“Boschi resilienti con prevenzione e coinvolgimento delle comunità”

Intervista a Marco Marchetti, docente nell’università del Molise e presidente Sisef, la società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale, spiega cosa sta cambiando negli incendi. E come prevenirli

Marco Marchetti

Prevenzione e coinvolgimento delle comunità locali sono gli ingredienti per avere boschi resilienti ai cambiamenti climatici. Marco Marchetti, docente nell’università del Molise e presidente Sisef, la società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale, spiega cosa sta cambiando negli incendi. E come prevenirli.

Quali sono i rischi dei cambiamenti climatici sul patrimonio boschivo?
Si sviluppano più facilmente incendi catastrofici dal comportamento non prevedibile, con intensità e velocità tali da non poter predisporre alcuna forma di lotta attiva. L’aumento delle temperature, soprattutto in estate, la riduzione delle precipitazioni medie annue, assieme a una maggior frequenza degli eventi meteorologici estremi – ondate di calore, siccità, vento e piogge intense – predispongono condizioni favorevoli alla generazione di grandi incendi. Questi peraltro emettono elevate quantità di emissioni, contribuendo fortemente al riscaldamento globale.

Cosa non ha funzionato due anni fa per evitare il dramma degli incendi sul Vesuvio? 
C’è stata un’assenza pressoché totale di prevenzione selvicolturale. Nelle poche aree sperimentali dove sono stati attuati interventi preventivi, i danni sono stati minimi. A questo va sommato il difficile contesto sociale: disagio, criminalità organizzata e rifiuti abbandonati fanno sì che i roghi dolosi siano più frequenti che altrove. 

Che suggerisce di fare ora per ripristinare boschi resilienti al cambiamento climatico?
Oltre alla sorveglianza delle zone più a rischio, occorre mettere in atto interventi preventivi selvicolturali: diversificare la composizione delle foreste e dei boschi, aumentando le specie autoctone e di latifoglie, reintrodurre erbivori selvatici, diversificare la struttura del bosco, creando zone aperte, cioè prati, e zone chiuse per evitare la propagazione di incendi. Sono utili anche interventi puntuali di “fuoco prescritto”, cioè fuochi circoscritti, messi in atto da personale qualificato, in condizioni di umidità e vento controllate (generalmente d’inverno) che servono a eliminare il materiale secco e morto riducendo i carichi e la continuità del combustibile. Nella prevenzione, inoltre, è fondamentale coinvolgere le comunità locali, che sono un ottimo presidio.

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