venerdì 23 Aprile 2021

Acquista

Login

Registrati

I pinguini che amano il caldo

Quelli di Adelia, quando il ghiaccio marino è ridotto, faticano meno per procurarsi il cibo, con benefici fisici e un maggior successo riproduttivo. Uno studio giapponese svela perché, per loro, l’aumento della temperatura potrebbe essere un vantaggio

Dal mensile di settembre – Rapidi e dinamici quando nuotano, piuttosto impacciati quando camminano. I pinguini, si sa, generano proverbialmente una gran simpatia, con il loro comportamento e le loro espressioni buffe, tanto da essere stati scelti in più occasioni come animali simbolo degli ecosistemi a rischio. Eppure c’è una specie unica, i pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), i più diffusi nel continente antartico, che dal cambiamento climatico e dal conseguente scioglimento dei ghiacci potrebbe addirittura trarre vantaggio. A rivelarlo è uno studio dei ricercatori giapponesi del National institute of polar research (Nipr) e del dipartimento di Scienze polari dell’Università di Sokendai, pubblicato sulla rivista Science Advances, che per la prima volta ha dimostrato quantitativamente un fenomeno noto da tempo: il successo riproduttivo della specie varia in base alla quantità di ghiaccio marino presente e potrebbe essere agevolato da concentrazioni minori di ghiaccio.

Ecosistemi variabili
Nelle regioni polari, di anno in anno possono comparire diversi paesaggi a causa della variabilità interannuale dell’estensione dei ghiacci. In particolare, negli ultimi decenni la quantità di ghiaccio è diminuita notevolmente nell’Artico mentre è aumentata, in modo controintuitivo, in alcune zone dell’Antartide. Le stime climatiche, comunque, prevedono una diminuzione anche a Sud, visti gli effetti sempre più tangibili del riscaldamento globale. Le variazioni nella quantità di ghiaccio alterano gli habitat degli organismi marini, sia fisicamente (cambiando le aree in cui pinguini, foche e orsi polari possono cacciare, camminare, nuotare o riposare) che biologicamente (cambiando la penetrazione della luce solare e la produzione fotosintetica primaria). Studi precedenti in Antartide avevano già dimostrato la presenza di situazioni controverse: nella regione antartica continentale infatti, il successo riproduttivo aumenta e le popolazioni di pinguini crescono negli anni di scarsa concentrazione di ghiaccio marino. Al contrario, le popolazioni della regione costiera (la penisola antartica e le isole adiacenti, comprese le Orcadi Meridionali e le isole Sandwich australi) sono influenzate negativamente dalla diminuzione dei ghiacci. Le ricerche fin qui compiute, però, hanno sempre descritto questo fenomeno complesso senza mai darne una spiegazione.

Pesca a portata di tuffo
Partendo da questi presupposti, nel nuovo studio i ricercatori hanno monitorato gli spostamenti, i comportamenti e l’abbondanza di prede di 175 pinguini di Adelia nel corso di quattro anni con diverse condizioni climatiche. L’analisi è stata condotta con strumenti di georeferenziazione (GPS), accelerometri e videocamere. Nelle stagioni con copertura estesa di ghiaccio (2010/11, 2011/12 e 2012/13) i pinguini, dopo aver lasciato il proprio nido, per pescare dovevano camminare a lungo o slittare sulla banchisa o sulla costa prima di potersi tuffare nel mare attraverso delle crepe aperte nel ghiaccio. I risultati hanno dimostrato che, vista la fatica del movimento, effettuavano anche piccoli intervalli di riposo, di durata variabile tra qualche minuto e alcune ore. Una delle quattro stagioni (2016/17), invece, è stata molto insolita, perché una grande porzione continentale di ghiaccio marino si è frantumata improvvisamente nella baia ed è stata portata via dalle correnti in autunno. Così, la colonia di pinguini è stata circondata per tutta la stagione riproduttiva da un’estesa piscina naturale circondata dai ghiacci (un paesaggio denominato “polinea“). Meno ghiaccio marino significa anche più luce solare che entra nell’acqua, permettendo intense fioriture del plancton di cui si nutre il krill, preda principale dei pinguini di Adelia. In questo particolare contesto, i rapidi uccelli “in frac” entravano in acqua direttamente davanti ai loro nidi, senza sforzi energetici eccessivi, e nuotavano al largo compiendo ripetute immersioni più o meno profonde, per cercare pesci e krill di cui nutrirsi. Le aree di pesca erano più ampie, perché i punti di immersione ed emersione non erano limitati alla presenza di crepe nel ghiaccio, e il dispendio energetico è stato minore perché gli animali si sono spostati solo nuotando, nel modo a loro più congeniale. “Questo sistema è stato nel complesso più efficiente e ha ridotto la concorrenza con altri pinguini per le prede” hanno evidenziato i ricercatori giapponesi. Senza la necessità di trovare zone d’acqua aperte per la respirazione, la durata delle immersioni era minore, ma la pesca è stata più ricca e fruttuosa anche grazie all’aumento di densità di prede nell’acqua, libera dal ghiaccio. Tutti questi fattori hanno giovato alla massa corporea degli adulti, più robusti e forti, e al loro successo riproduttivo, nonché alla sopravvivenza e al tasso di crescita dei piccoli, nutriti in maniera più abbondante.

