Quanto vale il caporalato in Italia: LA SCHEDA

Solo nel settore agricolo il business è pari a 4,8 miliardi di euro. I lavoratori agricoli sono 430mila. Per larga parte si tratta di immigrati

L'immagine di un raccoglitore di pomodori immigrato

Secondo le stime contenuto nel IV e ultimo ‘Rapporto agromafie e caporalato’, pubblicato l’estate scorsa dall’Osservatorio Placido Rizzotto Flai Cgil, il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura in Italia vale 4,8 miliardi di euro, mentre 1,8 miliardi sono di evasione contributiva.

I lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale sono 430mila: di questi, più di 132 mila sono in condizione di “grave vulnerabilità sociale” e “forte sofferenza occupazionale”.

Più di 300mila lavoratori agricoli, quasi tre su 10, lavorano meno di 50 giornate l’anno. Il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro in agricoltura è pari al 39%. I lavoratori sottoposti a grave sfruttamento in agricoltura non hanno alcuna tutela e alcun diritto garantito dai contratti e dalla legge: la paga media oscilla tra i 20 e i 30 euro al giorno ma resiste il lavoro a cottimo (3/4 euro per un cassone da 375 chili) e il salario e’ inferiore di circa il 50% rispetto a  quanto previsto dai contratti nazionali e provinciali. I lavoratori sotto caporale devono pagare a questi ultimi il trasporto a seconda della distanza (mediamente 5 euro) e i beni di prima necessità (1,5 euro per una bottiglietta d’acqua, 3 euro per un panino). L’orario medio va dalle 8 alle 12 ore di lavoro al giorno. Le donne sotto caporale percepiscono un salario inferiore del 20% rispetto ai loro colleghi ma sono documentati anche casi di sfruttamento con lavoratori migranti pagati un euro l’ora.

Le aziende che ricorrono al caporalato sono circa 30mila, il 25% del totale delle aziende del territorio nazionale che impiegano manodopera dipendente: il  60% di tali aziende ingaggiano ‘caporali capi-squadra’1, che si differenziano per rapporti di lavoro comunque “decenti” (seppur irregolari) da quelli “indecenti” e gestiti dai caporali collusi con le organizzazioni criminali e mafiose.

In questo sistema basato quasi esclusivamente sul nero e sullo sfruttamento della forza lavoro i migranti rappresentano una “risorsa fondamentale”.  Secondo i dati Inps nel 2017 sono stati registrati con contratto regolare in 286.940, circa il 28% del totale, di cui 151.706 comunitari (53%) e 135.234 provenienti da paesi non Ue (47%). Secondo il Crea, i lavoratori stranieri in agricoltura – tra regolari e irregolari – sarebbero 405 mila: il 16,5% ha un rapporto di lavoro informale (67 mila unita’) e il 38,7% una retribuzione non sindacale (157 mila).