Blitz di Legambiente in Val Bormida per fermare la cokeria

Il caso della Italiana Coke, un condono industriale a favore del carbone. Per l’associazione è “urgente avviare processi di riconversione produttiva e convivenza con il territorio abbattendo le emissioni inquinanti e climalteranti” / “Basta sussidi ai fossili”

un'immagine all'interno dello stabilimento industriale della Italiana Coke

Sono oltre un milione le tonnellate di CO2 emesse dalla combustione del coke lavorato dalla Italiana Coke. Ventiquattro ore al giorno di emissioni inquinanti altamente dannose per la salute, in particolare gli idrocarburi policiclici aromatici. Per 365 giorni l’anno. Due volte e mezzo le emissioni pro capite della popolazione di Savona, 70mila abitanti.

Oggi l’impianto è in funzione grazie a una sorta di condono industriale: va infatti ancora avanti grazie all’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia nel 2010, dopo che la giunta regionale chiedeva nell’ottobre 2016 che l’impianto venisse assoggetto alla Valutazione di Impatto Ambientale, salvo poi abrogare l’anno scorso la legge regionale n. 38 (1998) che ne regolava le procedure. Queste le ragioni del blitz di Legambiente oggi a Cairo Montenotte, in Val Bormida.

L’associazione è in forze a Savona, tappa del “Treno verde”. E proprio all’interno del convoglio, in sosta al binario 1 della stazione, si è svolta nel pomeriggio l’iniziativa “Prospettive e scenari per il territorio savonese, oltre il carbone c’è di più” a cui sono stati hanno partecipato altre realtà ambientaliste, esponenti dei sindacati, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni locali.

«È necessario avviare riflessioni su tutti i livelli per favorire un’urgente riconversione industriale nell’area della Val Bormida, consapevoli che tutela dell’ambiente e dei lavoratori sono la stessa cosa – commenta Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – riconosciamo la vocazione industriale della valle ma vanno avviati moderni percorsi di convivenza con il territorio, perché le logiche culturali, produttive e di processo industriale sono datate. L’introduzione di nuove tecnologie, insieme a nuovi sistemi organizzativi, devono far parte di un processo continuo di crescita dell’apparato produttivo e industriale, perché queste dinamiche sono oggi alla base dello sviluppo economico delle comunità e rappresentano la garanzia per la salute dei cittadini».

A livello energetico, il Pet coke pesa solo il 2% sul fabbisogno energetico industriale italiano. Si tratta dunque di una fonte con enormi impatti sull’ambiente e minimi sulla filiera industriale italiana. In coerenza con quanto deciso dalla Strategia energetica nazionale, è necessario che anche la politica industriale si muova, grazie alla modernizzazione degli impianti, verso la fuoriuscita dal carbone.