Carburanti, Legambiente: “Da tassare in proporzione all’inquinamento”

Tra le 10 proposte di Legambiente per la mobilità sostenibile la rimodulazione delle accise sui carburanti, con l’obiettivo di premiare chi inquina di meno e tagliare i sussidi dannosi per l’ambiente

immagine di traffico automobilisticoLegambiente, ieri 24 settembre 2019, ha proposto di iniziare a far pagare i carburanti in proporzione all’inquinamento. Questa è la politica necessaria per arginare il cambiamento climatico, indispensabile per riuscire ad orientare i consumi verso le vere rinnovabili, l’efficienza e la mobilità a zero emissioni, elettrica, sostenibile.

Perché? Perché oggi non è così. Anzi, viene favorito il gasolio che inquina di più a discapito della benzina (che inquina anch’essa, ma un po’ meno), come ben dimostrano i blocchi della circolazione nelle città italiane. Abbiamo inoltre proposto di cominciare a farlo a parità di gettito fiscale: diminuendo un po’ le tasse sui carburanti tassati più (in rapporto all’inquinamento) e aumentando un po’ i carburanti tassati di meno. Chi ha aperto subito la polemica? I sostenitori del metano. Come mai? Semplice e comprensibile: sono quelli che oggi non pagano (quasi) nulla. Accisa quasi zero.

Ne so qualcosa. Con la mia auto a metano facevo 13 chili di pieno, pagavo 11 euro e 5 centesimi di accise, per 250 Km percorsi. Con 17 litri di benzina percorrevo gli stessi km, ma pagavo 12 euro di accise. Ma il metano non inquina così tanto di meno. Ora è giusto far cadere un mito: il metano è fossile e quindi inquina e va abbandonato progressivamente come la benzina.

Ma proviamo a spiegare, al di là dei legittimi interessi di ciascuno, il perché e il come della proposta. Se vogliamo davvero salvare il mondo dai cambiamenti climatici dobbiamo puntare a emissioni zero e far pagare tutti i combustibili per quante emissioni di CO2 emettono. Non ci sono altre strade e questo cambiamento va intrapreso subito rendendo trasparente il processo e le decisioni. Il metano (fossile) non è pulito, perché comporta emissioni di CO2. Contiene un po’ meno di carbonio fossile della benzina e del gasolio? Sì, un po’ meno. Ma siamo ben lungi dalle emissioni zero. Anzi, i vecchi motori trasformati a metano hanno spesso rendimenti inferiori. Inoltre con l’Euro4 e, ancor più con le auto più recenti, le emissioni degli inquinanti dannosi alla salute (ad esempio NOx) sono del tutto equivalenti alle auto a benzina.

E veniamo alle tasse. Per Legambiente niente tasse deve valere solo per le vere rinnovabili. Quindi zero accisa, ad esempio, al biometano avanzato. Niente accisa sull’elettricità rinnovabile (lo è già al 40%). Ma sul fossile non ci deve essere scampo. Giusto tassarli per ridurne il consumo.

Allora barra a dritta e vediamo scopriamo senza infingimenti quanto paghiamo, quanto dovremmo pagare e decidere come avvicinarci progressivamente al “giusto”.

Paghiamo di accese per i carburanti la bellezza di 37 miliardi di euro all’anno, soprattutto per benzina e gasolio. Ma quanto per unità di consumo? L’accisa sulla benzina è pari a 0,7284 euro al litro, mentre sul gasolio 0,6274 euro al litro. Eppure un litro di gasolio inquina di più. Quanto? Di solo carbonio fossile (CO2) circa un 10% di più (a parità di consumo, poi il consumo dipende dal motore, dall’auto, dallo stile di guida). Se vogliamo rendere proporzionale il prezzo all’inquinamento, o se volete “al peso molecolare del carbonio”, il gasolio dovrebbe costare il 10% più della benzina. Come farlo? In tre modi: abbassando la benzina, alzando il prezzo del gasolio oppure un po’ l’uno e un po’ l’altro.

E il gas? Il GPL paga di accise 0,2678 euro al litro, mentre il metano 0,0044 euro al chilo. Il metano è venduto a chili, ogni metro cubo di metano sono circa 0,74 Kg, quindi gli ordini di grandezza sono questi. Quindi GPL (simile ad una miscela di benzina e metano) e il metano pagano di tasse molto, ma molto meno dell’inquinamento che provocano.

