martedì 1 Dicembre 2020

C’è un buco dell’ozono sull’Artico, anomalia del 2020

Un'immagine dei ghiacci artici canadesi

Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), cioè il sistema di monitoraggio atmosferico dell’Unione Europea, ha rivelato che in quest’ultima primavera lo strato di ozono sopra l’Artico si è gravemente assottigliato ad altitudini di circa 18 km, tanto da provocare un buco visibile. La notizia è rilevante perché sul Polo Nord le condizioni necessarie al verificarsi dell’evento sono piuttosto rare. Mentre siamo abituati ai buchi di ozono che si sviluppano sull’Antartico ogni anno durante la primavera australe, l’ultima volta che è stata osservata una riduzione dell’ozono chimico sull’Artico è stato nella primavera del 2011, e quella attuale sembra essere ancora più importante.

Il buco dell’ozono che si forma in Antartide è causato principalmente da sostanze chimiche prodotte dall’uomo, tra cui il cloro e il bromo, che migrano nella stratosfera. Queste sostanze chimiche si accumulano all’interno del forte vortice polare che si sviluppa sopra l’Antartico ogni inverno, dove rimangono chimicamente inattive nell’oscurità. Le temperature nel vortice possono scendere sotto i -78 gradi Celsius e possono formarsi nubi polari stratosferiche, che giocano un ruolo importante nelle reazioni chimiche che coinvolgono le sostanze chimiche. Quando la luce solare torna a illuminare la zona, l’ozono va incontro a una netta riduzione. Questo fenomeno ha causato la formazione di buchi dell’ozono annualmente negli ultimi 35 anni, ma quello del 2019 è stato uno dei più piccoli mai registrati.

Al contrario, la stratosfera artica è circondata da masse di terra e catene montuose, che modificano gli schemi meteorologici. Il vortice polare nell’emisfero settentrionale è di solito più debole rispetto a quello dell’emisfero meridionale, e le temperature non scendono mai così in basso. Tuttavia, quest’anno il vortice polare artico è stato eccezionalmente forte e di lunga durata, a causa dei venti che hanno intrappolato l’aria fredda. Le temperature nella stratosfera artica sono state insolitamente basse per diversi mesi all’inizio del 2020, tanto da permettere la formazione di nubi polari atmosferiche e, come conseguenza, gravi perdite di ozono al ritorno della luce solare. 

Gli strumenti continueranno a monitorare l’evoluzione nei prossimi mesi. Le previsioni ufficiali del programma Copernicus suggeriscono che le temperature stanno cominciando ad aumentare e le riserve di cloro attivo si stanno leggermente esaurendo. Probabilmente quindi, la riduzione di ozono è destinata a fermarsi entro la fine del mese di Aprile.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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