Bioplastiche, quali sono i tempi di smaltimento?

L’Università di Pisa ha pubblicato uno studio sull’impatto nell’ambiente marino delle buste di nuova generazione. Più di sei mesi è il tempo per smaltirle. Ma la risposta di Assobioplastiche non si è fatta attendere: “Sono molto più veloci delle plastiche convenzionali”

biodegradabile o no?

Più di sei mesi. Questo è il tempo che serve al mare per “smaltire” le cosiddette buste ecologiche di nuova generazione.  La plastica biodegradabile di cui sono fatte può comunque alterare lo sviluppo delle piante e modificare alcune importanti variabili del sedimento marino come ad esempio ossigeno, temperatura e pH. Sono queste alcune delle conclusioni di uno studio condotto da un team di biologi dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista scientifica “Science of the Total Environment”.

La risposta di Assobioplastiche non si è fatta attendere però. L’articolo non studia la biodegradabilità, quindi conclusioni sulla biodegradabilità non possono essere dedotte.  Tratta invece della disintegrazione fisica di sacchi che, sulla base di uno schema sperimentale adottato dai ricercatori pisani, sono stati interrati manualmente nel sedimento. Sono state così create condizioni artificiose di cui deve essere tenuto debito conto nella valutazione dei risultati, sia di degradazione che di interazione con le alghe studiate. Quindi, e crediamo che i ricercatori pisani possano essere d’accordo con noi, saranno necessari ulteriori studi per giungere a conclusioni scientificamente più robuste. Questo significa che le plastiche biodegradabili “spariscono” magicamente a contatto con il mare? Ovviamente no, così come è ovvio che si possano creare delle interazioni tra un materiale solido (sia esso di plastica biodegradabile o di tessuto, come il cotone, o anche semplicemente una foglia) e l’ecosistema circostante. La posizione dell’industria delle bioplastiche a tal punto è chiara: tutti i rifiuti devono essere raccolti mediante la raccolta differenziata e recuperati. Il rilascio incontrollato in ambienti naturali non è una opzione, neppure per i rifiuti biodegradabili. Le plastiche biodegradabili in particolare devono essere recuperate mediante riciclo organico”.   Vero è che, per alcune  plastiche biodegradabili, si stanno già evidenziando dimostrazioni di biodegradazione sostanziale in ambiente marino. “Sono veloci? Sono lente? Tutto è ovviamente relativo, ma sicuramente sappiamo di non sbagliare dicendo che sono molto più veloci delle plastiche convenzionali che, purtroppo, non sono state incluse come riferimento nello studio di Pisa. Ma, come noto, la ricerca scientifica è lunga e procede per passi successivi ricchi di prove e di verifiche” concludono da Assobioplastiche.

Aggiornato alle 16:52
Pubblicato il 17 gennaio alle 16:22