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Biodiversità, entro il 2030 tutelare il 30% del territorio italiano

Riserva naturale dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore

Nel dossier “Biodiversità a rischio”, presentato oggi da Legambiente in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità, l’associazione apre un focus sulle criticità che riguardano l’Italia e tutta l’area del Mediterraneo. Per Legambiente il nostro Paese, in forte ritardo nel raggiungere gli obiettivi sulla conservazione della Natura, può e deve dare un importante contributo nella tutela della biodiversità rafforzando in primis la sua legislazione sulla tutela ambientale (in particolare le Direttive Habitat e Uccelli), dando piena attuazione a Natura 2000 – la più grande rete mondiale di zone protette – e prevedendo il coinvolgimento attivo delle parti interessate, dei settori politici chiave e della società civile.

Mediterraneo osservato speciale

Pur rappresentando lo 0,82% delle superfici marine e lo 0,32% del volume di tutti i mari del globo, il Mar Mediterraneo ospita oltre 12.000 specie marine, tra il 4 e il 18% di tutte le specie marine viventi del Pianeta, moltissime delle quali endemiche. In ambito marino, le principali minacce sono rappresentate dall’eccessivo prelievo di pesca o sotto forma di by-catch (catture accessorie o accidentali durante pratiche di pesca indirizzate ad altre specie), dallo sviluppo urbano costiero, dall’inquinamento delle acque e dalle modificazioni dell’habitat indotte dalle attività umane. Per diverse specie minacciate, come la cernia e lo sgombro, o a rischio come il nasello, è da tenere presente il loro interesse commerciale, che le rende ancora più soggette a pressione e a un potenziale futuro declino. 

Squali e delfini

A fronte di una popolazione di Tursiopi di circa 10 mila individui in un’area che va dal Mar Ligure al Tirreno, dal Canale di Sicilia all’Adriatico, ogni anno sono circa 180 i delfini trovati morti lungo le coste italiane, vittime soprattutto di catture accidentali nelle attività di pesca a strascico o di piccola pesca. Secondo la Lista Rossa del Mediterraneo, almeno il 53% di squali, razze e chimere originarie del Mare Nostrum è invece a rischio estinzione, tra loro palombo e spinarolo.Anche in questo caso tra gli impatti antropici diretti a cui sono maggiormente esposti i pesci cartilaginei ci sono le catture accidentali (o by-catch). Si stima che durante le abituali attività di pesca più dell’88% dei pescatori abbia catturato degli squali, rimasti in vita nel 75% dei casi.

Flora e fauna

Un quadro preoccupante che si aggiunge a quello tracciato dalle Liste Rosse italiane sullo stato di conservazione di flora e fauna della Penisola. Sul fronte fauna, delle 672 specie di animali vertebrati italiani nelle Liste coordinate dal Comitato Italiano dell’IUCN, sei si sono estinte in tempi recenti: lo storione, lo storione ladano, il gobbo rugginoso, la gru, la quaglia tridattila, il rinofolo di Blasius.  Sono invece 161 le specie minacciate da estinzione, fra cui lo squalo volpe, l’anguilla, la trota mediterranea, il grifone, l’aquila di Bonelli, l’orso bruno. In pericolo 49 specie tra cui il delfino comune, il capodoglio, la tartaruga Caretta caretta e la gallina prataiola. Anche la flora italiana non è in buona salute:su 386 specie valutate, il 65% di quelle vascolari è infatti da considerarsi minacciato, così come il 55% delle specie non vascolari.

“Abbiamo alle spalle il mancato raggiungimento di gran parte degli obiettivi prefissati per il decennio trascorso – spiega Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente – e non sarà la mancanza di certezze con cui inizia il prossimo a dover condizionare scelte che sappiamo essere complicate anche dalla crisi pandemica del COVID-19. L’Italia deve intraprendere con determinazione le azioni necessarie per contribuire a frenare la perdita di biodiversità. Sebbene il nostro Paese abbia creato un sistema di aree con un regime di tutela che interessa il 19,1% della superficie marina nazionale, per una più incisiva tutela della biodiversità è molto importante realizzare aree in cui non siano permesse attività antropiche, limitare il prelievo della fauna ittica attraverso le cosiddette NO-Take Areas (che raggiungono appena lo 0,1% del Mediterraneo) e creare santuari per la biodiversità forestale. Ma per rendere più forti i nostri ecosistemi serve incrementare la percentuale di aree naturali protette, marine e terrestri, e porsi l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di tutelare efficacemente il 30% del territorio nazionale. Per questo occorrere rimuovere gli ostacoli che frenano ancora la nascita dei Parchi nazionali e le Aree marine da istituire e da tempo bloccate. Servono una strategia nazionale che contribuisca a ridurre l’impatto climatico sulla biodiversità, una governance efficace e coerente per la gestione dei siti, un incremento e un migliore impiego delle risorse messe in campo da Governo e Regioni. Non dimentichiamo – conclude – che le aree protette possono dare un notevole contributo all’uscita dell’Italia dalla crisi, valorizzando il ruolo della Natura, sia in termini di servizi ecosistemici sia in termini di cultura e immaginario collettivo”.  

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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