Siccome Legambiente non vuole fare regali a nessuno, neanche ai petrolieri, chiede che le tasse che si paghino siano proporzionali all’inquinamento. Quanto dovrebbe essere se si rispettasse una proporzione ragionevole. Per fare un esempio, tenendo inalterato il gettito fiscale, quindi la quantità di accise pagate da tutti gli utilizzatori di veicoli a combustione, e rendendo il prezzo finale proporzionale al carbonio fossile contenuto nei carburanti (quindi al netto del consumo del veicolo), il risultato teoricamente “giusto” sarebbe il seguente:

Prezzi al consumo agosto 2019 (Ministero Sviluppo Economico) e CO2 emessa dalla combustione della stessa quantità:

Benzina     1,574 al litro      2,380 grammi CO2 al litro

Gasolio      1,462 al litro      2,650 grammi CO2 al litro

GPL           0,608 al litro      1,610 grammi CO2 al litro

metano     0,920 al chilo      2,750 grammi CO2 al chilo

Si tenga presente la differente misura (litri e chili) usati per il metano e il diverso contenuto energetico dei carburanti. Il metano ha contenuto energetico maggiore, oltre ad essere misurato in chili: vale circa una volta e mezza la benzina, quindi fatte le proporzioni costa e inquina meno della benzina. Così il GPL (in litri) ha una densità inferiore, quindi costa poco, ma vale meno e inquina solo poco meno della benzina.

Quale allora dovrebbe essere il costo proporzionale (ad agosto 2019) alla CO2 generata dal consumo dell’unità di consumo? Ecco.

Benzina     1,400 euro al litro

Gasolio      1,550 euro al litro

GPL           0,840 euro al litro

metano     1,450 euro al chilo

 

Ribadiamo: il chilo di metano “vale” una volta e mezza il litro di benzina, quindi costa comunque meno. Il litro GPL invece vale meno e quindi costa più di quel che sembra.

Se questo può essere il “giusto” prezzo teoricamente proporzionale alla CO2 emessa, quale è la proposta fatto per l’anno prossimo da Legambiente ieri? Il “giusto” prezzo dipende infatti dai punti di vista. Chi ha creduto nelle promesse della politica e dell’industria dell’auto e ha comprato un diesel pensando che davvero consumasse (così tanto) di meno, oppure chi ha acquistato ad un prezzo maggiore un’auto a metano credendo di inquinare (così tanto) di meno, si sentirebbero oggi ingannati da un simile prezzo proporzionale all’inquinamento reale.

Ma altrettanto si può dire per chi oggi deve scegliere quale automobile (nuova o usata) acquistare e si sentirebbe ingannato se lo stato lo induce a scegliere un’auto che non potrà più circolare tra qualche anno nelle città inquinate oppure che si trova a pagare ticket d’ingresso nelle aree centrali delle città congestionate.

E quindi necessaria una transizione. Ed ecco allora la nostra proposta per il 2020 (sempre sulla base del mercato del greggio e dei costi industriali 2019):

Benzina     1,504 euro al litro

Gasolio      1,492 euro al litro

GPL           0,638 euro al litro

metano     0,960 euro al chilo

Come si vede è una via di mezzo per benzina e gasolio e appena appena un segnale per chi ha scelto le motorizzazioni a gas. I combustibili fossili cominciano a costare in proporzione all’inquinamento emesso. Appena, appena, nel caso del metano. In cambio di cosa? Di rinnovabili vere e di veicoli a zero emissioni in città. Quelli, solo quelli, d’ora in poi a zero accise.

A mano a mano che ci muoviamo sostenibili, cominciamo a pagare meno tasse: iniziamo con i mezzi pubblici, i servizi in condivisione nelle città in cui si trovano (tra l’altro 25% delle auto sono elettriche, moto e bici tutte), i veicoli elettrici leggeri, il biometano avanzato e gli altri biocarburanti avanzati. Per carità non con l’olio di palma e di soia di importazione: quelli distruggono le foreste e emettono il triplo CO2 del petrolio. E per giunta ce li fan pagare!

Questi sono sussidi dannosi. Dannosi per l’ambiente e per la società.