lunedì 27 Settembre 2021

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Bioplastiche, i prezzi corrono meno che altrove

Per le soluzioni un ruolo lo giocherà il rafforzamento dell’economia circolare. L’analisi di Paolo Arcelli, analista della società di consulenza indipendente Plastic Consult

È difficile trovare un settore che si è salvato dalla pazza corsa dei prezzi delle materie prime. Di certo, fra i fortunati non può essere annoverato quello delle plastiche tradizionali, nel quale i prezzi sono saliti – a seconda del tipo di materiale – anche del 180% (come nel caso dei polietileni per film). “La fiammata dovrebbe finalmente fermarsi nelle prossime settimane ma non c’è dubbio che nel futuro potrà ripetersi se non si correrà ai ripari”. E fra le soluzioni, un ruolo lo giocherà il rafforzamento dell’economia circolare. L’analisi è di Paolo Arcelli, analista della società di consulenza indipendente Plastic Consult.

Dott. Arcelli, riusciamo a spiegare quali sono le cause alla base della corsa dei prezzi delle materie prime plastiche?

“Parlerei di cause concomitanti. Innanzitutto l’Europa ha una capacità produttiva insufficiente sia di polimerizzazione che di monomeri e intermedi. Ciò impone di rivolgersi alle importazioni e quindi alle loro oscillazioni di prezzo. In più, già nella seconda parte del 2020 l’economia cinese (e più in generale nel Sud Est asiatico) è già ripartita mentre la domanda di materiali plastici della nostra industria si è rivitalizzata solo verso fine anno. Questo ha creato un gap di domanda: l’Asia chiede più materie prime e paga anche di più. Tutto questo, crea un ulteriore problema: i costi dei noleggi sono andati alle stelle: un container diretto in Europa è arrivato a costare oltre 10mila dollari a tonnellata, a fronte dei 1500 medi di appena un anno fa.

Da questa situazione si salvano le bioplastiche compostabili?

Solo in parte. Fatto 100 il loro prezzo di gennaio 2019, oggi siamo a 120. C’è da dire che il problema nel loro caso è esploso più tardi che nelle plastiche tradizionali. Il grande vantaggio è che alcune aziende, che hanno l’intero loro ciclo produttivo in Europa, si sono trovate meno esposte ai problemi dell’import e questo è stato per loro un vantaggio.

Questo ci porta alla grande questione: per evitare future fiammate dei prezzi lo sviluppo del mercato delle materie prime riciclate può aiutare?

Probabilmente sì. Ma dobbiamo essere bravi, sia a livello nazionale, sia europeo, a migliorare l’avvio a riciclo dei diversi tipi di plastica. In questo modo potremo rispondere autonomamente alla domanda continentale di materie prime seconde. Si parte dal basso, dal comune cittadino: buttare la bottiglia di plastica nei cestini giusti può aiutare le nostre aziende a essere meno esposte alle crisi internazionali dei prezzi. E questo vale anche per le bioplastiche compostabili che a volte sono smaltite in modo scorretto.

Ci sono azioni da intraprendere per imprimere l’acceleratore all’economia circolare e alla bioeconomia?

Me ne vengono in mente almeno cinque. Più ecodesign degli imballaggi, impianti di trattamento, a partire da quelli di compostaggio dedicati alle bioplastiche, che siano tecnologicamente avanzati. Tali impianti a mio avviso dovrebbero essere localizzati nelle diverse regioni per evitare il trasporto a centinaia di chilometri dei materiali da trattare. Serve poi un’etichettatura chiara e univoca su tutto il territorio nazionale per evitare la giungla di regole che cambiano da comune a comune e per facilitare la vita dei cittadini. Questi ultimi poi devono conferire i rifiuti nel modo corretto, per aumentare quantità e qualità della differenziata. E abbandonare, infine, la logica “Nimby” (“Not In My Backyard” ovvero “non nel mio cortile sul retro”, ndr) che spesso blocca la creazione delle infrastrutture necessarie.

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