Esperimento naturale
È stato quindi dimostrato che la stagione con ghiaccio scarso ha influenzato la durata e la distanza dei viaggi di foraggiamento dei pinguini, migliorando, invece che peggiorare, le loro condizioni corporee e il loro successo riproduttivo. Questo inaspettato “esperimento naturale” ha rivelato che, nella prospettiva di un futuro sempre più caldo, con sempre meno ghiacci polari, i pinguini di Adelia potrebbero essere un esempio, raro, di risposta positiva al cambiamento climatico e una dimostrazione di come, alle volte, la natura riesce a difendersi molto meglio di quanto possiamo immaginare.

ASCOLTA IL PODCAST DELL’ARTICOLO
Ascolta “I pinguini che amano il caldo” su Spreaker.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE

Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

Articoli correlati

Dubbi e criticità sul deposito nazionale rifiuti radioattivi

Dal rischio idrogeologico all’analisi del rischio di incidente rilevante fino alla conservazione delle aree protette: sono le prime anomalie riscontrate da Legambiente. "Un'opera necessaria che si potrà realizzare solo con un processo trasparente e il dibattito pubblico" Questo deposito s'ha da fare di F. DessìLeggi il numero di Nuova Ecologia "Uscita di sicurezza"

SCEGLI L’OLIO GIUSTO

DALLE 11,00 Presentazione dell'ebook "Scegli l'olio giusto. Come eliminare l'olio di palma dal serbatoio, e non solo". Scarica su store.lanuovaecologia.it

101 Premi Nobel contro i combustibili fossili

Il Dalai Lama tra i firmatari di una lettera ai leader mondiali per chiedere un rapido passaggio alle energie rinnovabili. Per una transizione rapida e giusta

Seguici sui nostri Social

16,935FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Proposte per una Carta della Terra delle Nazioni Unite

In occasione dell'Earth Day è una delle priorità su cui richiama l'attenzione l’Associazione “Costituente Terra”

#liberidaiveleni, la campagna di Legambiente per il risanamento ambientale

Nella giornata mondiale della Terra e alla vigilia del Consiglio dei ministri che approverà il Pnr l'associazione lancia una nuova iniziativa. E fa un appello al premier Draghi: “Non si dimentichino le vertenze ambientali croniche tuttora irrisolte"

La tutela del suolo al centro della transizione ecologica

Un appello importante lanciato oggi in occasione della Giornata mondiale della Terra. Il suolo è un importante bacino di biodiversità e fornisce una serie di servizi ecosistemici. Ecco perché è arrivato il momento che l'Unione Europea adotti una direttiva ad hoc

Servono politiche innovative di sviluppo montano

Nelle liste stilate dalle Regioni per il Pnrr non si colgono cambi di prospettiva per la montagna. Emblematico il caso del turismo. L’intervento di Vanda Bonardo

Cibo e social nella rubrica Foodhacker

Nasce la rubrica della Federico II di Napoli che studia tendenze social sul food. Con la partecipazione di 5 food influencer: Karen Phillips, Luciano Pignataro, Sonia Peronaci, Flavia Corrado (Zia Flavia foodn’boobs), Valentina Castellano
Ridimensiona font
Contrasto