Il ‘bio’ alla pompa costa di più, ma non inquina di meno

Non tutti sanno che i carburanti con olio di palma possono inquinare addirittura di più rispetto a quelli tradizionali. Ecco come orientarsi tra prezzi consigliati e offerte che di green hanno daverro poco ICONA recensioni Biocarburanti, la risposta di Eni a Legambiente non convince

L'immagine di una pompa di benzina che eroga biodiesel

Chi vuole il bio nella spesa è abituato a spendere un po’ di più, ma sa anche che avrà in cambio più qualità e un minor impatto ambientale. Ebbene, oggi in Italia nelle stazioni di servizio dove si fa il pieno di biocarburante il bio costa di più ma inquina allo stesso modo o persino di più rispetto ai carburanti tradizionali. Nel caso del gasolio con olio di palma si inquina certamente di più, a causa della distruzione delle foreste umide per coltivare le palme da olio. Come comportarsi, invece, se si deve fare il pieno di diesel? Come fa un utente a essere sicuro di non usare inavvertitamente olio di palma? Difficile saperlo, ma non impossibile. Vi spieghiamo come.

Non esiste nessun obbligo di dichiarare l’origine del biodiesel. Anche per questa ragione Legambiente è impegnata nella petizione europea contro la presenza di olio di palma nel biodiesel per tanti motivi: perché fa più male che bene all’ambiente, perché si tratta di una ‘fonte rinnovabile dannosa’, perché questa presenza viene decisa all’insaputa dei consumatori. La campagna ha raccolto in pochi mesi 600mila firme su diverse piattaforme in tutta Europa (in Italia si può firmare sia qui https://www.change.org/p/commissione-europea-basta-all-olio-di-palma-nel-motore che qui https://actions.sumofus.org/a/di-alla-commissione-europea-basta-all-olio-di-palma-nel-motore).

Mancano poche settimane perché la Commissione europea decida finalmente di fissare tempi e modalità per mettere fine ai sussidi di Stato all’olio di palma nei nostri motori. In teoria linea l’atto normativo dovrebbe essere presentato entro il 1 febbraio. Quindi, la prima cosa da fare è firmare la petizione.

Secondo suggerimento: occhio alla nuova ‘etichetta’ dei carburanti, che deve essere obbligatoriamente presente e ben visibile vicino all’impugnatura della ‘pistola’ che eroga il carburante sia per la benzina verde E5 che per il gasolio B7 e B15. Cosa significano queste lettere e questi numeri? La lettera si riferisce al tipo di combustibile (o fonte energetica) utilizzato: oltre a benzina e gasolio, Lpg sta per Gpl, Cng sta per metano o gas naturale compresso, e così via. Il numero al fianco della lettera indica la percentuale massima di ‘biocarburante’, vale a dire di combustibile di origine rinnovabile. E qui cominciano i guai per due differenti ragioni.

La norma comunitaria si preoccupa soprattutto di ‘tutelare’ i motori dal biocarburante: così, per la benzina E5, l’etanolo naturale – che è più puro e ‘pulito’ della benzina di origine petrolifera – può essere da zero al 5%. Quasi tutti i distributori che presentano l’etichetta E5 non contengono etanolo: Legambiente ne è sicura perché in Italia il bioetanolo che viene usato come carburante è stato nel 2017 (ultimo dato ufficiale del Gse, Gestore dei servizi energetici) di appena 20 tonnellate su 7,5 milioni di tonnellate di benzina, quindi mediamente lo 0,0003%. I petrolieri e gran parte delle case automobilistiche non sono interessate alla benzina, con l’eccezione della Toyota che ha investito sull’ibrido, e il governo tassa ben di più la benzina del gasolio. Quindi chi ha auto a benzina, si rassegni: in futuro andrà solo il fossile, niente rinnovabile.

Per il gasolio la frazione bio invece c’è, ma non fa bene. Questa frazione è ammontata mediamente a un milione e 164mila tonnellate nel 2017 (dati Gse) su un consumo di 22,1 milioni di tonnellate, quindi mediamente il 5%. Quindi, quando sull’etichetta affissa sulla pistola che eroga il carburante si legge B7, è probabile che almeno il 3-5% del pieno che sia bio. È molto probabile però che gran parte del bio sia olio di palma, importato soprattutto dall’Indonesia, dunque d piantagioni frutto della distruzione di foreste umide tropicali. Pertanto, le emissioni indirette di quella componente bio vanno considerate triple rispetto al gasolio fossile.

E per quanto riguarda il più ‘pulito’ gasolio speciale ENIdiesel+ (ma altre case petrolifere ne hanno di analoghi) classificato ‘B15’? Nel biodiesel ENI c’è una parte di biocarburante composto di olii vegetali usati di riciclo (ad esempio olii di frittura). Bene, peccato però che si è trattato nel 2018 di circa 40mila tonnellate a fronte di oltre 200mila di olio di palma. Quell’aggiunta non è sufficiente per rendere davvero migliore il carburante dal punto di vista ambientale e, quindi, non giustifica proprio il prezzo più alto. Circa il 10% in più è prezzo consigliato alla pompa, come dichiara ENI nel suo sito web. Un suggerimento: evitatelo.