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Campania, post-lockdown torna l’inquinamento

La macchia nera di fronte al canale Agnena

Sono passati solo cinque giorni dal momento della riapertura. Nel periodo di blocco, imposto dal governo per limitare la diffusione dell’epidemia da Coronavirus, abbiamo assistito a una rinascita della natura o, più precisamente, a un suo ritorno. Gli animali liberi di muoversi, i corsi d’acqua trasparenti e il cielo terso. Eppure, è bastato molto poco per tornare alla situazione di due mesi fa.

In Campania, per esempio, l’acqua del fiume Sarno, tristemente famoso come il fiume dei veleni, aveva beneficiato del periodo di blocco, tanto da essere apprezzata dai cittadini per la sua limpidezza e per il colore cristallino, mai visto in precedenza. Purtroppo, però, già martedì, giorno successivo alla riapertura, le aziende e gli stabilimenti del territorio hanno riavviato gli sversamenti illegali. Le acque sono diventate immediatamente più torbide, scure e maleodoranti.

Il fiume Sarno poco dopo la ripresa delle attività

La situazione è stata prontamente verificata dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che sul suo profilo Facebook ha commentato: “Al primo giorno di allentamento dei divieti e di riapertura delle aziende, sono ricominciati gli sversamenti. Per questo, anche grazie alle vostre segnalazioni, subito ho attivato i Carabinieri del Noe per controlli e indagini in zona, indagini prontamente partite. Confermo quindi che tutti gli enti preposti sono sul posto per controllare e per individuare il colpevole. Non possiamo tollerare che gente senza scrupoli riporti inquinamento e devastazione laddove la Natura stava riprendendo i suoi spazi”.

Per dare seguito alle sue parole, l’Autorità del distretto dell’Appenino Meridionale ha effettuato dei campionamenti delle acque lungo il corso del fiume Sarno e dei suoi affluenti principali. A breve inizieranno anche le verifiche congiunte con i carabinieri del Noe, con cui è stato siglato un Accordo di collaborazione, a seguito del quale è stato condiviso un Programma tecnico operativo con l’obiettivo di censire, controllare e verificare gli scarichi civili ed industriali per la mitigazione degli impatti ambientali.

E’ stato anche avviato un Master Plan dall’Autorità di Distretto, su mandato del ministro Sergio Costa, che declina tutte le azioni necessarie per predisporre  un programma di misure – a breve, medio, lungo termine –  al fine di dare risposte adeguate alle problematiche presenti.

Nella giornata di ieri poi, 7 maggio, si è espansa una macchia nera dalla foce del canale Agnena nel mare davanti a Castel Volturno (CE). La notizia era stata annunciata dal sito Lo strano Oz. “Nella cosiddetta fase 2 – ha confermato subito dopo il sindaco Luigi Petrella – sono ricominciate le operazioni di criminali incalliti che hanno contribuito nel tempo alla devastazione dell’ambiente. Sono in corso indagini da parte delle forze dell’ordine e della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Non dobbiamo difenderci solo dal nemico invisibile e virale, il Covid-19, ma soprattutto da attacchi terroristici di persone senza scrupoli. Non ci fermeremo».

La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’indagine per inquinamento ambientale. Nel frattempo i tecnici Arpac hanno prelevato dei campioni di acqua contaminata, ora in esame nei laboratori addetti, e la Capitaneria di Porto sta verificando l’origine dello sversamento, ancora sconosciuta.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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