venerdì, Ottobre 23, 2020
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Cantieri d’inverno

L’autunno per molti, non solo per la riapertura delle scuole, è un inizio dell’anno. Questa sensazione è ancora più intensa nelle zone terremotate. Ottobre porta con sé tutto il suo carico di aspettative: bisogna prepararsi a un altro inverno in roulotte? I ragazzi torneranno a studiare nella loro scuola, magari a gennaio? E così via. Dopo l’anniversario del 24 agosto si sperava in una ripartenza, ma non in tutte le regioni la situazione fa ben sperare. Secondo i dati dell’Osservatorio sul sisma di Legambiente e Fillea-Cgil all’11 settembre nel Lazio su 775 sono 471 le Sae (Soluzioni abitative in emergenza) consegnate, in Umbria sono 120 su 766, solo una sulle 203 in Abruzzo e 62 su 1.824 nelle Marche. Anche per le macerie, mentre scriviamo, siamo in una fase transitoria. «La macchina di rimozione è finalmente in moto – ci spiega Maria Maranò dell’Osservatorio – ma siamo a circa il 15% delle macerie raccolte».
Si vive quindi in mezzo al guado, non sapendo se l’autunno porterà con sé un clima ostile che rallenterà i lavori di rimozione delle macerie e la consegna delle Sae. Intanto nella zona più colpita dal sisma, nelle Marche, le comunità, le associazioni e i movimenti cercano a loro modo di mettere i primi “mattoni” per ripartire. Se qualcosa si è smosso dopo il sisma, è la coscienza delle Marche che lottano per rinascere.

Demolizioni nel limbo
Salvo eccezioni, come Pescara del Tronto e Arquata del Tronto, le strade sono state finalmente liberate dalle macerie. «Il problema ora sono le demolizioni degli edifici privati pericolanti per rendere disponibili le macerie da rimuovere – continua Maranò – La procedura prevede che ci sia un’ordinanza del sindaco, poi il consenso del proprietario a demolire tramite una liberatoria, infine si può procedere alla demolizione e alla rimozione delle macerie». A Castelluccio di Norcia, ad esempio, hanno demolito la prima casa ma non hanno ancora ottenuto la liberatoria per la seconda. «Finché non c’è il consenso del proprietario non si va avanti, perché le demolizioni devono essere fatte in sicurezza». Poi le macerie devono essere trasportate nei siti di stoccaggio provvisori, a volte con lunghi viaggi. Ad oggi, però, nessuno ha dati certi sulla rimozione. «Serve il controllo sociale sulla gestione dell’enorme quantità di macerie – aggiunge Maria Maranò – Stiamo chiedendo alle Regioni e al governo di rendere accessibile ai cittadini il monitoraggio e la tracciabilità con un sito web».
Intanto, nonostante la lentezza nella consegna delle Sae, c’è chi reagisce con ottimismo: i rappresentanti delle Regioni. «Ad oggi abbiamo il 95% dei cantieri avviati e al massimo a fine mese avremo tutte le casette consegnate – dice Joseph Flagiello della segreteria della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini – La nostra decisione, frutto di una protezione civile su cui abbiamo investito anche in tempi di pace, è stata quella di portare le casette anche in centri con dieci abitanti». Per le Marche, invece, l’obiettivo è più a lungo termine. «La priorità resta quella di consegnare il 90% delle Sae entro dicembre – spiega l’assessore alla Protezione civile, Angelo Sciapichetti – Abbiamo chiesto alle ditte di aumentare il più possibile il personale nelle aree urbanizzate e pronte per il montaggio. Il presidente ha chiesto inoltre che le ditte si attrezzino per agire sui cantieri anche in caso di neve». A questo appello le imprese hanno risposto dando la massima disponibilità per lavorare in fretta, una volta terminata la prima fase delle urbanizzazioni e preparate le piazzole.

