Cosa possiamo fare per salvare la biodiversità del pianeta

L’ultimo rapporto della Fao parla chiaro: a rischio razze di bestiame locali, stock ittici e cibo selvatico. Occorre lavorare sulle cause che stanno minacciando la ricchezza e la varietà di specie alimentari e agricole

Un'immagine del Parco Della Biodiversita Bibione

La biodiversità alimentare e agricola, base della nostra stessa sussistenza, sta scomparendo. È questo l’allarmante messaggio della Fao, contenuto nel recente rapporto sullo ‘Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura’ che contiene i dati registrati nelle ultime due decadi in 91 Paesi del pianeta. 

Il rapporto ha analizzato le informazioni relative a tutte quelle piante e animali – selvatici e domestici – che forniscono cibo, mangimi, carburante e fibre, ma anche a ciò che viene comunemente definito come “biodiversità associata”, ovvero quegli elementi che sostengono la produzione di cibo attraverso i servizi ecosistemici. Tra questi, pipistrelli e insetti, che aiutano a controllare parassiti e malattie, api e farfalle, che svolgono il ruolo di impollinatori selvatici, e foreste e zone umide, che pur fornendo numerosi servizi essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura e ospitando innumerevoli specie, sono ecosistemi chiave in rapido declino.

I dati della Fao parlano chiaro: il 26% delle razze di bestiame locali (a livello di Paese) segnalate è a rischio d’estinzione. Quasi un terzo degli stock ittici è sovrasfruttato, e più della metà ha raggiunto il limite sostenibile. Il 24% di quasi 4.000 specie di cibo selvatico – principalmente piante, pesci e mammiferi – sta diminuendo. Nel Mediterraneo, in particolare, secondo la Commissione europea, dei 47 stock valutati solo il 13% è pescato entro livelli di sostenibilità.

Ma quali sono le principali cause di perdita di biodiversità e – soprattutto – cosa fare per porvi rimedio? Pur variando da un Paese all’altro, i fattori chiave che stanno minacciando la ricchezza e la varietà di specie alimentari e agricole sono principalmente i cambiamenti nell’uso del suolo, la distruzione degli habitat, l’inquinamento, i cambiamenti climatici, il sovra sfruttamento delle risorse e la crescente urbanizzazione. Senza contare l’invasione di specie aliene o le pratiche illegali, come il bracconaggio, che mettono a rischio la “biodiversità associata”: ad esempio il Chalara fraxinea, un fungo patogeno invasivo proveniente dal Giappone, è un agente di deperimento del frassino.

La buona notizia è che vi è un crescente interesse per le pratiche e gli approcci compatibili con la biodiversità e sempre di più le agende politiche internazionali riconoscono e valorizzano il ruolo della biodiversità alimentare e agricola. Gestione forestale sostenibile, agroecologia, ripristino degli stock ittici, rientrano tra gli sforzi di conservazione che stanno aumentando a livello globale.

Ma – ammonisce la Fao – gli sforzi compiuti sino ad ora non sono sufficienti. Occorre quindi intensificarli per migliorare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità: basti pensare che oltre il 99% dei batteri e delle specie protiste (organismi eucarioti unicellulari) rimangono sconosciuti.

Governi e comunità internazionale devono aumentare l’impegno per affrontare le cause di perdita di biodiversità, fare di più per la conservazione, creare incentivi e armonizzare la legislazione, favorendo soprattutto la collaborazione con produttori, settore privato, rappresentanti della società civile e consumatori. Da non dimenticare, infatti, il ruolo che quest’ultimi hanno nelle scelte quotidiane, che possono orientare il mercato e pesare sui metodi produttivi. Optare per i prodotti derivanti da una gestione sostenibile, acquistare dai mercati degli agricoltori, scegliere le specie ittiche meno conosciute e sfruttate sono tutte scelte consapevoli che possono avere un peso nel ridurre le pressioni sulla biodiversità alimentare e agricola.