Bracciano, confermato lo stop ai prelievi di Acea

Il Tribunale superiore delle Acque pubbliche ha respinto l’istanza della multiutility di sospensione della decisione della Regione Lazio. Legambiente: “Nel 2017 le captazioni hanno inferto al Lago una ferita che si rimarginerà in un decennio” / Goletta dei laghi monitora le microplastiche nel bacino laziale / La nostra inchiesta un anno dopo “Il lago conteso” di FRANCESCO LOIACONO

foto del pontile degli inglesi sul Lago di Bracciano (di Francesco Loiacono)

Il Tribunale superiore delle Acque pubbliche ha respinto l’istanza, presentata da Acea, di sospensione cautelare della decisione della Regione Lazio di bloccare i prelievi delle acque del Lago di Bracciano. È quanto si legge nell’ordinanza depositata questa mattina. Dunque di fatto vengono bloccati i prelievi dal Lago di Bracciano.

Zingaretti: “Una vittoria dei cittadini e dell’ambiente”
“Bella vittoria! Il Tribunale delle Acque ha confermato la correttezza delle scelte della Regione sul tema della tutela del Lago di Bracciano. Una vittoria dei cittadini e dell’ambiente dell’idea del valore dell’acqua pubblica. Ora bisogna continuare a cambiare tutto con investimenti per un nuovo modello sostenibile sulla rete e la qualità dell’acqua. Questa è la via giusta”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha commentato su Facebook la decisione del Tribunale superiore delle Acque.

Legambiente: “Soddisfatti, nel 2017 inferta una ferita al lago”
“Legambiente dà sostegno pieno alle amministrazioni di Anguillara Sabazia, Bracciano e Trevignano Romano nella difesa del lago dalle captazioni – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – siamo molto soddisfatti per la sentenza del tribunale che ferma le captazioni e insieme chiediamo ad Acea e Comune di Roma di fermare ogni ulteriore tentativo che metterebbe a ulteriore rischio l’ecosistema Lago e l’economia del territorio. Nel 2017 le captazioni hanno inferto al Lago di Bracciano una ferita che a questi ritmi, e sperando sempre in annate così piovose, impiegherà oltre un decennio a rimarginarsi; fa ancor più rabbia pensare che mentre si prelevavano per mesi e mesi oltre duemila litri d’acqua al secondo dal lago, le tubature colabrodo romane permettevano la dispersione di ben oltre un terzo dell’acqua potabile immessa in rete: una situazione che dopo gli interventi annunciati non sembra affatto cambiata in maniera determinante”.

La dispersione nelle tubature colabrodo di Roma era del 44,4% fino al 2016, secondo dati Acea su prelievi e consumi. Dopo i tanti interventi annunciati nell’estate 2017, a febbraio scorso il gestore del servizio idrico raccontava di una cifra arrivata vicino al 37%: una percentuale e dato aggregato non confutata dai numeri di prelievi e consumi, che, anche se fosse confermata, confermerebbe che la dispersione è ancora altissima, con oltre un terzo dell’acqua persa nel sottosuolo. Un dato molto lontano da quel 27% di dispersione di appena otto anni fa.

“La dispersione di acqua è ancora altissima e quest’anno non c’è stata alcuna crisi idrica grazie unicamente alle molte piogge invernali e primaverili che hanno rialzato il lago di soli 9 centimetri, e rigonfiato gli acquedotti romani principali del Peschiera, dell’Acqua Marcia e tutte le altre fonti secondarie – prosegue Scacchi – Nella capitale o altrove, nessuno deve rimanere senz’acqua e il gestore, al quale continuiamo a ricordare l’esito del referendum del 2011, investa gli utili per il miglioramento del servizio idrico con la totale rigenerazione dell’acquedotto colabrodo”.

“Giù le mani dal Lago, diciamo ad Acea e alla sindaca Raggi che invece di risistemare gli acquedotti romani o mettere in campo politiche di abbattimento dei consumi, hanno fatto ricorso per continuare a poter prendere acqua dal Lago di Bracciano – conclude il presidente di Legambiente Lazio – sappiamo di andare verso anni con sempre maggior siccità, arrivarci continuando a sprecare acqua nel sottosuolo sarebbe catastrofico. Buono l’avvio del percorso di Contratto di Lago, strumento migliore per difendere la biodiversità e restituire al territorio il protagonismo necessario per la cura e l’eco-sostenibilità del Lago di Bracciano”.

Va ricordato – scrive in una nota Legambiente Lazio – che non si tratta di un caso isolato nel Lazio, regione che ha vissuto l’anno scorso una vera e propria emergenza idrica, a causa di una riduzione di precipitazioni sul territorio fino all’85% rispetto ai massimi degli anni precedenti. Si pensi al Lago di Albano che si è andato prosciugando dal 1980 al 2005, anno in cui ha raggiunto la soglia negativa di meno quattro metri rispetto al livello originario, perdendo 21 milioni di litri d’acqua. Ma anche il lago di Vico è in sofferenza idrica: l’anno scorso è sceso un metro sotto il livello massimo della soglia farnesiana. Altro elemento di forte criticità nel Lazio è un’altissima dispersione idrica degli acquedotti: come riporta Ecosistema Urbano del 2016, si perde nel trasporto il 44,4% di acqua a Roma, il 53,8% Rieti, il 67,0% a Latina e addirittura il 75,4% Frosinone.

foto del blitz di Goletta dei Laghi a BraccianoDa Bracciano Legambiente rilancia l’appello per la lotta agli sprechi dell’acqua. È necessario che si mettano subito in campo politiche indirizzate verso il risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua: servono l’ammodernamento degli acquedotti, così come la riconversione dei sistemi di irrigazione dei terreni e azioni per il risparmio della risorsa idricanelle case, con la raccolta della pioggia e con la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie. Per una gestione consapevole e sostenibile di questa risorsa Legambiente, con il sostegno di Fondazione con il Sud, ha lanciato questa estate la campagna “Un Mondo di Gocce”. L’acqua diventerà, infatti, in futuro un bene sempre più prezioso, perché tra gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, c’è anche l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, come la forte siccità che ha colpito il territorio del lago di Bracciano. Un cambiamento che obbligherà le istituzioni a ripensare il ruolo delle acque interne in chiave strategica. L’UN-Water, agenzia Onu che si occupa delle problematiche legate all’acqua, stima che entro il 2025 saranno 1,8 milioni di persone a vivere in condizioni di scarsità idrica assoluta, mentre due terzi della popolazione globale potrebbero soffrire di tensioni dovute alla difficoltà di accesso all’acqua.

Per rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici, secondo Legambiente, è necessario accelerare sul Piano nazionale di adattamento al clima, con una legge nazionale che diventi riferimento per gli interventi locali di messa in sicurezza del territorio.

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle ore 13,35
Aggiornato il 26 luglio 2018 alle ore 14,25