Le cause della perdita di biodiversità

Eccessivo consumo di terra e acqua, inquinamento, sovra-sfruttamento, cambiamenti climatici, crescita della popolazione e urbanizzazione. Il rapporto della Fao spiega perché piante, pesci e mammiferi sono in costante diminuizione

L'immagine di un campo coltivato

Dal primo rapporto sulla stato delle biodiversità nel mondo pubblicato dalla Fao emerge una costanta dimunizione delle circa 4mila specie di cibo selvatico presenti sul pianeta, principalmente piante, pesci e mammiferi. Ma la proporzione di alimenti selvatici in declino è probabilmente ancora più grande perché lo stato di oltre la metà delle specie alimentari selvagge è ancora sconosciuto.

Il maggior numero di specie di cibo selvatico in declino compare in Paesi dell’America latina e dei Caraibi, seguiti da quelli dell’Asia-Pacifico e dell’Africa. Questo potrebbe essere, tuttavia, il risultato del fatto che le specie alimentari selvatiche sono più studiate e riportate in questi Paesi che in altri. Sono anche gravemente minacciate molte specie associate alla biodiversità. Tra queste vi sono uccelli, pipistrelli e insetti che aiutano a controllare i parassiti e le malattie, la biodiversità del suolo e gli impollinatori selvatici – come api, farfalle, oltre ai pipistrelli e agli uccelli. Foreste, pascoli, mangrovie, praterie di alghe, barriere coralline e zone umide in generale, gli eco-sistemi chiave che forniscono numerosi servizi essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura e ospitano innumerevoli specie, sono anch’essi in rapido declino.

Cambiamenti nell’uso e nella gestione della terra e dell’acqua, seguiti da inquinamento, sovra-sfruttamento, cambiamenti climatici, crescita della popolazione e urbanizzazione sono i fattori chiavi della perdita di biodiversità. Nel caso della biodiversità associata, mentre tutte le regioni segnalano l’alterazione e la perdita dell’habitat tra le principali minacce, altri fattori chiave variano da una regione all’altra. Questi sono il sovra-sfruttamento, la caccia e il bracconaggio in Africa; deforestazione, cambiamenti nell’uso del suolo e intensificazione dell’agricoltura in Europa e Asia centrale; sovra-sfruttamento, parassiti, malattie e specie invasive in America Latina e nei Caraibi; sovra-sfruttamento nel Vicino Oriente e Nord-Africa e la deforestazione in Asia. Il rapporto evidenzia un crescente interesse per pratiche e approcci compatibili con la biodiversità.

Per quanto riguarda i tentativi di frenare questo calo generale, l’80% dei 91 Paesi dichiara di utilizzare una o più pratiche e approcci rispettosi della biodiversità come l’agricoltura biologica, la gestione integrata dei parassiti, l’agricoltura conservativa, una gestione sostenibile del suolo, l’agro-ecologia, una gestione forestale sostenibile, l’agro-forestazione, pratiche di diversificazione in acquacoltura, un approccio eco-sistemico alla pesca e al ripristino dell’ecosistema.

Gli sforzi di conservazione, sia sul posto (ad esempio aree protette, gestione delle fattorie) che fuori sede (ad esempio banche di geni, zoo, collezioni di colture, giardini botanici) stanno dunque aumentando a livello globale, sebbene i livelli di copertura e protezione siano spesso inadeguati. Mentre l’aumento delle pratiche favorevoli alla biodiversità è incoraggiante, secondo la Fao occorre fare di più per fermare la perdita di biodiversità alimentare e agricola. La maggior parte dei Paesi ha adottato quadri normativi a livello legale, politico e istituzionale per l’uso sostenibile e la conservazione della biodiversità, ma spesso sono risultati inadeguati o insufficienti.

In conclusione, il rapporto della Fao invita i governi e la comunità internazionale a fare di più per rafforzare la legislazione, creare incentivi e misure di condivisione dei benefici, promuovere iniziative a favore della biodiversità e affrontare le cause principali della sua perdita. Occorre inoltre intensificare gli sforzi per migliorare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità, poiché permangono molte lacune in termini di informazioni, in particolare per le specie ad essa associate. Molte di queste specie non sono mai state identificate e descritte, in particolare gli invertebrati e i microrganismi. Oltre il 99% dei batteri e delle specie protiste – e il loro impatto su cibo e agricoltura – rimane sconosciuto.