Biofach, il biologico “vola” e diventa modello agricolo

A Norimberga la più grande fiera a livello internazionale dedicata al mondo bio. Ben 3.400 espositori da oltre 100 Paesi. Mettere al centro tutela economica, sociale, ambientale, rapporto con la terra, il Pianeta e in suoi abitanti è possibile, con l’agroecologia

saloni di Biofach

ANGELO GENTILI, Responsabile agricoltura di Legambiente

Biofach, la più grande fiera a livello internazionale dedicata al mondo del biologico svoltasi la scorsa settimana a Norimberga, rappresenta un importante termometro per il modello agricolo del futuro e mostra con chiarezza la direzione che sta prendendo il settore, e quanto la sostenibilità ambientale rappresenti un punto di riferimento per moltissimi coltivatori, produttori e trasformatori di tutto il mondo. Ben 3.400 espositori da oltre 100 paesi in uno spazio espositivo a perdita d’occhio in cui protagonisti assoluti sono stati i prodotti della terra coltivati senza utilizzo della chimica: è questa l’anagrafica di una manifestazione che ha ben raccontato lo stato dell’opera in fatto di agricoltura sostenibile.

Ad essere emerse con chiarezza da Biofach sono la qualità sempre crescente dei prodotti della terra ed una grande attenzione nei confronti di ricerca, sperimentazione ed innovazione. A fare da propulsori sono realtà leader del biologico come Stati Uniti, Australia e Cina ma anche paesi europei come la Germania seguita da Italia, Spagna, Francia, Olanda, Danimarca e Austria. Anche Brasile, Russia e alcuni ai paesi dell’Africa e dell’America Latina hanno portato importanti testimonianze. Una risposta molto evidente, questa, alle pressanti richieste dei consumatori che pretendono prodotti sempre più sani e tracciabili.

La prima e più importante riflessione da fare riguarda il fatto che, ad oggi, è inconfutabile la crescita esponenziale di un modello che guarda all’agroecologia come asse portante dell’agricoltura del futuro. Il biologico rappresenta la buona agricoltura, quella capace di aumentare la fertilità del suolo sempre più impoverito, di diminuire l’utilizzo di acqua, di rispettare i cicli naturali e la biodiversità e di creare buona economia. Per tale ragione, non fa più parte di un segmento di nicchia ma si sta trasformando in un fenomeno dilagante in tutto il Pianeta, conquistando ogni anno centinaia di migliaia di ettari all’agricoltura convenzionale. I numeri parlano chiaro: il settore biologico a livello mondiale conta 92 miliardi di fatturato, 3 milioni di produttori e 70 milioni di ettari coltivati.

Altro elemento su cui accendere i riflettori riguarda, come già accennato poco sopra, la qualità dei prodotti e il rispetto di parametri molto elevati sotto il profilo organolettico, ma anche il controllo dell’intera filiera di produzione e le numerose proposte innovative che evidenziano un forte intreccio tra tradizione, rapporto con il territorio e un serio investimento in ricerca e sperimentazione. Basti pensare che il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato da una vetrina con più di 600 novità nell’ambito della distribuzione provenienti dal mondo del biologico: dagli alimenti vegani ai cibi pronti, passando dai prodotti locali, per arrivare poi alle proposte per i palati più raffinati fino all’esaltazione delle virtù di frutta e verdura. Da menzionare è anche la presenza di cibi curativi e nutrienti. Una vera e propria finestra sul futuro del bio che anticipa ciò che troveremo a breve sulle nostre tavole.

Molto significativa la partecipazione italiana con ben 400 espositori: big del bio, filiere agricole, piccoli produttori di eccellenza provenienti da tutte le Regioni e vero cuore pulsante dell’agricoltura nazionale. Del resto, i numeri del biologico in Italia ci fanno capire come il nostro ruolo sia sempre più strategico in questo settore. Con 2 milioni di ettari coltivati e 72 mila operatori (al secondo posto in Europa dopo la Spagna), il mercato del bio nel nostro Paese ha raggiunto un fatturato di ben 3 miliardi di euro e 2 miliardi per l’export (secondi solo agli Stati Uniti). Inoltre, l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di trasformatori (18 mila).

Ma torniamo a Biofach. Le finestre aperte sulle singole produzioni agricole e le trasformazioni in chiave ecologica erano moltissime. Tra tutte spiccavano “pianeta olio” con moltissimi oli extravergine di oliva di eccellenza mediterranei e italiani e “pianeta vino” che incoronava il settore enologico apripista nel panorama internazionale. Ampio spazio dedicato anche ai vini di grande pregio, dimostrando quale direzione occorre seguire in questa filiera strategica, partendo dall’eliminazione dei fitofarmaci e delle molecole pericolose di sintesi. Un chiaro messaggio che. oltre a valorizzare i vitigni autoctoni ed a sottolineare la forza dirompente del settore biologico, ha dato spazio e visibilità al segmento in forte crescita dei vini naturali

Anche nell’ambito dell’allevamento erano presenti operatori che hanno puntato sulla filiera del biologico, mettendo al centro il benessere animale, l’assenza di antibiotici e della chimica e ottenendo prodotti di grande qualità. E quale migliore risposta agli allevamenti intensivi che rappresentano una delle problematiche più significative in termini di carichi emissivi su aria, acque e suolo dell’attuale modello agricolo?

