martedì 26 Gennaio 2021

Brasile, sanzioni contro aziende agricole connesse alla deforestazione

deforestazione

Contro la deforestazione e il commercio illegale di soia, l’Ibama, Istituto brasiliano dell’Ambiente e delle risorse naturali rinnovabili, facente parte del ministero dell’Ambiente, ha sanzionato nei giorni scorsi cinque imprese attive nel commercio di grano e decine di coltivatori. Tra le aziende sanzionate per l’acquisto di soia prodotta illegalmente in aree naturali protette, la multinazionale statunitense Cargill e l’impresa americana di alimenti e agribusiness Bunge Limited. Insieme a loro, anche ABC Indústria e Comércio SA, JJ Samar Agronegócios Eireli, e Uniggel Proteção de Plantas Ltda. Le cinque imprese hanno ricevuto sanzioni per un totale di 24,6 milioni di reais, la valuta brasiliana. Includendo i coltivatori multati, la somma sale a 105,7 milioni di reais, pari a 29 milioni di dollari.

Una “punizione” esemplare, dopo i ripetuti avvertimenti alle imprese da parte di organizzazioni mondiali ambientaliste quali Mighty Earth, come riferisce il ceo di quest’ultima, Glenn Hurowitz: «Ancora e ancora, noi abbiamo avvertito Bunge e Cargill di fermare la loro deforestazione su larga scala». E tornano alla mente le parole di Nara Baré, presidentessa del Coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana (Coiab): «Noi siamo i più grandi esportatori di soia e bestiame, ma ricordate che in mezzo a questi beni di consumo c’è il sangue indigeno». Il grano acquistato illegalmente dalle imprese ammonterebbe a 3.000 tonnellate, secondo quanto riferito dall’Ibam: una produzione che riguarda aree off limits, contraria alle regole ambientali per la coltivazione. In particolare, queste attività riguardano la regione del Cerrado: “la casa per il cinque per cento della biodiversità mondiale, incluse le specie che fronteggiano serie minacce come il giaguaro, il formichiere gigante, il lupo dalla criniera (crisocione, ndr) e il cervo delle paludi”, sottolinea Mighty Earth.

A loro discolpa, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, le aziende hanno risposto di non aver ricevuto alcuna sanzione, come ha fatto Cargill, oppure hanno ribadito di aver seguito buone pratiche e regole di coltivazione, come ha affermato Bunge. L’azienda ha anche precisato di aver consultato il database pubblico contenente le aree con divieto di coltivazione e ha confermato il suo supporto all’azione dell’Ibama e del Brasile per la conservazione ambientale». Le sanzioni comminate arrivano in seguito all’Operazione salsa di soia, condotta a partire da aprile dall’Ibama, e che si è concentrata nella regione del Matopiba, all’interno della savana del Cerrdado, includendo gli stati di Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia.

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