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Covid, traffico in aumento. Ma i dati non giustificano la paura per i mezzi pubblici

Il 17% degli italiani pensa che utilizzerà meno il trasporto pubblico in autunno. Ma, secondo gli esperti, l’automobile non è tanto più sicura. Le analisi svolte a Milano non hanno riscontrato differenze significative tra le modalità di trasporto utilizzate

In questa ripartenza autunnale sono tornati gli ingorghi e il traffico. Ci muoviamo ancora meno del 2019, ma in tanti sono tornati in auto. “La mobilità dolce non decolla”, pare abbia dichiarato il ministro Enrico Giovannini il 9 settembre scorso in Commissione alla Camera, assistiamo ad “un calo fortissimo delle attese di spostamento” sui mezzi pubblici.

È “attesa una caduta di circa il 20% nell’utilizzo del mezzo pubblico con un parallelo aumento dell’utilizzo dell’auto privata”. Il ministro della Mobilità Sostenibile ha fatto così arrabbiare gli ambientalisti. Legambiente ha letto l’indagine Istat dei primi di settembre: se prima della pandemia l’80% degli italiani si recava a lavoro o scuola 5 giorni alla settimana, ora prevede di farlo con la stessa frequenza solo il 68%. Il 17% pensa che utilizzerà meno i mezzi pubblici questo autunno, mentre il 7,6% prevede di aumentare l’uso dell’auto. E la mobilità dolce ciclo-pedonale? L’Istat ci informa che cala dal 18,6% al 17,8% tra il gennaio 2020 e il settembre 2021, perde meno lo 0,8%. Mentre il 4,7% di perdita passeggeri dei mezzi pubblici si trasferisce tutto in auto (+5,3%). La mobilità dolce ha dunque l’unico torto di non convincere chi prima usava treno, metro e autobus. Comunque un pessimo segnale.

Il motivo dei cambiamenti nella modalità di trasporto? Per il 33,6% il Covid e per un altro 20,2% è “anche” il Covid. Quindi la paura del contagio. Il tanto parlare dei rischi che si corrono sui mezzi pubblici sta influenzando i comportamenti.

I dati scientifici

Ma il mezzo pubblico, i viaggi e i trasporti, sono davvero stati causa di un aumento significativo dei contagi? E l’automobile è davvero il mezzo più sicuro per spostarsi? Ricordate le immagini televisive dei drive-in per fare i tamponi? In tanti ci siamo domandati se stare in auto serviva per difendere dal contagio l’operatore sanitario o il cittadino da tamponare.

Per dare una risposta seria a queste domande abbiamo chiesto informazioni alle istituzioni. Legambiente ha potuto leggere una parte della documentazione scientifica che è stata condivisa in sede europea tra le associazioni delle aziende di trasporto e le autorità sanitarie. Si tratta di resoconti ufficiali come i bollettini settimanali di “Santé Publique” francesi, i bollettini dell’Istituto Kock che raccoglie i dati Covid per il governo tedesco, gli studi dell’Imperial College sul trasporto pubblico di Londra, o dell’Istituto Pasteur francese. L’associazione europea delle società di trasporto ha prodotto nell’ottobre 2020 un Policy Brief “Public Transport is covid-sale” sottoposto a consultazione degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Infine, in Italia, oltre alle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sui mezzi di trasporto, l’associazione ha avuto notizia pubblica delle indagini NAS a Milano (ma si sono fatte in tutta Italia) su campioni di superfici di contatto (sedili, maniglie…) e uno studio ATS di Milano sui contagi durante la seconda e terza ondata.

Ebbene, nessuno di questi documenti o studi rileva casi diffusi o statisticamente significativo di contagio sui mezzi di trasporto. Ad esempio, in Francia su 4.365 cluster individuati nell’ottobre 2020, solo lo 0,82% era riferibile a mezzi pubblici. Meno del rischio medio, tra chi usciva di casa. In Germania a settembre la percentuale scende al 0,2%. Si rileva invece un rischio di contagio che cresce proporzionalmente alla quantità di tempo che si trascorre fuori di casa, a contatto con altre persone. L’ATS di Milano, ripreso dal Corriere, controllando 572 studenti liceali di Milano (ottobre 2020) e 1.758 ragazzi a primavera 2021, in entrambi i casi un centinaio di contagi riscontrati, ha concluso che “le analisi hanno mostrato che il rischio Covid-19 aumenta significativamente del 2% ogni minuto speso nel tragitto casa-scuola”. Ma non ha riscontrato differenze significative tra modalità di trasporto utilizzate. Due possibili spiegazioni potrebbero essere: il maggior tempo trascorso in compagnia a parlare con gli amici, oppure il maggior tempo che impiega per andare a scuola chi arriva da contesti sociali e demografici più svantaggiati, con una correlazione col rischio Covid maggiore, come dimostrato da altre analisi a Milano e nel resto d’Italia.

Possiamo quindi concludere che le norme di sicurezza hanno funzionato: mascherina, distanziamento, ventilazione o finestrini aperti, sanificazione quotidiana dei mezzi. Possiamo affermare che la riduzione della mobilità e dei contatti è stata una misura necessaria e utile, come oggi la diffusione dei vaccini e i controlli dei green pass. Pochi contagi sui mezzi quindi anche perché a muoversi eravamo di meno, i mezzi erano meno pieni, i viaggi meno lunghi.

Ma ora che dobbiamo ricominciare a muoverci, quale conclusione dobbiamo trarre, oltre alla necessità di vaccinarci tutti (quelli che possono)? E andare in auto o a piedi o bicicletta? Nella gran parte dei lavori non si trovano raffronti tra modalità di trasporto o non si sono riscontrate differenze significative. La ricerca dell’ATS di Milano, pur sottolineando che si tratta di differenze al di sotto della soglia di “correlazione statistica”, conclude: “Rispetto agli studenti che potenzialmente percorrono il tragitto a piedi, quelli che utilizzano la macchina sono associati ad una riduzione del rischio pari a 0,78, mentre quelli che utilizzano i mezzi sono associati ad un incremento del rischio pari a 1,12. Gli studenti che prendono più di due mezzi, anche se non statisticamente significativo, hanno un rischio del 12 per cento superiore rispetto a quelli che prendono solo un mezzo per andare a scuola”.

Pochi analizzano la differenza tra viaggiare da soli in auto, oppure con uno o più passeggeri, salvo le ricerche in Francia (Ist Pasteur) che evidenziano, rispetto ai viaggi sui mezzi pubblici, un aumento del rischio contagio nei viaggi in auto con passeggeri (“covoyage”) del 30% nella seconda ondata e del 58% nella terza (ottobre 2020-gennaio 2021). A pensarci bene, nessuna sorpresa, visto che l’abitacolo delle auto è più piccolo, le condizioni di sicurezza del viaggio inferiori (vedete qualcuno che indossa mascherine, garantisce il distanziamento, controlla green pass per viaggi lunghi…).

Conclusione: nessun liberi tutti, uscire e viaggiare aumenta i rischi, specie con la variante più contagiosa. Indispensabile vaccino, mascherina e evitare gli assembramenti, soprattutto al chiuso, vale per i mezzi di trasporto come nella vita: ma la paura ad usare i mezzi di trasporto pubblici è ingiustificata. Per quanto possibile, meglio spostarsi all’aperto, a piedi e in bicicletta. Prudenza nei mezzi di trasporto chiusi, prudenza doppia in quelli più piccoli, come le automobili. Se non vogliamo più vivere isolati e soli, meglio treni e tram che l’auto.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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