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Biodiversità, in Italia 29 ecosistemi ad alto rischio

Si tratta soprattutto di quelli legati agli ambienti umidi, all’alta quota, alla fascia costiera e alle pianure interessate da agricoltura e zootecnia intensiva. I dati del IV Rapporto sul Capitale Naturale

Il 22 maggio scorso, in occasione della Giornata mondiale per la Biodiversità, a Roma nell’Orto Botanico è stato presentato il IV Rapporto sul Capitale Naturale predisposto dal Comitato Capitale Naturale. Un documento destinato a rappresentare il faro che avrà il compito di guidare la strategia italiana nella gestione del Recovery Plan, con l’obiettivo di lasciare i sistemi naturali e la biodiversità dell’Italia in uno stato migliore di quello che abbiamo ereditato.

Istituito dalla legge 221 del 2015, il Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale è un appuntamento annuale che serve a fare un bilancio dello stato di salute dei nostri sistemi naturali e a dare una quantificazione biofisica ed economica dei beni e servizi forniti dall’ambiente. Il Rapporto deve, inoltre, dare indicazioni concrete su come integrare queste considerazioni all’interno delle politiche del Paese affinché il Capitale Naturale da cui dipendiamo sia preservato e, dove necessario, ripristinato.

Gli ecosistemi marini e costieri sono minacciati dall’impermeabilizzazione del suolo, dal turismo non sostenibile, dall’inquinamento da plastica e dal depauperamento delle risorse ittiche. Nell’ultimo secolo il 30% delle praterie sottomarine, corrispondente a circa 226.000 tonnellate di carbonio sequestrato all’anno, è andato perso

La Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030

Il Quarto Rapporto giunge in un momento particolarmente importante per l’Italia, che sta per mettere a punto la nuova Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030. Ecco alcuni dati, estratti dal Quarto Rapporto, sullo stato della biodiversità e sulle valutazioni biofisico-economiche dei servizi ecosistemici.

– Su 85 tipologie di ecosistemi italiani censiti, ben 29 risultano ad alto rischio, e sono per lo più quelli legati agli ambienti umidi, quelli di alta quota, alla fascia costiera e alle pianure interessate da agricoltura e zootecnia intensiva. Ad esempio, nella Ecoregione Padana solo l’8% della superficie ospita ecosistemi naturali e seminaturali.

– L’Italia possiede un ricco patrimonio forestale che copre il 40% della superficie nazionale (12 milioni di ettari) ed è tra i più ricchi di biodiversità tra quelli europei. Molte foreste sono però in uno stato ecologico non ottimale e sono minacciate da incendi, tempeste ed epidemie.

– Le foreste italiane immagazzinano un totale di 4,5 miliardi di tonnellate di C02 e ogni anno ne fissano 46,2 milioni di tonnellate (il 12% di tutte le emissioni italiane).

– Il 63% delle specie di uccelli nidificanti in Italia risulta in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato, e più di un quarto delle specie di uccelli valutate dalla recente Lista Rossa nazionale risulta a rischio di estinzione.

– Gli ecosistemi marini e costieri sono minacciati dall’impermeabilizzazione del suolo, dal turismo non sostenibile, dall’inquinamento da plastica e dal depauperamento delle risorse ittiche. Le praterie di Posidonia oceanica sono fondamentali per la protezione dall’erosione costiera, come nursery per molte specie oggetto di pesca e per la regolazione del clima grazie al carbonio immagazzinato. Nell’ultimo secolo il 30% delle praterie sottomarine, corrispondente a circa 226.000 tonnellate di carbonio sequestrato all’anno, è andato perso.

– Nel periodo 2012-2018 l’entità di molti servizi ecosistemici e il conseguente valore economico sono diminuiti. Tra questi: perdite economiche fino a 146 milioni di € associate all’aumento dell’erosione del suolo; riduzione di 72 milioni di metri cubi di risorsa idrica disponibile nelle falde acquifere, corrispondente a circa 15 milioni di euro; perdita di quasi 2,5 milioni di tonnellate di carbonio immagazzinato nella vegetazione e nel suolo a causa di cambiamenti nell’uso del suolo, con una conseguente perdita di benefici economici che vanno da 491 a 614 milioni di euro; perdite potenziali fino a 3,8 miliardi di euro dovute alla riduzione del servizio di regolazione del regime idrologico che comporta 259 milioni di metri cubi di acqua in eccesso.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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