Negli spazi espositivi del comparto italiano erano presenti anche agricoltura e industria di trasformazione, due ambiti rilevanti che ci consentono di guardare con speranza al futuro. Dai piccoli agricoltori ed allevatori, eccellenze uniche del nostro paese, fino alle grandi aziende del biologico ed ai grandi marchi che hanno aperto una linea bio: questa la risposta di Biofach a chi continua a mettere in dubbio il biologico, sostenendo che si tratta di un’agricoltura di nicchia e marginale, ancorata al passato. Il biologico, al contrario, rappresenta un settore moderno, innovativo, ben radicato sui territori e sempre più premiato dai consumatori e dal mercato. In questa direzione va l’appello che Legambiente ha pubblicato e sottoscritto insieme a numerosi ricercatori e docenti universitari degli Atenei nazionali in difesa dell’agricoltura biologica, un modello agricolo che ci consente di arginare con risposte concrete la continua contaminazione di cibo, acqua e suolo da parte di insetticidi, funghicidi e diserbanti, con conseguenze nocive per la salute umana e per gli ecosistemi, come abbiamo recentemente denunciato con il nostro dossier #STOPpesticidi.

espositori a Biofach

A Biofach spazio anche per l’agricoltura biodinamica: numerosi i prodotti in esposizione e importante lo spazio dedicato al commercio equo e solidale di una filiera che risponde con forza ad un modello agricolo basato sullo sfruttamento delle multinazionali, mettendo in primo piano l’etica del lavoro del settore.

 

Oltre ai prodotti agricoli, a Biofach sono stati protagoniste anche numerose soluzioni per ridurre l’utilizzo della plastica in agricoltura, dal campo alla tavola. Dai teli per la pacciamatura che ostacola l’inerbimento ed evita l’utilizzo degli erbicidi glifosate in testa, fino alle numerosissime proposte di packacing ecologico con materiali riciclabili e compostabili. Ciò perché un prodotto biologico e di qualità non può essere contenuto in un imballo non sostenibile. Un modo, questo, per intrecciare un’agricoltura amica del Pianeta con la più innovativa economia circolare al fine di ridurre sprechi.

Insomma, a Biofach si respirava aria di futuro ed è stato possibile toccare con mano la svolta epocale che l’agricoltura sta mettendo in atto per ridurre la chimica e cambiare modello, puntando sull’agroecologia. La strada, però, è ancora lunga: i colossi della chimica continuano a cercare di condizionare fortemente il modello agricolo attuale, insostenibile e denso di criticità in ragione del fatto che, oltre ad un accumulo di principi attivi pericolosi nei prodotti agricoli e trasformati, genera gravi squilibri agli ecosistemi. Sono Numerosi gli studi che evidenziano con chiarezza la pericolosità del bioaccumulo e l’evidente interferenza con la salute umana e con tutti gli organismi viventi. Basti pensare all’utilizzo dei neonicotinoidi, molto dannosi per le api. E proprio in merito alle api, particolarmente significativo è quanto accaduto pochi giorni fa proprio in Baviera sede di Biofach, con la raccolta di firme per un referendum che ha come obiettivo la tutela delle api, sempre più minacciate dall’impiego di fitofarmaci (negli ultimi trent’anni il numero delle api si è letteralmente dimezzato). Il referendum prevede il divieto di utilizzo dei pesticidi, la creazione di corridoi tutelati lungo i fiumi e la messa a punto di un percorso finalizzato alla diffusione dell’agricoltura biologica. La partecipazione è stata davvero straordinaria: 1 milione e 700 mila persone hanno sfidato il freddo pungente, le lunghe file e si sono recate a firmare nei municipi della Regione, per mettere in atto una vera e svolta vero l’agricoltura sostenibile nel Land più ricco della Germania.

All’indomani di Biofach, la strada da intraprendere è chiara: occorre gestire una fase di transizione, avendo il biologico come punto di riferimento costante, cambiando l’intero modello agricolo a 360 gradi, senza criminalizzare l’agricoltura convenzionale e gli operatori del settore, ma avendo ben chiaro che la sfida legata all’agroecologia è ineludibile e che occorre fornire strumenti, supporti finanziari e facilitazioni per favorirla. Ciò a partire dalla legge sull’agricoltura biologica, approvata alla Camera e attualmente ferma in Senato, molto importante e strategica per dare un impulso ancora più forte all’intero settore.

Allo stesso tempo, è di fondamentale importanza promuovere e sostenere la ricerca e la sperimentazione in collaborazione con il mondo universitario per diminuire l’utilizzo delle molecole pericolose di sintesi, utilizzando alcune tra le più valide alternative esistenti e sperimentando metodologie innovative ed applicazioni agronomiche di recente scoperta per ridurre gli impatti idrici, energetici e chimici e tutelare gli ecosistemi.

Biofach 2019 fotografa senza riserve un modello, quello del biologico, con numeri e potenzialità che lasciano davvero ben sperare. Tutto questo ci rende molto ottimisti rispetto al fatto che l’agroecologia possa davvero essere un nuovo modello economico e sociale, che metta al centro la tutela ambientale, il rapporto con la terra, il Pianeta ed i suoi abitanti.