Bracconaggio, ogni anno in Italia uccisi illegalmente 6 milioni di uccelli

Abbattuti anche lupi, orsi, camosci, stambecchi, marmotte e molte altre specie protette. Legambiente e tante altre associazioni chiedono al ministro dell’Ambiente Costa un impegno concreto per l’approvazione del disegno di legge “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2020”

foto di un ritrovamento di una gabbia messa da bracconieri

Mettere fine ai delitti contro la fauna in Italia. Una mission che si può portare a termine solo con l’approvazione del disegno di legge “Collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2020”, che conterrà le norme di attuazione del Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio sugli uccelli selvatici e che nei prossimi giorni verrà presentato in Consiglio dei ministri. 

A lanciare nuovamente l’appello, e a chiedere al ministro dell’Ambiente Sergio Costa un impegno concreto affinché il testo in elaborazione costituisca un vero strumento di contrasto al bracconaggio, sono le associazioni Enpa, Greenpeace Italia, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia, Lndc, Mountain Wilderness, Oipa, Salviamo l’Orso, Vas e Wwf Italia. 

L’Italia rappresenta purtroppo una delle maglie nere del bracconaggio. Dei 25 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno nel bacino del Mediterraneo, circa 6 milioni sono infatti abbattuti in Italia (Rapporto The Killing di BirdLife Europe, 2015) a questo dato si deve aggiungere il bracconaggio a danno di decine di altre specie protette come lupo, orso, camoscio, stambecco, marmotta, per un giro complessivo di affari illegali di 3,2 miliardi (Rapporto Ecomafia 2019).

Per le associazioni che hanno lanciato l’appello al ministro Costa servono dunque azioni chiare e decise, in linea con le indicazioni del Piano d’azione per il contrasto al bracconaggio che oltre a prevedere l’aumento delle sanzioni escludano la possibilità di scappatoie normative e che rischiano di vanificare l’efficacia delle norme e di renderle di fatto inapplicabili. Se così non fosse l’Italia si troverebbe di fronte a un fatto grave anche nei confronti della Commissione Europea che potrebbe riattivare la procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese. 

“A fronte di questa drammatica situazione – dichiarano le associazioni – è necessario dotarsi di strumenti normativi efficaci, non solo da un punto di vista formale ma anche in termini di applicabilità e proporzionalità rispetto al danno provocato dalla condotta illecita. Allo stato attuale, per fare un solo esempio, le sanzioni penali previste dall’articolo 30 della legge 157/92 per la protezione della fauna e l’esercizio venatorio sono solo contravvenzionali. Per questa ragione, ad oggi, l’uccisione o cattura di grandi quantità di animali o di specie a rischio di estinzione sono punite con una sanzione estremamente ridotta ed il reato è estinguibile, nella maggior parte dei casi, attraverso il pagamento di una somma di denaro il che elimina ogni possibile funzione deterrente. La conseguenza è il dilagare di gravissimi atti di bracconaggio anche nei confronti di animali superprotetti e spesso altamente minacciati”. “Il Ministro Costa – continuano le associazioni – ha oggi di fronte una opportunità storica. Chiediamo dunque che si faccia garante che le norme siano redatte senza ricorrere ad alchimie e mezze misure. Inserire i delitti contro la fauna tanto necessari ma prevedere nel contempo più eccezioni per salvare chi li commette sarebbe imperdonabile. L’Italia ha l’occasione di fare un passo decisivo verso la legalità ambientale e la tutela della biodiversità chiudendo definitivamente il lungo capitolo fatto di impunità e incertezze che sino ad oggi ha alimentato l’odioso fenomeno del bracconaggio”.

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