Visso a due facce
Ma molti sindaci sono preoccupati. Come Giuliano Pazzaglini, primo cittadino di Visso: «Ad oggi (15 settembre, ndr) non è stata consegnata nessuna casetta. Delle sei aree in realizzazione la prima è prevista a fine ottobre, le ultime a Natale. E pensare che il governo aveva annunciato che in sei mesi ci avrebbero riportati tutti a casa. Sarcasticamente avevo detto “mi accontenterei di un anno”, fui facile profeta». Del comune di Visso, che contava più di 1.200 abitanti, sono tornate circa 250 persone. «Finora non si è operato in procedura di emergenza: per la realizzazione delle casette ci vogliono nove passaggi – continua il sindaco – Per loro la priorità è la legalità, per me sono le persone. Tutto il resto è burocrazia». La preoccupazione più grande è legata ai giovani. «Molti hanno iscritto i figli a scuola fuori – riprende Pazzaglini – L’ulteriore discriminante sarà quella di Natale. Se ci saranno le case, torneranno. Altrimenti gli faranno finire l’anno scolastico dove l’hanno iniziato. E allora sarà ancora più difficile: perché è importante riportare le famiglie con i figli, altrimenti diventeremo un’enorme casa di riposo». Nonostante le preoccupazioni legittime, a Visso fioriscono iniziative per la sua rinascita. «Quando abbiamo avviato Sibillini Lab ci era chiaro che l’unità fa la forza e che i tre comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo del Nera solo insieme possono farcela. Per questo abbiamo ideato il marchio “@Visso”, in questo modo ci autofinanziamo con gadget, magliette e portachiavi», spiega Chiara Zanin di Sibillini Lab (visso.org). L’associazione ha avviato tre progetti: la costruzione di una ludoteca, di una casa di riposo, probabilmente a Ussita, e la realizzazione di un progetto fotografico “Mille foto, mille anime”. «È stato portato avanti in collaborazione con il circolo Ferretti di Jesi – aggiunge Chiara Zanin – I fotografi, da marzo scorso fino ad agosto, hanno fotografato le bellezze naturalistiche, le imprese, gli allevatori, i coltivatori, la via Lattea, i sentieri e i rifugi. Con lo scopo di fare una mostra a Jesi per Natale, mostre itineranti a Roma e nei paesi coinvolti, ma anche un fotolibro e un calendario». L’obiettivo è promuovere le zone e attrarre turismo, proponendo le bellezze che non hanno cessato di esistere con il sisma. Intanto la raccolta fondi per la ludoteca è conclusa. «L’area, già assegnata, sarà la zona della Chiesa e dell’oratorio – conclude Chiara – È chiaro che bisogna dare la priorità alle abitazioni, se non ritornano le famiglie con i bambini è inutile aprire una ludoteca». C’è chi poi spera di non passare un altro inverno nelle roulotte, come Christian Mocci di Vissosteniamo (sono su Facebook). «Affrontiamo questo autunno con già due obiettivi: una cena tutti insieme, aperta a chiunque voglia essere dei nostri in uno dei ristoranti riaperti qui a Visso, e il concerto di Natale – annuncia Christian Mocci – Un segnale positivo? Che abbia riaperto la scuola. Certo, anche se ci sono molti meno iscritti. Ma se non ritorna più nessuno…»

Qui è Epicentro
La volontà di non spegnere i riflettori sulle zone del sisma in inverno ma di attirare persone e cultura nei luoghi colpiti è il cuore del progetto “Epicentro” (montelagocelticfestival.it) di cui abbiamo già parlato ad aprile sulle pagine di Nuova Ecologia. «L’idea è lanciare diversi eventi: da presentazione di libri a spettacoli teatrali e appuntamenti musicali in diversi punti del terremoto. Per questo abbiamo coinvolto associazioni come Legambiente ma anche i festival esistenti sul territorio. Da Borgo futuro ad Arte in strada, da San Severino blues a Clown and clown festival», spiega Luciano Monceri. Lo scopo è attirare persone da fuori nei fine settimana da novembre a marzo. Gli fa eco Michele Serafini, anche lui promotore del progetto: «La prima data sarà il 29 ottobre, quando faremo una giornata nell’azienda Scolastici a Pieve Torina». L’azienda è di Marco Scolastici (tenutascolastici.com), da sempre in prima linea per una ricostruzione che sia anche culturale: «La data del 29 era partita come una sorta di inaugurazione delle stalle di legno – spiega Marco – Abbiamo dovuto affrontare una vera e propria battaglia per far accettare la nostra volontà di installare stalle di questo tipo e non le tensostrutture classiche. I motivi sono estetici, di tenuta e impatto ambientale. Da mera inaugurazione è diventata una giornata di memoria, dibattito e intrattenimento».

