SOS Cappadocia

In Turchia un decreto del governo ha cancellato il Parco nazionale di Goreme che aveva fin qui frenato speculatori e abusi edilizi. Il lockdown ha solo rimandato questioni che pesano sul futuro

Sunrise in Cappadocia, Turkey, with balloons and typical fairy chimney

di PIERO PAPA

Dal mensile di luglio-agosto – Sono passati otto mesi da quando un decreto del governo turco ha cancellato il Parco nazionale di Goreme dall’elenco delle aree protette del Paese. Un fulmine legislativo imprevisto che segna una linea di demarcazione fra passato e futuro prossimo di questo territorio, fra i più visitati da turisti provenienti da tutto il mondo. Siamo al centro della penisola anatolica, in una regione rocciosa e semiarida dove nel 2007, a Kayseri, è stato inaugurato un nuovo aeroporto internazionale capace di gestire annualmente oltre un milione di passeggeri, per lo più turisti. L’attrazione principale del territorio sono le formazioni di origine vulcanica chiamate “Camini delle fate”, alti pinnacoli curiosamente modellati dall’erosione geologica. In particolare nella valle di Goreme se ne contano centinaia, così come le chiese rupestri e i complessi monastici realizzati fra il X e XIII secolo con l’arrivo dei primi cristiani e dei monaci greco ortodossi in Turchia. È un patrimonio storico e paesaggistico unico al mondo, inserito nel 1985 fra i beni tutelati dall’Unesco e successivamente dall’omonimo Parco nazionale. Con l’aumento del turismo internazionale, che già nel 2018 superava le due milioni di presenze, la realizzazione di nuove strutture ricettive è cresciuta esponenzialmente. A Goreme, come a Çavuşin, Uçhisar e in altri borghi della Cappadocia, hanno gradualmente aperto centinaia di b&b e piccoli hotel, per lo più strutture di poche stanze realizzate nelle antiche abitazioni in tufo. Grazie ai regolamenti urbanistici e soprattutto alla presenza di un’area protetta, le speculazioni edilizie si sono fermate alle periferie dei grandi centri come Kaiseri e Nevşheir, città da cui partono i tour giornalieri organizzati dalle grandi agenzie. Così è stato fino allo scorso 22 ottobre, quando viene annunciato il decreto del governo di Ankara che modifica lo status del Parco nazionale di Goreme: ogni competenza viene trasferita a una commissione “di area della Cappadocia”, che diventa responsabile della gestione della valle di Goreme e dei siti archeologici di Derinkuyu e Kaymaklı. Una breve nota del ministero del Turismo chiarisce che “la decisione è stata necessaria per riunire tutte le competenze di gestione in un’unica agenzia, così da evitare la confusione organizzativa e di autorizzazioni tra i vari dipartimenti che tutelano l’area, e che ha causato difficoltà di controlli e aumento dell’abusivismo”.

Investimenti pericolosi
È così? Faruk Sariaslan, parlamentare per il Partito popolare repubblicano non è dello stesso parere ed esprime apertamente la sua preoccupazione per quanto deliberato dal governo: «Rimuovere lo status di Parco nazionale porterà certamente nuovi e grandi investimenti in Cappadocia – spiega il deputato – Il controllo dell’abusivismo nelle valli di Goreme ha portato in passato alla demolizione di molte strutture prive di autorizzazioni, ma temo che in futuro non sarà più così. Per questo ho già dichiarato in Parlamento che ci rivolgeremo alla Corte costituzionale per l’annullamento del decreto». Di parere opposto è la presidente dell’Associazione degli investitori per il turismo in Turchia (Ttyd), Oya Narin: «Nell’area della Cappadocia ci sono enti amministrativi differenti per la gestione di aree archeologiche, urbane, naturali. E questo ha sempre causato confusione, allungamento dei processi burocratici e aumento dell’abusivismo». Le molte perplessità di enti e rappresentanti non governativi sono evidenti, ma a colpire è l’assenza di informazione da parte degli organi di stampa, di residenti e operatori locali. Un silenzio anomalo, che fa pensare al timore di esprimere una libera opinione. Mustafa è una guida escursionistica che da più di trent’anni accompagna i turisti tra queste valli, uno dei pochi disposti a rispondere a Nuova Ecologia: «Ho saputo dell’abolizione del Parco da un breve servizio in tv, ma nessuno di noi sa ancora come il governo ha intenzione di regolamentare l’urbanistica e le attività turistiche». Poi aggiunge, abbassando il tono di voce, che «alcuni parlano di progetti con società che riconducono ad alti rappresentanti governativi. Da qualche anno in Cappadocia si incontrano più avvoltoi in terra che in cielo».

Voli ad alto impatto
Per una visione sull’evoluzione del turismo in Cappadocia incontriamo Enrico Radrizzani, un italiano che da più di 25 anni organizza tour per viaggiatori in collaborazione con le aziende locali. «Qui siamo in pochi ad offrire “viaggi lenti”, lontani dai percorsi affollati e che cercano di far lavorare le piccole realtà imprenditoriali – racconta – Ormai sono le grandi agenzie a dettare tempi e costi alle migliaia di turisti che ogni giorno arrivano per veloci e chiassosi tour nelle valli di Goreme». Ci invita a osservare sulla linea dell’orizzonte le decine di mongolfiere che sfiorano i camini delle fate: «Adesso hanno chiuso il Parco, ma il sacco di questo territorio si percepiva già da qualche anno – dice senza nascondere la preoccupazione – Sono oltre duecento le mongolfiere cariche di turisti che si alzano ogni mattina e ora sono iniziate anche le escursioni in quad per attraversare luoghi dove un tempo si entrava soltanto a piedi». È l’alba e appena fuori Uçhisar ci sono già una trentina di grandi mongolfiere in attesa di far salire comitive di turisti provenienti dalla Cina (il reportage è stato realizzato prima dell’esplosione della pandemia, ndr). Il volo sulle valli di Goreme è diventata l’attrazione più richiesta in Cappadocia, in piena stagione estiva si alzano contemporaneamente oltre centocinquanta mongolfiere, con tariffe che vanno dai 200 ai 400 euro a persona. Un pilota di mongolfiera sostiene che si sta cercando di regolarizzare questa attività: «Il governo dice per garantire una maggiore sicurezza, ma noi operatori pensiamo sia soltanto per statalizzare e gestire direttamente prenotazioni e incassi». Con i suoi 30mila abitanti Ürgüp è il capoluogo della regione, frequentato dal turismo delle grandi agenzie per la ricettività e la presenza di ristoranti moderni. All’ingresso dei locali ci sono camerieri che cercano di attirare, con menu scritti in cinese, i gruppi di turisti asiatici che arrivano quotidianamente. Dal 2016, con la diminuzione del turismo occidentale, la Turchia ha incentivato l’ingresso dei visitatori provenienti da est con l’apertura di nuove e convenienti tratte per le compagnie aeree. Nell’ultimo triennio le presenze cinesi in Cappadocia sono così passate da poco meno di centomila a oltre 360mila. Con questi presupposti la scorsa primavera doveva essere l’inizio della nuova gestione “park free” delle valli di Goreme. Il lockdown, oltre a far mancare gli arrivi dei turisti occidentali, ha interrotto le prenotazioni e gli investimenti provenienti dalla Cina. E sospeso tutte le ombre sul futuro.

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