
Il primo febbraio l’Associazione vittime della caccia ha diffuso i dati ufficiali sul bilancio morti e feriti della stagione venatoria 2019-2020. I numeri si confermano allarmanti. Dal primo settembre 2019 al 31 gennaio 2020, si sono contati 27 morti e 67 feriti. Delle vittime, 20 sono stati cacciatori e 7 non cacciatori. I feriti sono stati invece 59 in ambito venatorio e 8 in ambito extravenatorio. Tra le persone uccise c’è stato anche un minore.
L’andamento di questa stagione venatoria è fotografato, come accade da dodici anni a questa parte, nel Dossier AVC 2019-2020, un lavoro costruito attraverso la cronologia generale delle rassegne stampa e le relative fonti per un riscontro diretto di quanto raccolto dall’associazione. All’interno del report figurano inoltre alcuni grafici sull’analisi del fenomeno riguardante soprattutto l’età di chi pratica questa pericolosa attività, la distribuzione nelle varie regioni italiane dei casi con morti e feriti per armi da caccia, una sezione dedicata ai minori coinvolti, la raccolta dei casi di animali domestici vittime anch’essi delle doppiette, la comparazione dei dati con quelli delle precedenti stagioni venatorie e altro ancora.
Tra i dati più interessanti c’è quello secondo cui i cacciatori nelle fasce dai 50 ai 70 anni sono i maggiori responsabili di violazioni di varia natura, sia in ambito venatorio che extravenatorio. Preoccupa poi il nuovo picco dei giovani: ragazzi tra i 18 e i 30 anni, neopatentati o senza licenza, “frutto – secondo l’associazione – dell’incremento che le associazioni venatorie e partiti politici filovenatori stanno operando per coinvolgere i giovanissimi nell’attività venatoria”. Dal dossier emerge infine un considerevole aumento numerico della presenza di ultraottantenni ancora in attività e nella disponibilità delle armi. “Non da meno il nuovo dato su quanto riscontrato per una fascia di età (0/18) che neppure dovrebbe essere inserita, in quanto la licenza di caccia e/o il porto d’armi sono accessibili soltanto dai 18 anni in poi. Invece – sottolinea l’associazione – ritroviamo molti casi di bambini/ragazzi coinvolti e indotti a commettere gravi reati di predazione e abuso delle armi”.



