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Brasile, la deforestazione minaccia la cultura dei cebi barbuti

testo e foto di NOEMI SPAGNOLETTI (API – Associazione Primatologi Italiani)

La cultura degli animali non umani rischia di scomparire minacciata dalla pressione
antropica. Un recente studio di Andrea Presotto, biogeografa dell’Università di Salisbury e colleghi internazionali, pubblicato sull’International Journal of Primatology, mette in luce per la prima volta che la cultura dei cebi, le uniche scimmie sudamericane ad usare strumenti, è fortemente minacciata dall’erosione e dall’impatto antropico, soprattutto dalla conversione dell’uso del suolo da foresta naturale a terreno agricolo.
A Fazenda Boa Vista, a Sud dello Stato del Piauí nel nordest del Brasile, i cebi barbuti (Sapajus libidinosus) usano oggetti di pietra e incudini naturali per rompere noci di palma molto resistenti e altri alimenti racchiusi in guscio (argomento della puntata di Super Quark di Rai Uno di mercoledì 29 luglio, NdR). Altre popolazioni della stessa specie che vivono più a nord (stato del Maranhão) usano martelli di legno per aprire granchi e altri molluschi. Le tradizioni culturali di uso di strumenti nei cebi vengono tramandate attraverso l’osservazione, e acquisite dai giovani esposti quotidianamente all’utilizzo di strumenti da parte degli adulti.

Maschio adulto con individuo giovane

I dati
Osservazioni sulle popolazioni selvatiche di cebi barbuti, iniziate da circa 20 anni, hanno riportato che il comportamento è alquanto raro e si manifesta in pochissime popolazioni, nonostante la grande diffusione della specie in tutto il Sudamerica. Lo studio di Presotto ha analizzato il rischio che le tradizioni comportamentali dei cebi spariscano nei due siti del Piauí e Maranhão, due stati del nordest del Brasile che fanno parte dell’area conosciuta come MAPITOBA (acronimo che deriva dalle sigle degli stati Maranhão, Piauí, Tocantins, Bahia), dove da 30 anni è in atto un grande piano di espansione di agricoltura legale e illegale, con risultati deleteri per la conservazione della biodiversità animale a vegetale. Per valutare gli effetti dell’attività umana, Presotto ha confrontato per entrambe le aree immagini satellitari del 1987, del 2000 e del 2017 analizzando la copertura della vegetazione naturale e l’espansione dell’agricoltura intensiva (terreni più grandi di 1200 ettari). I risultati hanno dimostrato che l’agricoltura intensiva è aumentata di oltre il 350% dal 2000 al 2017. E, ancora peggio, le mappe di simulazione prevedono che entro il 2034 diminuiranno sia le aree umide (dove crescono le palme), sia le aree rocciose a causa dell’erosione del suolo, nonché le foreste di mangrovie che saranno convertite e degradate. A queste variazioni ambientali corrisponderà anche una graduale perdita del comportamento di uso di strumenti da parte dei cebi, perché potrebbero mancare le condizioni ecologiche necessarie come la disponibilità di frutti di palma e la presenza di rocce da usare come incudini. L’avanzare delle aree sfruttate dall’agricoltura intensiva, inoltre, si farà sempre più prossima alle aree dove vivono le popolazioni di cebi che usano strumenti.

Una tradizione da inserire in strategie di conservazione
Lo studio mette in evidenza la necessità e l’urgenza di considerare la cultura animale nella pianificazione degli interventi concreti di tutela della biodiversità e per lo sviluppo di politiche di conservazione adeguate ed efficaci. Attualmente, le politiche del Brasile sono alquanto favorevoli alla conversione agricola di grandi appezzamenti di terra come quelli dei biomi Caatinga e Cerrado e, se la tendenza non verrà invertita, questo potrebbe determinare la scomparsa delle tradizioni culturali nei cebi, le uniche scimmie del Sudamerica ad usare strumenti. Molti studi comportamentali su diverse specie animali, pubblicati in precedenza, supportano la teoria che l’impatto antropico influisce sia sulla perdita di popolazioni (in numero e in diversità genetica) sia sulla cultura degli animali. Per questo le “unità culturalmente significative” dovrebbero essere integrate nei piani di gestione e conservazione della fauna selvatica. La necessità di inserire le conoscenze del comportamento animale al fine di conservare le specie animali è un metodo del tutto recente e innovativo, se si pensa che normalmente i
parametri utilizzati per considerare lo stato di minaccia di una specie si basano soprattutto sul numero totale di individui e sulle loro riserve genetiche, ovvero la qualità e diversità genetica disponibile. Preservare le tradizioni culturali dei cebi barbuti sarebbe utile non solo per conservare la ricchezza culturale di una specie unica, ma sarebbe di gran beneficio per la salute e il benessere delle comunità locali e per il giusto equilibrio degli ecosistemi a livello mondiale, purtroppo sempre più minacciato.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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