Caretta caretta, ogni anno oltre 130mila esemplari catturati dai pescatori

È solo uno dei tanti rischi a cui vanno incontro le tartarughe marine nel Mediterraneo. I decessi sono più di 40mila

foto di una Caretta Caretta di Marco Melodia

Sono moltissimi i pericoli che minacciano la vita delle tartarughe nei nostri mari, a partire dall’emergenza plastiche. Un tema di cui si è tornato a parlare il 16 aprile a Talamone in occasione della presentazione di un accordo tra Legambiente e il Centro Tartanet per potenziare il recupero degli esemplari in difficoltà.

Uno dei maggiori pericoli per questi animali è rappresentato dai rifiuti plastici in mare, che possono frammentarsi ma non spariscono mai completamente. Le tartarughe rimangono intrappolate nelle fibre più resistenti oppure ingeriscono i frammenti con conseguenze terribili, dal blocco dell’apparato gastrointestinale all’impossibilità di immergersi o di nutrirsi normalmente.

Ogni anno sono oltre 130 mila le tartarughe marine della specie tartaruga Caretta caretta che nel Mediterraneo rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti. Circa 70.000 abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, oltre 40.000 restano intrappolate nelle reti a strascico e circa 23.000 in quelle da posta per un totale di 133.000 catture con oltre 40.000 casi di decesso. Numeri impressionanti e peraltro decisamente sottostimati: se infatti consideriamo in questo calcolo tutti i pescherecci comunitari e le migliaia di piccole imbarcazioni da pesca che operano nei paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, si arriva più verosimilmente a una stima di 200 mila catture e proporzionalmente a circa 70 mila decessi.

“Le tartarughe marine – ha dichiarato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, nel corso della conferenza stampa di Talamone – rappresentano un elemento di enorme importanza nella battaglia per la tutela della biodiversità. Per questo motivo, presidi come il Centro recupero tartarughe marine di Talamone gestito dal Parco Regionale della Maremma devono essere sempre più potenziati e ciò deve passare anche attraverso percorsi di informazione e sensibilizzazione delle amministrazioni, di operatori, turisti e cittadini”. “Senza alcun dubbio – ha continuato Gentili – importantissima è la collaborazione da parte degli operatori del turismo a cui sono state consegnati i vessilli TartaLove sia questa mattina che in occasione della Comunità delle Vele svoltasi a Capalbio qualche settimana fa. Le azioni dirette degli operatori, oltre a permettere alle tartarughe di contare su un approdo sicuro, rappresentano un elemento importante in favore di una sempre più massiccia sensibilizzazione di turisti e cittadini. A loro va dunque il ringraziamento più sentito da parte di Legambiente”.