BlackRock, svolta verde per cambiare la finanza globale

Il numero uno del fondo americano Larry Flint ha dichiarato che da ora in avanti la sostenibilità orienterà le scelte sugli investimenti. Ma ong e associazioni ambientaliste restano scettiche, in attesa di un cambio di passo delle multinazionali

BlackRock USA

La sostenibilità come standard di riferimento principale per orientare gli investimenti delle multinazionali. Ad annunciare questa svolta verde è stato il 14 gennaio il gigante dei fondi americani BlackRock attraverso il suo numero uno Larry Fink.

“Considerando i crescenti rischi di investimento che circondano la sostenibilità, saremo sempre più propensi a votare contro i dirigenti e i consiglieri di amministrazione quando le società non svolgeranno progressi sufficienti in materia di informativa sulla sostenibilità e non predisporranno linee guida e piani aziendali ad essa connessi”, ha dichiarato Flint nella lettera inviata ieri ai ceo delle aziende, pochi giorni dopo l’adesione del suo fondo di investimenti alla campagna Climate Action 100+.

Parole che, in prospettiva, sembrano destinata ad avere un peso enorme nel delineare gli equilibri degli investimenti delle più grandi società di tutto il mondo. Basterebbe infatti che solo il 5-10% degli investitori decidesse di seguire il monito di Fink, puntando dunque senza più esitazioni sulla sostenibilità, per assistere a un massiccio spostamento di capitale verso l’economia verde.

“Ogni governo, azienda e azionista deve fronteggiare il cambiamento climatico”, ha scritto Fink sottolineando che in “un futuro vicino prima di quanto anticipato da molti, avrà luogo una significativa riallocazione del capitale”. “Sempre più investitori si rendono conto che rischio climatico significa rischio d’investimento – ha proseguito – In effetti, i cambiamenti climatici sono quasi invariabilmente la prima problematica che i clienti, in tutto il mondo, ci pongono innanzi. Dall’Europa all’Australia, dal Sud America alla Cina, dalla Florida all’Oregon, gli investitori ci chiedono in che modo modificare i propri portafogli. Cercano di comprendere non solo i rischi fisici legati al cambiamento climatico, ma anche che impatto avranno le politiche legate al clima sui prezzi, sui costi e sulla domanda dell’economia nel suo complesso”. Interrogativi che, ha specificato Fink, “stanno comportando una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset. E poiché i mercati dei capitali anticipano il rischio futuro, registreremo i cambiamenti nell’allocazione di capitali più rapidamente rispetto a quelli nel clima”.

Fink ha infine promesso che il fondo di investimenti che rappresenta d’ora in avanti sarà sempre più propenso “a votare contro i dirigenti e i consiglieri di amministrazione quando le società non svolgeranno progressi sufficienti in materia di informativa sulla sostenibilità e non predisporranno linee guida e piani aziendali ad essa connessi”.

La sua presa di posizione, come era prevedibile, ha scosso il mondo dell’alta finanza e, al contempo, innescato reazioni contrapposte sui media e tra le associazioni ambientaliste. Al netto della portata di questo annuncio, non vanno infatti dimenticati i trascorsi di BlackRock, più volte finito nel mirino di diverse ong per non aver esercitato le dovute pressioni sugli investimenti poco sostenibili di tante aziende. Dopo il clamore mediatico, saranno adesso i fatti, e dunque le scelte dei consigli di amministrazione delle multinazionali, a dire quanto di vero c’è in queste parole.