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I rifugi di biodiversità sempre più minacciati dai cambiamenti climatici

biodiversità Australia

Secondo un autorevole studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change, i rifugi di biodiversità che da millenni garantiscono la tutela di antiche specie animali e vegetali dagli effetti dei cambiamenti climatici, sono oggi a grave rischio a causa dell’aumento esponenziale dei livelli di riscaldamento globale. In pratica, secondo lo studio, più il pianeta continuerà a surriscaldarsi, più per quelle specie che sono state salvaguardate grazie a questi hotspot di biodiversità – come le foreste pluviali dell’Australia, le foreste guineane in Africa occidentale o le Ande – aumenterà il rischio di estinzione precoce.

Lo studio è arrivato a queste conclusioni raccogliendo e incrociando i dati sui livelli delle temperature e delle precipitazioni sulla terra e negli oceani negli ultimi 21.000 anni. Un’enorme mole di numeri successivamente esaminata tenendo conto dell’impatto dell’immissione di gas serra nell’atmosfera.

Damien Fordham, professore dell’Università di Adelaide e coautore della ricerca, nel commentare i risultati emersi dall’indagine ha confermato che è proprio grazie alla stabilità climatica dei rifugi di biodiversità – e alla presenza al loro interno di vegetazione autoctona – che moltissime specie hanno potuto continuare a sopravvivere per millenni, trovandovi riparo dopo essere state costrette a fuggire dai loro habitat naturali a causa dell’aumento delle temperature.

Adesso però l’accelerazione dei cambiamenti climatici, impressa in modo sempre più evidente dalle attività produttive e dai consumi dell’uomo, ha reso molto più improvvisi e variabili gli scossoni climatici, innescando emergenze ambientali (incendi, prolungati periodi di siccità, tempeste e piogge torrenziali) che impediscono di fatto alle specie in difficoltà di migrare verso i rifugi di biodiversità, decretandone di conseguenza la decimazione o, in alcuni casi, l’estinzione.

Di fronte a queste conclusioni la domanda che dobbiamo porci è quali azioni possiamo e dobbiamo intraprendere per salvaguardare questi ultimi hotspot di biodiversità. Processi lenti, come il graduale ripristino degli habitat originari, o difficili da accettare sul piano economico e politico, come la riduzione della pressione delle attività umane (dalla caccia all’estrazione selvaggia di materie prime), sono priorità che non possono più essere rinviate.

Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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