Non solo cultura
A Pieve Torina e in moltissimi altri centri colpiti dal terremoto operano anche le Brigate di solidarietà attiva (brigatesolidarietaattiva.net). Ce ne parla Lidia: «Sosteniamo le fasce più deboli con staffette di consegna di aiuti a domicilio e spacci popolari, cioè punti di approvvigionamento gratuito. L’obiettivo è sempre stato però superare l’assistenzialismo e promuovere il mutualismo e la solidarietà. E poi abbiamo creato quella che chiamiamo “filiera antisismica”: facciamo da intermediari tra i produttori e la vendita dei loro prodotti. Per questo inverno continueremo ad esserci e a lavorare politicamente a fianco del coordinamento dei 96 comitati nati nelle zone terremotate». Sono a lavoro anche quelli di Terre in moto (terreinmotomarche.blogspot.it). «La nostra rete, nata subito dopo le scosse del 2016, ha voluto mettere insieme più soggetti di territori diversi del fermano, del maceratese ma anche di Ancona, di tutte le Marche. La volontà era di ribadire che quello che succede nel cratere ci riguarda tutti», spiega Simone. Il lavoro più profondo è stato quello informativo, narrativo: i ragazzi di Terre in moto hanno collaborato ad esempio con Loredana Lipperini di Radio3 sul racconto che stava facendo sul post-sisma, cercando di restituire significato e dignità alle popolazioni colpite. Durante luglio hanno portato a Fiastra, in particolare a San Lorenzo in lago, il Terre in moto festival: quattro giorni di musica, escursioni e dibattiti. «A ottobre ripartono le assemblee pubbliche: l’obiettivo è di creare altri eventi culturali in inverno», aggiunge Simone.

Se la piazza non c’è più
Una città di storia millenaria e sede dell’università, completamente distrutta dal terremoto nel suo centro storico. Si tratta di Camerino. Proprio qui circa cento ragazzi, sia residenti in città che studenti fuori sede, hanno deciso di fare la propria parte, fondando l’associazione “Io non crollo – Camerino” (iononcrollo.org). «Intanto nella prima fase critica dell’emergenza, quando arrivavano persone anche da Trento come volontari e dovevano raggiungere centri poco conosciuti, li abbiamo supportati – spiega Caterina – Poi come volontari abbiamo fatto sgomberi, recupero di beni culturali, laboratori per bambini. Durante l’inverno abbiamo dato aiuto agli allevatori: distribuivamo i mangimi e abbiamo fatto anche una raccolta fondi». Ma il progetto più grande dell’associazione è la ricostruzione culturale e sociale della comunità, con la messa a punto di un quartiere polifunzionale e antisismico per dare posto alle associazioni culturali, teatrali e così via. «Sono attualmente oltre cento le associazioni a Camerino, la maggior parte delle quali aveva la propria sede e organizzava le proprie attività nel centro storico, punto di aggregazione e teatro del ricco calendario delle manifestazioni – continua Caterina – Dopo il sisma i tre quarti delle associazioni non hanno più la propria sede». Sono infatti ormai inutilizzabili il teatro “Filippo Marchetti”, il cinema, gli edifici del Comune, dell’ateneo e dell’arcidiocesi. «Abbiamo già il terreno, il progetto e 250.000 euro: realizzeremo un piccolo teatro e tante casette da assegnare alle associazioni del posto. Non avevamo più una piazza – chiosa Caterina – Abbiamo deciso di ricostruirla. Ma più in grande». Insieme. Per affrontare l’inverno che verrà.

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