Carlo Ratti: “Quella che immagino è una città più umana, sensibile ai bisogni dei cittadini”

L’architetto e ingegnere, docente al Massachusetts institute of technonology (Mit) di Boston, dirige il Senseable City Lab ed è uno dei maggiori esperti al mondo sui temi legati alle nuove tecnologie applicate in ambito urbano

foto di Carlo RattiCarlo Ratti, architetto e ingegnere, docente al Massachusetts institute of technonology (Mit) di Boston, dove dirige il Senseable City Lab, è uno dei maggiori esperti al mondo sui temi legati alle nuove tecnologie applicate in ambito urbano. Dal libro “Ambiente Italia 2018”, curato da Legambiente ed edito da Edizioni Ambiente, pubblichiamo l’intervista concessa ad Andrea Poggio.

Affermi che “l’automobile non è più simbolo di liberazione”. Il secolo del digitale ci porta “nell’era della libera scelta dei mezzi di trasporto”. Transizione non facile, che prevede una grande capacità di governo e di innescare cambiamenti dal basso…

Scriveva l’architetto francese Le Corbusier quasi cento anni fa in Vers une architecture che “l’automobile ha completamente ribaltato tutte le nostre vecchie idee sulla pianificazione urbana”. Se l’automobile ha dato forma alla città del Novecento, i nuovi sistemi di mobilità del XXI secolo potrebbero ridefinire l’uso dello spazio urbano.

Come?

Le auto che si guidano da sole, ad esempio, avranno un impatto fortissimo sul nostro modo di intendere la città. La nostra automobile, dopo averci portato al lavoro la mattina, invece che restare parcheggiata potrebbe rimettersi di nuovo in strada, per dare un passaggio a scuola a nostro figlio, o a un amico, o a chiunque altro nel quartiere. Insomma, una nuova mobilità a cavallo tra trasporto privato e trasporto pubblico, che ci potrebbe permettere di ridurre drasticamente il numero totale di veicoli in circolazione e di liberare vaste aree di città: ad esempio gli spazi di parcheggio, che potrebbero essere destinati ad altri usi, come piccoli parchi urbani o nuovi spazi pubblici. Tuttavia, potremmo avere anche scenari meno rosei, in cui il numero totale di autoveicoli nelle nostre città potrebbe aumentare, se il costo del trasporto con auto a guida autonoma divenisse così basso da farle entrare in competizione con i mezzi di massa. Per evitare scenari di questo tipo dovranno essere prese decisioni correttive, per esempio mettendo in atto opportune politiche di tassazione.

Smart city e smart mobility. Oggi la strada trafficata è sfida, pericolo, inquinamento. Il pedone e il ciclista soccombe, scappa. Le vie e le piazze, lo spazio pubblico, la città, vanno considerate un bene comune. Le nuove tecnologie ci possono aiutare? Affiancate da quali politiche? 

In generale, quella che immagino è una città più umana, tanto “capace di sentire” attraverso sensori digitali quanto “sensibile” rispetto ai bisogni dei suoi cittadini, il risultato del progressivo ingresso delle tecnologie digitali e del cosiddetto “Internet delle cose” nelle nostre vite e nello spazio delle nostre città. Tutto questo ci permette di trovare soluzioni nuove per vecchi problemi: dalla mobilità al consumo energetico, dall’inquinamento allo smaltimento dei rifiuti. In tutto questo credo che il pubblico abbia un ruolo molto importante da giocare, proprio per definire nuove politiche che ci permettano di gestire le nuove tecnologie.