Carl Safina: “Il racconto della vita sulla Terra divenga la storia di una sopravvivenza”

INTERVISTA. Nel suo ultimo libro il biologo statunitense racconta i tratti che ci legano agli altri animali. “Al di là delle parole”, come recita il titolo L’intervista a Carl Safina

Carl Safina, biologo statunitense

Carl Safina è un biologo statunitense, ordinario alla Stony Brook university a New York, dove svolge ricerche in Scienze oceaniche. Dopo tante battaglie negli States, si è battuto per ottenere l’approvazione di un trattato globale delle Nazioni Unite sulla pesca attraverso campagne per vietare le reti da posta in alto mare (l’attività di pesca viene svolta attraverso la calata sul fondo marino delle reti che rimangono nella stessa posizione fino al successivo recupero, ndr). Il suo libro Al di là delle parole, uscito in Italia per Adelphi (per la quale ha inaugurato la fortunata collana Animalia), ha vinto vari premi letterari, fra cui il “Merck Serono” dedicato agli intrecci fra scienza e letteratura. La Pbs ha creato una serie, “Saving the ocean with Carl Safina”, incentrata sul suo lavoro dedicato al mare. Ha fondato il Safina center, una sorta di centro studi di questioni ambientali da cui far partire “idee che cambino il mondo” attraverso libri, conferenze, film e naturalmente ted talk. L’approccio è tutto improntato all’empatia che dovrebbe regnare fra gli uomini e il regno animale, e naturalmente alla speranza. Se negli ultimi decenni le scienze biologiche hanno ricostruito i tratti evolutivi che ci legano agli altri animali, dai pesci fino ai primati, sul piano morfologico e genetico Carl Safina ha fatto un salto ulteriore: verifica l’incidenza di quei tratti a livello cognitivo e affettivo-emotivo.

Lei ha scritto che “gli elefanti capiscono la cooperazione. Cooperano tra loro”.
Più o meno come noi?
Noi non ci chiediamo certo se gli umani cooperano come gli elefanti, quindi perché chiedere se loro collaborano come noi? L’importante è capire come cooperano. Quando collaborano, che cosa fanno? Ma sì, quando cooperano, ad esempio nel prendersi cura dei piccoli o per salvarne uno, o quando cercano di sollevare un membro della famiglia caduto, si comportano, è vero, più o meno come noi.

“Questa è fiducia” dice Vicki Fishlock la ricercatrice resident del Parco nazionale di Amboseli, in Kenya, riferendosi agli elefanti che la circondano. Qual è per lei l’atto di maggior fiducia e di amore che può fare un animale?
Una persona o un essere di un’altra specie che è rilassata alla mia presenza dimostra che c’è fiducia reciproca. Questa è la cosa più bella che un animale può fare per noi e noi per lui.

I lupi sono protagonisti di una parte importante del libro. In particolare Twenty-one (il numero che lo identifica) di Yellowstone è un lupo che lei definisce “perfetto”. Può spiegare perché?
Non ha mai perso un combattimento in difesa della sua famiglia, non ha mai ucciso un lupo in tutte le lotte che ha vinto, ha giocato con i suoi figli, è stato un grande fornitore di cibo per i suoi cuccioli e la sua compagna e, alla fine, è morto di vecchiaia in un posto che gli piaceva visitare. Una vita straordinaria, a pensarci, no?

La presenza a fianco dell’uomo del cane è ben documentata a partire da 14.000 anni fa. Oggi gli animali da compagnia pesano sempre di più in termini economici e affettivi. Ci dobbiamo preoccupare?
Gli animali domestici aiutano ad alimentare la capacità di compassione di cui sono dotati naturalmente gli esseri umani. Ma molte persone non sono portate ad avere animali domestici: molti cani non ricevono abbastanza stimoli né vengono invitati all’esercizio. In altri casi, molti padroni non hanno abbastanza pazienza con loro. Ogni volta che vedo delle persone che strattonano i guinzagli e urlano comandi severi a un cane, rabbrividisco. Ci sono poi altre creature, come ad esempio i pappagalli, che sono davvero poco adatte a essere considerate “animali domestici”. In natura vivono in stormi con i loro compagni. Insomma, non sono certo fatti per l’isolamento. Ma anche io ho diversi animali domestici e fanno una bella vita e noi adoriamo averli intorno.

I device indossabili sono di moda. Ma stupisce sapere che i più venduti, in Italia almeno, non sono gli smartwatch ma i sensori che monitorano gli animali. È un bene o un male?
Più adoperiamo le macchine sugli animali da allevamento, più finiamo per trattarli come macchine. Quello di cui c’è davvero bisogno oggi nel settore dell’allevamento è una maggior compassione e non certo maggiore tecnologia. Il nostro sistema alimentare è fin troppo alienato dalla vita e dall’empatia.

Mangeremo ancora gli animali nel futuro? E li cacceremo ancora?
Il futuro inizia adesso, quindi sì, la prossima settimana, il mese prossimo, l’anno prossimo e fino al prossimo secolo, la gente continuerà a mangiare gli animali. E daranno la caccia a quelle specie che non siamo ancora riusciti a estinguere. Leoni, tigri, elefanti, rinoceronti: forse non ne resterà nessuno se veniamo meno ai nostri sforzi di conservazione e se le generazioni dopo la nostra non riusciranno a mantenere questi esseri in vita. Mi sembra evidente che non stia andando così bene per loro. Io, personalmente, spero in un minor consumo alimentare di carni animali e ancora di più spero in una diminuzione della caccia. Succederà fra trecento o cinquecento anni? Chi può saperlo.

Quanto potrebbe aiutare anche noi scoprire la non-coscienza di cui tanto si parla nel libro in riferimento al mondo animale?
È il sentimento conscio e gli atti coscienti che contano in questo contesto. Non sono certo le cose inconsce come la digestione. Ciò che conta è ciò che si sente.

Nell’epilogo di “Al di là delle parole” scrive: “Avevo sovrastimato la fedeltà e la capacità di resistenza degli esseri umani e sottostimato l’intelligenza e la sensibilità degli altri animali. Oggi, credo di comprendere meglio entrambi. Le nostre doti si sovrappongono, anche se sono diverse”. Poi conclude: “Resta da vedere se l’intelligenza umana continuerà a mietere successi o se si convertirà in catastrofe”. Come immagina il finale di questa storia?
Non sono uno scrittore di romanzi, quindi il mio compito è immaginarla senza fine questa storia e aiutarla, piuttosto, a non finire. Voglio contribuire a rendere il racconto della vita sulla terra la storia di una sopravvivenza senza fine e di una compassione sempre più perfetta. Grazie per avermi offerto l’occasione di parlare di questi argomenti così cruciali.l