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Calcio popolare, a Rovigo nasce “Ambientiamoci”

Porto alegre

Tessere relazioni tra persone diverse e distanti grazie allo sport e al cibo: è la scommessa del neonato circolo di Legambiente Rovigo, che ha importato il “terzo tempo”, post-partita tipico del rugby, nel calcio popolare del campionato Uisp amatori. “Ambientamoci! Qui nessuno è in trasferta” è partito a gennaio in collaborazione con la Cooperativa Porto Alegre e la Cooperativa sociale di tutti i colori: fino ad aprile ogni partita che la FC Porto Alegre giocherà in casa, al campo comunale di Bosaro, si concluderà con un momento di convivialità e di confronto rivolto a giocatori e tifosi per conoscersi e socializzare.

La Fc Porto Alegre è una squadra “speciale”: raggruppa richiedenti asilo ospiti dell’omonima cooperativa che gestisce l’accoglienza nei centri di Rovigo, Bosaro e Frassinelle. La squadra si è iscritta a partire da quest’anno al campionato provinciale Uisp di calcio a 11, i cosiddetti Amatori. Con un obiettivo semplice e ambizioso: favorire l’integrazione attraverso il gioco del calcio.

 Prosegue grazie al progetto “Ambientiamoci!” il lavoro del circolo “A. Langer” per portare avanti, sulle orme di dell’ecologista e costruttore di pace a cui è intitolato, i temi sempre più inscindibili della convivenza e della diffusione di stili di vita eco-sostenibili. E con la distribuzione di cibo gratuito dopo le partite il progetto vuole anche parlare di diseguaglianze e di sport aperto a tutti. L’iniziativa ha già dato il la anche a buone pratiche di solidarietà: Andrea, volontario del circolo “A. Langer” e calciatore professionista, ha raccolto le scarpe sportive usate dalla sua squadra per regalarle ai ragazzi della Porto Alegre. «Dopo i terribili fatti di Macerata, noi, nel nostro piccolo, continuiamo a seguire l’insegnamento di Alexander Langer secondo cui, per costruire convivenza tra persone diverse, “non servono prediche contro razzismo, intolleranza e xenofobia, ma esperienze e progetti positivi”», dichiara la presidente del circolo di Legambiente Rovigo Giulia Bacchiega. «Per mettere insieme persone diverse», ci racconta, «siamo partiti dal mescolare cose differenti – sport e ambiente, calcio e rugby – costruendo un momento di conoscenza reciproca che ci faccia scoprire che i cambiamenti climatici ci riguardano tutti».

Il primo incontro è stato un successo: dopo la partita contro l’ A.S.D. Piacenza d’Adige, la squadra avversaria si è fermata e ha stretto rapporti con i ragazzi della Porto Alegre. Sulla rete del campo da gioco, attaccati da Legambiente Rovigo, c’erano cartelloni con foto che ritraevano i disastri ambientali avvenuti in Italia e nei paesi in via di sviluppo, dall’alluvione del Polesine a quella del Bangladesh, dalla siccità del Po ai fiumi in secca in Africa. Un modo plastico per mostrare che i cambiamenti climatici non hanno confini e per sensibilizzare sull’aumento dei profughi ambientali, che secondo le stime più ottimiste entro il 2050 raggiungeranno quota 200-250 milioni.

Proprio la connessione tra migrazioni e riscaldamento globale ha spinto gli organizzatori a ridurre al minimo l’impatto dell’iniziativa grazie all’utilizzo di isole ecologiche e stoviglie bio-degradabili.

Per parlare dell’importanza di stili di vita eco-sostenibili come risposta ai cambiamenti climatici in atto, il progetto del circolo di Legambiente prevede anche incontri di formazione per i richiedenti asilo, a partire dal corretto modo di fare la raccolta differenziata. Già ora alcuni profughi accolti dalla Cooperativa di tutti i colori stanno aiutando a organizzare l’iniziativa, traducendo i volantini e aiutando a differenziare i rifiuti durante il “terzo tempo”.

E il progetto non si ferma qui: in vista della seconda partita in casa – quella contro il Atletico Fratta, che non si è svolta a causa del maltempo – il circolo ha cominciato a produrre dei video per far raccontare ai giocatori della squadra di calcio la loro storia e i motivi che li hanno spinti a emigrare. Le interviste si focalizzeranno anche sulla situazione ambientale dei paesi dell’Africa sub-sahariana – Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Senegal – da cui provengono i ragazzi della Porto Alegre.

«Tutto è cominciato con la nostra partecipazione ai Mondiali antirazzisti nel 2015», ci racconta Edoardo Rossetto, operatore della cooperativa Porto Alegre e giocatore della squadra, «poi, l’anno scorso, dall’idea di utilizzare lo sport come mezzo di integrazione e di incontro tra culture differenti, ci è venuta in mente di creare una squadra». «Mentre attendono il permesso di soggiorno, i ragazzi non possono lavorare», osserva, «partecipare al campionato diviene così un modo per imparare l’italiano e costruire una rete di relazioni, che per noi è l’obiettivo principale dell’accoglienza».

Grazie al progetto, Piero, il custode del campo di Bosaro, si è già affezionato ai ragazzi che, alla fine delle partite, lo aiutano a tenere in ordine il campo. L’iniziativa del circolo di Rovigo già ottiene delle piccole conquiste per una convivenza possibile.

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