venerdì, Ottobre 23, 2020

Biodiversità in comune

foreste

“Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Nelle parole del saggio cinese Lao-tzŭ sembrano risuonare le storie delle troppe foreste a rischio, anche nel nostro Paese. Ma ci sono “rivoluzioni gentili” che nascono in silenzio e con impegno, promettendo di far “rumore”, mediaticamente parlando, grazie alla moltiplicazione delle aree boschive. Con cui restituire valore al territorio, compensare il suo sfruttamento e contrastare problemi sempre più urgenti come i cambiamenti climatici. È il caso di “Mosaico verde”, la campagna nazionale “per la riqualificazione e tutela del territorio e adattamento ai cambiamenti climatici” lanciata da AzzeroCO2 e Legambiente. Obiettivo: 300.000 nuovi alberi e 30.000 ettari di boschi da recuperare in tre anni sul territorio nazionale.
Una grande opera di rimboschimento attraverso l’incontro tra aree comunali e aziende che vogliono investire le loro risorse in sostenibilità e misure di responsabilità sociale d’impresa. «Mosaico verde vuole evidenziare che con l’unione di tanti piccoli sforzi fatti da aziende ed enti locali si creano un nuovo paesaggio e una struttura di tutela del territorio», spiega Alessandro Vezzil, coordinatore della campagna. Proprio come in un mosaico che si compone di tasselli verdi nuovi o rinnovabili, con una gestione accurata, competente e di lungo periodo.
A preoccupare, infatti, non sono i numeri attuali delle superfici boschive ma la loro qualità, com’è recentemente emerso durante i lavori di “EustaFor”, la conferenza annuale della European state forest association. Nel nostro continente, infatti, oltre il 40% della superficie è coperta da foreste, per un totale di 177 milioni di ettari e una crescita del 4% ogni anno. Solo in Italia si contano 12 milioni di ettari di aree forestali. I rischi sono legati semmai alla qualità di questo patrimonio, in particolare in Italia, alla sua gestione e tutela. Un dato per tutti è quello dell’allarme incendi: in meno di sette mesi, nel 2017, in Italia sono andati in fumo ben 74.965 ettari di superfici boschive, pari al 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (47.926 ettari), come ricorda l’ultimo dossier di Legambiente. Per contrastare questo fenomeno, insieme ad altri che mettono a rischio il nostro territorio, come il dissesto idrogeologico e le conseguenti perdite per la biodiversità e l’assorbimento di CO2 ad opera della vegetazione, occorre un progetto di lungo periodo, unito a una visione d’insieme.
«Il progetto nasce dall’idea di far entrare le imprese in una nuova visione – racconta Vezzil – in cui cominciano a ridare al territorio parte di quel valore che prendono e creano, con opere di riqualificazione, manutenzione o vere e proprie donazioni di infrastrutture». Al progetto possono partecipare, infatti, anche aree che non hanno necessità di forestazione ma di manutenzione.
L’elenco delle adesioni a “Mosaico verde” è già nutrito: Parco nazionale di Portofino, Parco di Montemarcello Magra a Sarzana, Parco Nord Milano, il Parco fluviale del Po e dell’Orba, che gestisce le aree naturali protette tra Alessandria e Vercelli, il Parco regionale Campo dei fiori, in provincia di Varese. Tra i Comuni, ci sono quelli di Chieri (Torino), Fonte Nuova (Roma), Brescia, Aprilia (Latina) e Castelsaraceno (Potenza). AzzeroCO2, società di consulenza nata nel 2004 dalla volontà di Legambiente e Kyoto Club, ha un ruolo di coordinamento per mettere in comunicazione Comuni ed Enti parco con aziende che si propongono di attuare una strategia di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, investendo in opere di rimboschimento oppure finanziando il recupero di boschi abbandonati.
Uscendo fuori dai propri “confini”, l’azienda può dare un contributo concreto sul territorio che occupa, apportando un valore aggiunto in termini di sostenibilità, adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione dello sfruttamento delle fonti fossili in favore delle rinnovabili. Com’è accaduto, ad esempio, nel comune di Forni di Sopra, in provincia di Udine, dove grazie alla collaborazione con AzzeroCO2 è stata creata una cooperativa per la manutenzione del bosco e la produzione di biomassa destinata alla centrale presente sul territorio comunale.

Adesioni aperte
Aderire alla campagna “Mosaico verde”, attraverso il sito mosaicoverde.it/partecipa, è semplice. Qui sono disponibili due moduli da inviare online: uno per i Comuni e gli Enti parco, l’altro per le aziende. “Ogni azienda partecipante otterrà la licenza d’uso del marchio “Mosaico verde” per tre anni e potrà utilizzarlo all’interno del piano di comunicazione aziendale”, si legge sul sito del progetto.
È previsto, infatti, un piano di comunicazione strutturato e condiviso con enti pubblici e imprese, con la divulgazione di informazioni on line, convegni, pubblicazioni dedicate a fine progetto e articoli sulla stampa specializzata. Le aree interessate, invece, possono essere extraurbane, urbane o aree a rischio dissesto idrogeologico che necessitino di attività di consolidamento, con la messa a dimora di piante o attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza. Ogni progetto ha la sua identità pur rispondendo a criteri omogenei, tra cui l’obiettivo della durata di tre anni, compensando l’eventuale assenza di piani organici o il loro mancato aggiornamento in vista dei cambiamenti climatici e dei cambiamenti del suolo. Questa lunga durata comporta che “Mosaico verde” abbia un ruolo di piattaforma per far incontrare i diversi soggetti, e non si sostituisca ai progetti di forestazione che le aziende vogliono fare, compatibili anche se l’azienda non lavora con AzzeroCO2.
La campagna prevede momenti di coinvolgimento per i dipendenti aziendali, come i green days, gli eventi di piantumazione e gli appuntamenti di inaugurazione dei progetti. Una trasformazione che riguarda sia l’immagine del territorio sia quella delle imprese. «Vogliamo mettere in evidenza gli sforzi di tutte le persone: crediamo che continuare a far vedere le best practices che provengono dai territori o dalle aziende sia il modo migliore per convincerne altre», conferma Vezzil.

Obiettivo resilienza
I materiali informativi sono già disponibili on line. Aderire a “Mosaico verde” apre l’orizzonte a un modo di concepire il territorio fondandosi su un obiettivo condiviso di resilienza, valorizzazione e tutela della biodiversità, garantito con l’impiego esclusivo di specie autoctone e, dove possibile, specie pioniere. Importanti per il loro patrimonio genetico, queste piante consentono di rigenerare terreni degradati e favorire la colonizzazione di altre specie, fondamentali per la creazione di corridoi ecologici e per l’insediamento dell’avifauna.
Per ogni intervento vengono impiegate mediamente circa dieci specie arboree e 15-20 specie arbustive differenti. Tutto, come già detto, nell’arco di tre anni, ovvero il tempo che garantisce l’attecchimento delle piante attraverso le cure necessarie per farle crescere. Esattamente come bambini che siano in grado di stare sulle proprie gambe, secondo la metafora usata da Alessandro Vezzil per visualizzare l’azione di AzzeroCO2. Bambini che crescono e fanno crescere ciò che li circonda: una comunità sempre più coesa al suo interno e integrata con un territorio che si rigenera.l

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