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Biodiversità, il ruolo dimenticato delle falene impollinatrici

Dal mensile di luglio-agosto – Le vediamo soprattutto nelle sere d’estate, immobili, in genere vicino alle luci, su muri, porte o lampioni. All’improvviso volano via, emettendo suoni striduli. Il loro colore poi è spento e il più delle volte non colpisce la nostra attenzione. Così, fino a quando non le incontriamo di nuovo, di loro abbiamo solo un ricordo sbiadito. Sono le falene, le cugine meno celebri delle farfalle, che silenziosamente stanno scomparendo a ritmi sempre più preoccupanti. Anche se non hanno molti sostenitori, il declino delle falene è ormai un fatto noto, più volte discusso in letteratura e portato alla cronaca da una pubblicazione del 2012 incentrata sulla perdita di specie in Gran Bretagna. La questione, mai conclusa, si è riaperta recentemente grazie a uno studio condotto da Richard Walton dell’University College di Londra, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Biology Letters. La ricerca ha rivelato che le falene sono importanti trasportatori di polline nei terreni agricoli e che potrebbero avere un ruolo fondamentale nel favorire i raccolti. Secondo i dati, infatti, le loro reti di trasporto del polline sarebbero addirittura più grandi e complesse di quelle degli impollinatori diurni.

Insetti di serie B
Il drammatico declino degli insetti ha creato negli ultimi anni un grande interesse scientifico sul loro ruolo ecologico, ma la letteratura esistente si è concentrata quasi completamente sui gruppi di impollinatori diurni, in particolare sulle api e sui bombi (Imenotteri), sulle mosche (Ditteri) o sulle farfalle, che raccolgono in maniera regolare grandi quantità di polline. «Ma anche le falene – commenta Richard Walton – hanno un ruolo importante, a lungo trascurato». Entrambi questi ultimi gruppi appartengono all’ordine dei lepidotteri e si distinguono soprattutto per l’ecologia e la posizione delle ali durante le fasi di riposo dal volo. Le farfalle, infatti, sono quasi tutte diurne (attive di giorno), mentre le falene hanno generalmente un comportamento più notturno o crepuscolare. Inoltre, quando si fermano, le farfalle chiudono le ali stese verticalmente sopra al corpo. Le falene, invece, le tengono stese ai lati oppure le chiudono a tetto. Mentre le farfalle hanno colori accesi e sgargianti, il corpo delle falene è caratterizzato da una folta peluria e le antenne possono essere grandi, a volte piumate o a forma di pettine, utili a captare i movimenti dell’aria o anche gli odori presenti nell’ambiente.

Ascolta “La falena vien di notte” su Spreaker.

 

La carica dei 103
La ricerca di Walton e colleghi è stata condotta ai margini di nove stagni, in campi agricoli dell’Inghilterra orientale, scelti perché hanno una vegetazione locale molto varia e complessa grazie al gradiente di umidità tra campo e stagno. In ognuno di questi stagni sono stati registrati regolarmente gli accessi di impollinatori diurni e notturni tramite trappole e fotografie ad alta risoluzione, con successiva analisi ed estrazione del polline dal corpo degli animali. Il polline è stato poi conservato in glicerolo per avere una collezione di riferimento. I risultati hanno indicato che la rete di trasporto pollinico notturno conteneva 103 specie di falene, dominate dalle famiglie Noctuidae, Erebidae e Geometridae, che portavano il polline soprattutto nella parte ventrale del tronco. Il polline trasportato derivava da specie di piante impollinate anche da insetti diurni più comuni, come api, sirfidi o farfalle, ma anche da sette specie di piante esclusive su cui non sono state osservate visite di altri impollinatori. Fra queste, erano molto frequenti due trifogli (Trifolium repens e Trifolium dubium) e il rovo comune (Rubus fruticosus). Delle 838 falene, 381 hanno trasportato in totale il polline di 47 specie di piante diverse. In confronto, 632 impollinatori diurni hanno visitato 45 specie di piante e 1.548 api sociali appena 46.

Considerando l’abbondanza e la tipologia di specie vegetali visitate, la rete notturna ha mostrato quindi una densità di collegamento e di interazione più elevata rispetto alle reti diurne, con un livello di specializzazione addirittura maggiore di alcune specie di api sociali. «Le falene – riprende Walton – completano il lavoro degli impollinatori diurni, contribuendo a mantenere le popolazioni di piante diverse e abbondanti. Forniscono supporto naturale alla biodiversità e senza di loro molte altre specie, come uccelli e pipistrelli che di loro si nutrono, sarebbero a rischio». Precedenti studi sul trasporto del polline fra le falene si erano concentrati sull’apparato boccale, sottovalutando la loro capacità di impollinazione. La loro particolarità, però, è quella di sedersi sul fiore mentre si nutrono. In questo modo, involontariamente, i peli del corpo entrano in contatto con i granuli di polline, facilitandone la dispersione.

Ali strappate all’agricoltura
In tutto il mondo le falene stanno subendo un forte calo, soprattutto a causa del cambiamento climatico e del degrado degli habitat provocato dall’intensificazione agricola e dalla semplificazione strutturale delle campagne. I calabroni e le api da miele sono noti per essere super impollinatori, che mirano alle fonti più prolifiche di nettare e polline. Le falene, invece, possono apparire come impollinatori meno efficaci, ma la loro elevata diversità e abbondanza potrà ancora riservarci tante sorprese. «Abbiamo fatto luce – conclude Richard Walton – su un mondo poco conosciuto di interazioni notturne tra piante e falene, vitali non solo per l’aspetto e l’odore delle nostre preziose campagne, ma anche per le specie agricole che coltiviamo. Dovremo includerle nelle future strategie di gestione e conservazione dell’agricoltura». Da adesso, si spera, le falene non passeranno più così inosservate.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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