Berta Càceres vive!

Durante il Teatro dell’Oppresso Milano Festival 2019 che si è chiuso domenica 16 giugno, in scena anche la storia dell'ambientalista honduregna uccisa. Per non dimenticare

Berta Caceres
Foto di Chiara Asoli

Cartelli tra le bancarelle del mercato. “Berta vive!” è la scritta rossa, segnata su un cartone mal tagliato, che cammina tra cassette di frutta in un mercato comunale alla periferia sud di Milano. “Chi è questa Berta?”, si chiede una donna venuta nel piazzale Ferrara, in zona Corvetto, a fare la spesa. Sicuramente non sapeva, quella donna, di essersi ritrovata nel bel mezzo di uno dei venti spettacoli e performance del  Teatro dell’Oppresso Milano Festival 2019, kermesse di teatro non convenzionale che dal 12 al 16 giugno per il secondo anno ha animato il sud Milano con oltre 20 appuntamenti – completamente gratuiti – fra performance, laboratori e forum.

Tanti i temi, tra omofobia, rapporti di vicinato, femminismo e lotta. Venerdì 14, tra le bancarelle del mercato Ferrara, spazio anche all’ecologia grazie alla voce e agli sguardi del Teatro della Zucca, compagnia milanese capace di dare spazio a una pièce sull’attivista ambientale honduregna Berta Cáceres. “Berta era una leader del popolo Lenca, assassinata in Honduras nel 2016 in modo ancora poco chiaro – racconta Elisabetta Bonizzi della compagnia di teatranti ed educatori – Berta era una donna che ha messo in pericolo la sua vita per le sue battaglie ambientali”.

Ma perché raccontare la storia di una ambientalista sudamericana a più di 9mila chilometri di distanza, tra i mercati di un quartiere alla periferia di Milano? “Per ricordarci che non dobbiamo mai smettere di informarci, indignarci, cercare di vedere oltre l’apparenza delle cose. Quando ci sono decisioni imposte dall’alto, noi cittadini dobbiamo avere il coraggio di dire: noi non ci stiamo”. Perché Berta Cáceres, di no, ne aveva detti molti tanto che il suo nome, in Honduras, è ormai sinonimo di battaglia: contro la deforestazione illegale, la proprietà terriera e la presenza di basi statunitensi sulla terra dei Lenca, battaglie per il femminismo, i diritti LGBT e indigeni. 

L’ultima, in ordine di tempo, l’opposizione alla costruzione della diga di Agua Zarca, sul Rìo Gualcarque. “Questa diga era l’ennesimo di una serie di projectos verdes che sostenevano il miglioramento delle condizioni di vita dell’Honduras, ma che in realtà andavano a prelevare un alto numero di risorse dai territori delle popolazioni indigene per poter produrre e vendere energia a tutto il Nord-America – continua il Teatro della Zucca –  incrementando i guadagni di società a capitale straniero che non avrebbero reinvestito un centesimo nel miglioramento delle condizioni di vita in Honduras o nella salvaguardia dei territori interessati dalle loro gigantesche dighe”. Una opposizione che, con ogni probabilità, è costata la vita all’attivista sudamericana.

Gli spettacoli si susseguono nelle case popolari, nelle case di accoglienza e negli Arci di Corvetto, per un Festival che ha visto un quartiere tristemente noto per spaccio e desolazione animarsi e vivere una cinque giorni di profonda attività e coraggio. “Berta Cáceres era una donna straordinaria, ovvero fuori dall’ordinario. Ma non è l’unica”, racconta la giovane teatrante di Milano. “Quante donne forti, belle, intelligenti, convinte e battagliere scendono in campo ogni giorno a Milano e dintorni per migliorare la qualità delle scuole, dei quartieri in cui viviamo, dei piccoli ma preziosi spazi verdi delle nostre città? Berta vive in ognuna di quelle donne, in tutti coloro che non si arrendono alla vita così com’è, ma cercano di lottare per un mondo migliore”. E a giudicare dalle centinaia di persone che hanno partecipato al TdO 2019, la speranza è che in molto non si arrendano neppure nelle periferie di Milano.

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