Stoviglie rinnovabili

DAL MENSILE La proposta di BioTable, che punta su bicchieri e piatti “biobased” per sostituire i prodotti in plastica monouso dagli scaffali della Gdo

Produzione BioTable

Il passaggio dai prodotti in plastica monouso a quelli riciclabili rappresenta uno dei banchi di prova su cui, in Italia, si sta testando la voglia di economia circolare da parte della Gdo (grande distribuzione organizzata). È una partita giocata sin dal fischio d’inizio da BioTable, marchio green della società campana Imi che propone soluzioni più sostenibili per bicchieri d’acqua e caffè, piatti fondi, piani, per frutta e dessert e per la pizza.

A sei mesi dal lancio dei nuovi prodotti biobased – vale a dire compostabili, biodegradabili, derivati da materiali vegetali rinnovabili, atossici e non inquinanti – la società ha raggiunto l’obiettivo di dedicare il 30% della propria produzione a questa nuova linea, rispettando gli standard Ue e riducendo l’impatto ambientale di circa il 70%. Un nuovo modello di fare impresa di cui si sta accorgendo sempre più il mercato, come conferma la responsabile marketing e comunicazione di BioTable, Andrea Cuccaro. «I nostri prodotti sono stati scelti dalle principali catene della gdo nonostante la mancanza di un quadro normativo chiaro – spiega – Alcuni distributori hanno già bandito i prodotti in plastica tradizionale e hanno scelto BioTable, preferendolo ai prodotti di importazione in polpa o a quelli in carta che non rispondono a una reale soluzione green». Per compiere questo processo innovativo molto dipende dalle scelte dei consumatori. «Attraverso i social network abbiamo attivato un confronto costante con loro – conferma Cuccaro – Ci sono situazioni e realtà in cui l’utilizzo del monouso è l’unico possibile, ed è in questi casi che l’alternativa deve essere realmente ecosostenibile. Per questo abbiamo deciso di investire sulla ricerca e sull’innovazione dei materiali, l’unico modo per competere con tecnologie mature provenienti da Paesi extraeuropei».

*Articolo pubblicato sul numero di novembre di Nuova Ecologia