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Cambiamenti climatici: anche il vino si trasformerà

Cambiamenti climatici e vino

di LUCA CIRESE

Il cambiamento climatico trasformerà anche il vino che beviamo: è quanto emerge da una ricerca uscita lo scorso gennaio su “Nature”. Anche se gli Accordi di Parigi fossero rispettati, nuove temperature ed eventi meteorologici estremi – come ondate di calore, forti precipitazioni e siccità – metteranno a rischio le varietà di vite che consumiamo. Secondo lo studio sarà necessaria una stretta collaborazione tra coltivatori e ricercatori per lo sviluppo di vitigni capaci di adattarsi ai mutamenti climatici.

Oggi nel mondo vengono coltivate 6.000-10.000 varietà di vite comune (Vitis Vinifera), di cui la maggioranza è utilizzata per la produzione di vino. Se in Europa le coltivazioni sono molto diversificate, altro è lo scenario nel resto del mondo: in Australia, Cina e Stati Uniti ci si concentra principalmente sulle 12 “varietà internazionali”, che prendono il nome dalla loro diffusione in diverse aree e climi e che rappresentano meno dell’1% del totale. Il risultato è una grande uniformità nella produzione del vino, conseguenza, secondo lo studio, sia della globalizzazione del mercato sia di un consumo che si orienta su pochi nomi.

È proprio questa scarsa varietà, che riguarda anche molte altre colture, a rendere meno adattabili i vitigni che coltiviamo. Per affrontare i cambiamenti climatici, scrivono gli autori dell’articolo, i coltivatori si dovranno concentrare su varietà resistenti alla siccità e alle ondate di calore, perché, anche se riducessimo molto le emissioni, le previsioni dicono che aree come l’Europa del Sud e l’Australia nord-occidentale diventeranno troppo calde per un vino di qualità.

“Di fronte all’aumento di eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e siccità, sarà necessario adattarsi trovando varietà che resistano a questi effetti – dichiara Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – ma è importante che siano autoctone e legate ai territori – come avviene in Trentino – per rispondere al problema dell’omologazione che caratterizza la coltivazione del vino e il suo consumo.”. “Per affrontare i cambiamenti climatici servirà però anche abbattere le emissioni in agricoltura – conclude – con lo sviluppo di una viticultura biologica e biodinamica che intrecci, come nei bio-distretti del vino, la riscoperta delle tradizioni locali all’eliminazione dei pesticidi.”.

Riuscire a cambiare le varietà non si preannuncia però affatto semplice. Senza considerare le ricadute in un mercato globale che si concentra su pochi nomi, in Europa esistono leggi rigide che permettono di etichettare i vini solo secondo la varietà e non secondo la regione: e proprio i viticoltori, che potrebbero avere maggiore interesse a cambiare le normative per adattarsi, hanno difficoltà a porre la questione perché, come ha dichiarato la co-autrice Elizabeth Wolkovich all’Harvard Gazette, significherebbe riconoscere che il terroir, e dunque la qualità del vino che ne dipende, sta già risentendo dei cambiamenti climatici.

Nonostante le molte difficoltà, si tratta per gli autori della soluzione più vantaggiosa, perché spostare i vigneti in zone divenute più calde e idonee alla coltivazione avrebbe una serie di conseguenze indesiderate: insieme alla perdita di biodiversità nelle nuove aree e alla mancata tutela di vigneti che sono patrimonio Unesco, ci sarebbe anche un peggioramento della qualità del vino causato dalla perdita di esperienza acquisita in generazioni. Secondo l’articolo di “Nature” per rendere praticabile questa proposta saranno essenziali tanto un cambio di leggi in materia, quanto una stretta collaborazione tra ricercatori e coltivatori: solo così si potranno coltivare e studiare varietà potenzialmente adattabili alla siccità, alle forti precipitazioni e alle ondate di calore per testarne la resistenza ai cambiamenti climatici.

“Per rispondere alla siccità, nel nostro paese sarà necessario, oltre a razionalizzare in modo efficiente le irrigazioni, trovare le varietà di Glera che siano più resistenti- dichiara Guglielmo Donadello, consulente di Legambiente nazionale per l’agricoltura – Ma per contrastare il cambiamento climatico e rendere l’agricoltura più sostenibile – conclude- serve soprattutto un aumento dei controlli che facciano rispettare, in Italia e in Europa, le normative nazionali e comunitarie per l’abbattimento delle emissioni da pesticidi e delle concimazioni chimiche.”.

La ricerca di forme di adattamento e di mitigazione delle emissioni per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici non riguarda infatti solo il vino, ma in generale tutta l’agricoltura. In Etiopia è in corso una collaborazione tra ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e contadini delle regioni dell’Amhara e del Tigray: il progetto sta analizzando centinaia di varietà di grano, allo scopo di trovare quelle che si adattino ai mutamenti climatici e che rispondano alle esigenze dell’agricoltura di sussistenza dei coltivatori locali.

 

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