretto dalla mano di chi l’ha raccolto: uno delle migliaia di braccianti africani che in estate lavorano nei campi dove si coltivano frutta e ortaggi. Si tratta dei pelati prodotti da Ghetto Out – Casa Sankara, un’associazione fondata da un gruppo di migranti che oggi gestisce un’impresa agricola.

«Siamo partiti dal prodotto che spesso ci ha tolto la dignità e che ora rivorremmo indietro. Abbiamo iniziato a coltivare pomodori dando vita a un progetto che ci consente di lavorare in condizioni dignitose: “R’accolto, la terra della libertà”, l’abbiamo chiamato». Herve, all’anagrafe Papa Latyr Faye, è il presidente dell’associazione. “R’accolto” è il frutto di un percorso iniziato circa dieci anni fa tra i ghetti di braccianti della Capitanata, un’area della Puglia settentrionale dalla forte vocazione agricola. Questo territorio costituisce una delle  zone più critiche, in Italia meridionale, per le vicissitudini legate al caporalato e allo sfruttamento nei campi. Accomunati da un passato nel ghetto e da esperienze di lavoro a ritmi estenuanti, nel 2012 un gruppo di braccianti africani ha deciso di fondare un’organizzazione di volontariato. Il loro scopo originario era chiudere un’enorme baraccopoli sorta circa vent’anni prima: il ghetto di Rignano Garganico, uno dei più grandi accampamenti di migranti e lavoratori stagionali d’Italia, capace di ospitare nel periodo di raccolta estivo fino a tremila persone. «Dovevamo trovare un mezzo per farci prendere sul serio e per poterci confrontare con le istituzioni – riprende Herve – Così abbiamo fondato l’associazione, denunciando le condizioni in cui versava il ghetto di Rignano. Era la nostra storia, siamo partiti da questo». Le esperienze personali dei membri sono diventate una testimonianza diretta per sensibilizzare gli abitanti e le istituzioni sulla situazione di illegalità in Capitanata. «Abbiamo scelto il nome Ghetto Out, fuori dai ghetti, per non perdere mai di vista il nostro scopo», puntualizza l’attivista.

Fuori dal ghetto

Nel 2016 l’associazione ha avviato una convenzione con la Regione Puglia per l’affidamento a titolo gratuito di un’ex azienda regionale nell’agro di San Severo: un’area di 20 ettari su cui già sorgevano delle unità abitative, nuove e inutilizzate. L’intento era quello di creare una nuova sistemazione per gli abitanti del ghetto di Rignano, definitivamente sgomberato nel marzo 2017. L’azienda Forteto – oggi dimora per 500 persone di 11 nazionalità diverse – è diventata così Casa Sankara, in nome dell’ex presidente burkinabé Thomas Sankara, il cui ritratto svetta all’interno del villaggio. «Una lotta ha sempre bisogno di un punto di riferimento ideologico, e lui è il nostro: ha fatto sognare migliaia di giovani africani con le sue battaglie contro il neocolonialismo e l’assistenzialismo. Chiunque entrerà qui saprà che non stiamo facendo solo accoglienza: vogliamo rendere i residenti protagonisti del proprio percorso di vita», afferma il presidente dell’associazione.

Casa Sankara funge da spazio di riscatto, sia economico che sociale. Nella struttura sono stati attivati infatti sportelli della Cgil, della Cisl, di Coldiretti, nonché un servizio di scrittura curriculum che consente agli ospiti di avere un documento con cui affacciarsi, in autonomia, sul mercato del lavoro. I braccianti impiegati nei progetti lavorano 6 ore e mezza al giorno, come da contratto nazionale. Diversi abitanti, inoltre, dopo un anno di lavoro hanno lasciato il villaggio per andare ad abitare in una casa propria, alcuni hanno anche ricominciato a visitare i propri Paesi d’origine, da cui mancavano da anni. Nel 2020 l’associazione ha attivato il progetto “R’accolto”, creando una linea di pomodori pelati coltivati direttamente nei terreni che circondano la residenza. Nel primo anno di attività, cinquanta residenti hanno lavorato per produrre 122.000 barattoli di pelati, venduti nella grande distribuzione dai supermercati Coop. Una piccola quantità, se paragonata ai numeri della Gdo, ma che si intende già raddoppiare per la stagione 2021. Che non sia una sfida facile a Casa Sankara lo sanno bene: il costo di un barattolo di “R’accolto”, 1,39 euro, spesso non può competere con le fasce di primo prezzo di supermercati e discount, ma per i membri dell’associazione essere riusciti a far lavorare cinquanta persone con modalità eticamente sostenibili, garantendo una giusta retribuzione, è già un grande passo avanti.

Piramidi da rovesciare

«È necessario rivedere i prezzi dei prodotti, così come le condizioni di vendita, in maniera da non alimentare lo sfruttamento – sostiene Herve – La produzione alimentare è come una piramide, il cui apice è costituito dalla grande distribuzione organizzata. E ognuno cerca di guadagnare qualcosa sul livello più basso. Noi, i braccianti, veniamo spesso trattati da schiavi anche se siamo la base di questa piramide, siamo noi a produrre». Un supporto indiretto al progetto è arrivato anche dai consumatori che promuovono sui social la propria scelta d’acquisto con l’hashtag #CasaSankara. «Sappiamo bene che per una famiglia che va al supermercato tirare fuori 1,39 euro per una latta di pelati può essere un sacrificio, ma chi fa un acquisto del genere sa che sta comprando un prodotto etico», sottolinea Herve. Per lui e per gli altri membri dell’associazione vedere le foto dei barattoli di “R’accolto” postate in rete è una gioia, il frutto di una scelta consapevole. «Anche se magari non possono permetterselo sempre, perché ognuno deve pur fare i conti con le proprie finanze», conclude Herve.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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